Una grande preghiera per la Vita a cura di Carlo Casini

Giuseppe Anzani e Francesco Ognibene hanno già mirabilmente incorniciato, nella rispettiva prefazione e postfazione – il recente libro di Carlo Casini “La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana”, presentato al Convegno di Montesilvano in cui, in un clima festosamente impegnato, ci siamo ritrovati in tanti, ciascuno portando la sua esperienza e le sue aspettative, riguardo ai movimenti locali, ai CAV, alle Case di Accoglienza, al Progetto Gemma, a SOS Vita. Per questo, abbiamo pensato di “lanciare” il libro su queste pagine, non con una recensione, ma con un testo di Carlo, che ben si allinea con quelli editi e inediti pubblicati nella “dimensione contemplativa”. È un testo del 2012, comparso nella rivista “Gesù confido in Te” di maggio- giugno 2012, a.5, n.26 (pp.36-38). Pensando all’enorme lavoro per la vita, che ci interpella ogni giorno, alle iniziative fatte e a quelle da fare, al nostro “Movimento in movimento”, come si concilia la dimensione contemplativa con un impegno costante e intenso, proteso alla realizzazione sempre più piena del bene comune? La risposta si trova tra le righe delle pagine del libro: la prospettiva, in cui viene collocata la difesa della vita umana – quella contemplativa, appunto – è forse davvero l’unica capace di dare slancio, forza, energia, tenacia, fiducia, speranza ad un impegno talvolta faticoso, arduo e difficile. Ancora una volta, spunti straordinari si trovano nell’Evangelium Vitae, ricordata nello scritto che segue e, sempre attualissima, a quasi 25 anni dalla sua pubblicazione.

Al termine dell’”Enciclica Evangelium Vitae” – che può e deve essere considerata il manuale più profondo, completo e organico dei difensori della vita – Giovanni Paolo II, dopo aver esaminato, a ogni livello, tutti gli argomenti a favore della vita umana e, dopo aver dato i suggerimenti operativi a ogni categoria di associazioni, gruppi e persone, indica ciò che è più importante: «È urgente una grande preghiera per la vita […] ritroviamo dunque il coraggio di pregare e di digiunare» (n.100).
La ragione della “grande preghiera” è manifestata da Karol Wojtyla con un’interpretazione impressionante del “segno grandioso” che San Giovanni propone al capitolo 12 dell’Apocalisse: la donna incinta, vestita di sole, che sta per partorire, di fronte alla quale “un enorme drago rosso” è pronto a divorare il figlio.
«La vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene ed il male» scrive Giovanni Paolo II (n.104). Tutti gli argomenti umani devono essere usati e tutte le azioni devono essere compiute per difenderla, ma dobbiamo renderci conto che il livello della lotta è più alto di quello umano e terrestre perché il confronto si svolge a livello metafisico, nel cuore stesso del mistero di Dio, dove Cristo si immedesima nell’uomo, sicché «il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo» (n.104). Egli ha detto: «Chi accoglie anche uno solo di questi bambini, in nome mio, accoglie me» (Mt: 18,5). «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt: 25,40).
È già in atto questa «grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero: con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale, da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente» (EV. n. 100)? Non mi pare che la risposta possa essere positiva. La “Giornata per la Vita” non è celebrata in ogni parrocchia, in ogni scuola cattolica, in ogni punto di riferimento cristiano e non è molto frequente il tema della vita nelle sante Messe, quando si leggono le intenzioni di preghiera.
Tuttavia, sarebbe ingiusto contrastare una crescente preghiera per la vita, anche se non può essere chiamata “grande”. Come spiegare questa situazione? Mi viene fatto di ripensare ai Rosari quotidiani, recitati a sera, nella mia famiglia, quando ero piccolo e c’era la guerra. Alla fine, veniva sempre recitata la preghiera per la pace, dettata da Pio XII. Ma è possibile un paragone tra la guerra e l’aborto, tra la pace e l’accoglienza di ogni vita, e dunque anche di quella appena introdottasi nell’esistenza? Nella guerra, padri, fratelli, figli e tutti i cittadini sono a rischio della vita e sono visibili, carichi di affetti e di memorie. Come si può fare un paragone con gli embrioni distrutti sì, certo, con impegno economico ed organizzativo degli Stati a milioni e milioni, ogni anno, nel mondo, ma che non si possono vedere nella fattezza del bambino già nato e dei quali ci si può rapidamente dimenticare?
Una grande, incessante, preghiera corale ha senso di fronte alle tragedie dei già nati (guerre, epidemie, cataclismi), ma non è eccessivo invocarla per la vita degli zigoti, degli embrioni e dei feti? In effetti, molti uomini di Chiesa sono imbarazzati perché pensano: l’aborto è un argomento “dividente”, che rischia di allontanare qualche fedele. La legge, che lo disciplina, è un tema politico e la Chiesa deve essere superiore alla politica. Così, spesso, all’invisibilità dell’uomo, che attraversa la fase più debole e povera del suo esistere, si aggiunge il rifiuto dello sguardo della mente e del cuore: non parliamo di lui! Al massimo, limitiamoci a dire che l’aborto è male e che la vita è un bene. Ma la vita di chi? Una vita impersonale, o la vita di uno di noi? Se lui è ignorato, anche la preghiera diventa meno urgente e non ha bisogno di una speciale grandezza, intensità e costanza, rispetto ad altre esigenze materiali e spirituali per cui è opportuno invocare l’intervento di Dio. Al limite, il rifiuto dell’aborto è soltanto un atto di obbedienza alla Chiesa, qualcosa di culto, come andare a messa la domenica. Più diffusamente, vi è la sensazione di qualcosa di connesso con una corretta visione della sessualità: l’aborto è percepito come qualcosa di più negativo, ma di prossimo alla contraccezione e, comunque, come qualcosa di meno, molto meno, di un omicidio.
Ma qualcosa si sta muovendo.
Finché la scienza moderna non ha scoperto i meccanismi del concepimento, finché la tecnica non ha costruito i meccanismi per vedere – letteralmente: vedere con gli occhi – il concepito, inizio della vita umana, restava avvolto nel mistero e solo l’intuizione cercava di penetrarlo. Ma, ora, la ragione dimostra che il parallelo con la guerra diviene inquietante. Tale progressiva consapevolezza turba sempre di più la coscienza di una modernità che ha fatto del principio di uguaglianza e dei diritti umani la sua parola d’ordine e, contemporaneamente, costruisce gradualmente – così spero – la “grande preghiera”. Per i credenti, il figlio appena concepito non è soltanto uno di noi, è anche una parola di amore di Dio. È Cristo stesso, ci dice Giovanni Paolo II, citando il Vangelo. Salvaguardare questa parola d’amore, diventa ancora più impellente, perché di fronte ad essa sta la potenza del “mostro”.
Chi si impegna per la vita, incontra spesso una forza nemica fascinatrice e attentatrice, che semina la menzogna nelle menti e la paura nei cuori. Talora, essa sembra invincibile. Soccorre anche qui la parola di Gesù «Senza di me non potete fare nulla; io ho vinto il mondo» (cfr. Gv:15,5; 16,33). Nel caso singolo, quando tutti gli aiuti sono rifiutati, sicché la donna è sul ciglio del burrone e resta solo la preghiera (ci sono dei monasteri dedicati a questo), ma anche nei territori pubblici dove si discute di legge, di cultura, di modelli educativi, la preghiera è l’arma decisiva.
La difesa della vita umana e la contemplazione della sua meraviglia è impresa civile e laica (che peraltro fa imboccare anche il sentiero che conduce a Dio, come sanno alcuni convertiti), ma c’è anche la potenza di Dio, che è in grado di travolgere il “mostro”. Perciò l’Evangelium Vitae, dopo tanto ragionare ed esortare, termina con l’invocazione della “grande preghiera per la vita” che garantisce la vittoria e dà serenità anche in mezzo alle difficoltà che sembrano insuperabili. In definitiva, la causa della vita è stata affidata alla “donna vestita di sole”, “madre dei viventi”, “aurora di un mondo nuovo”, come dice la preghiera finale dell’Evangelium Vitae, che dovremmo imparare a recitare tutti i giorni, come faceva mia madre con la preghiera per la pace dettata da Pio XII.

 

Una grande preghiera per la Vita (.pdf)