Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Carissimi
Il 10 dicembre scorso ha segnato il 71° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel cui testo confluirono diverse tradizioni religiose e culturali unite però dall’ideale della centralità dell’essere umano nella società, nelle istituzioni, nelle leggi. Non a caso essa, definita «il più grande atto di discernimento della storia», ha inaugurato la moderna dottrina dei diritti dell’uomo all’indomani della profonda triplice crisi – antropologica, della medicina e del diritto – che ha devastato l’Europa e il mondo. La risposta a quella drammatica esperienza di morte e dolore è stata il riconoscimento della inerente e uguale dignità di ogni essere appartenente alla famiglia umana (dal preambolo della Dichiarazione). La Dichiarazione universale è veramente una pietra miliare nella riflessione sui diritti umani, perché ha impresso una potente svolta rispetto alle carte precedenti (dalla Magna Charta Libertatum del 1215 alla Dichiarazione sui diritti dell’uomo e del cittadino del 1789) e si pone come riferimento le moderne Costituzioni (specialmente quelle post-belliche) e numerosi Trattati, Patti e Convenzioni. Perciò, essa viene giustamente celebrata ogni anno in quasi tutto il mondo e in suo nome vengono conferiti premi a persone o organizzazioni che si sono distinte nella difesa/promozione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Si pensi, per esempio, al “Premio Sacharov”, assegnato dal Parlamento europeo e al “Premio diritti umani” assegnato dal Council of Bars and Law Societies of Europe (CCBE). Quest’anno il “Premio Sacharov” (dal nome fisico sovietico, famoso per il contributo alla messa a punto della bomba all’idrogeno e per la sua attività in favore dei diritti civili che gli valse il premio Nobel per la pace ) è andato al professore di economia Ilham Tohti difensore e sostenitore dei diritti della minoranza uigura in Cina; mentre il “Premio diritti umani” 2019 è stato attribuito a quattro avvocati iraniani attualmente detenuti: Nasrin Sotoudeh, Abdolfattah Soltani, Mohammad Najafi e Amirsalar Davoudi. I temi in questione: difesa delle donne e dei bambini vittime di violenze domestiche, di molti attivisti e giornalisti iraniani, di giovani condannati a morte per aver commesso fatti quando ancora erano minorenni, dei prigionieri politici, tutela di donne vittime di attacchi con l’acido, delle minoranze religiose o etniche.
Eppure, c’è qualcosa che stride e che urla. Come non avvertire un senso di ribellione di fronte al silenzio in tutti questi contesti celebrativi istituzionali, più o meno solenni, di fronte all’olocausto mondiale di milioni e milioni di esseri umani di cui viene calpestato il fondamentale diritto alla vita? Mai, mai, mai, viene ricordato il più fondamentale dei diritti nei confronti di chi dell’umano porta l’essenza (la “nuda umanità”), ma non per questo è “meno uomo” o “non persona” (non sono l’apparire, l’avere, il fare che definiscono la nostra umanità!). A chi va il pensiero? Va a quella moltitudine di poveri e inermi che non hanno ancora varcato la soglia della nascita. E non solo non viene ricordato il loro diritto alla nascita, ma addirittura si rifiuta di riconoscere la loro dignità di esseri umani e si pretende di affermare, anche con la propaganda di potenti lobby internazionali, il “diritto di aborto” come un “diritto” fondamentale della donna! Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Ancor più è inaccettabile l’assuefazione di fronte all’attuale pretesa di una parte del femminismo – propagandata anche da potenti lobby internazionali – di considerare l’aborto come “diritto umano fondamentale”, come se il giusto moto di liberazione della donna da una minorità sociale e familiare trovasse la sua conclusione e raggiungesse il suo vertice con la facoltà di sopprimere i propri figli. L’aborto non è un diritto e non c’è battaglia per i diritti umani che non parta dal diritto alla vita dal concepimento.
Senza questo punto fermo tutta la teoria dei diritti umani collassa. Lo scorso anno insieme a 59 associazioni abbiamo sottoscritto il “Manifesto per il diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, pubblicato il 9 dicembre su Avvenire. Nel testo si ritenne giustamente doveroso concentrare la riflessione su due punti: l’identità umana del concepito – componente della famiglia umana – e la maternità quale segno dell’amore per la vita, particolarmente espresso dalla gravidanza. Dobbiamo continuare su questa strada, senza posa e senza timore. In questa prospettiva la campagna “Cuore a cuore” è di grande importanza. Nonostante ogni apparenza contraria, siamo sulla strada vincente; lunga, faticosa, ardua, ma vincente. Ma per percorrere questa strada abbiamo bisogno di forza e di fiducia.
Il Natale è ogni volta una meravigliosa festa della vita a cui attingere, davanti all’Amore fatto uomo, la spinta per rinnovare le nostre energie insieme alla speranza, al coraggio, alla perseveranza. Nel Natale è scritta una delle pagine più intense del Vangelo della Vita; è il lieto annuncio che trova eco nel nostro cuore che corrisponde alle nostre attese, ai nostri desideri, ai nostri aneliti più profondi. Siamo fatti, “ideati” per la Vita. La morte, il dolore, la malattia, la sofferenza, non rientrano nel piano originario, nel progetto di Chi ci ha creati. Ma l’Amore Infinito che ci ha salvato, ci ha anche redento abitando i luoghi del limite e del dolore, aprendo varchi di speranza, trasformando le “ferite” in “feritoie” che lasciano passare la luce, promettendo una Vita piena, di gioia senza fine. È il “Dio-con-noi”, l’“Emmanuele”. È in virtù di questo annunzio che possiamo ripetere ancora una volta con papa Francesco, di fronte alle difficoltà che incontriamo, «Noi però non ci rassegniamo mai, ma continuiamo a operare, conoscendo i nostri limiti ma anche la potenza di Dio, che guarda ogni giorno con rinnovato stupore a noi suoi figli e agli sforzi che compiamo per lasciare che il bene germogli» (dal discorso al Movimento per la Vita, 2 febbraio 2019).
Nel riconoscimento della dignità “inerente” e “uguale” di cui sono impregnate le carte dei diritti umani, c’è una eco del mistero di grandezza di ciascun essere umano è portatore e che nel Natale viene gioiosamente svelato.
Auguri a tutti!