Disse no all’aborto. E se fosse per la preghiera? di Giuseppe Anzani

Era una donna giovane, sposata da poco, e aspettava un bambino. Suo marito ne era felice, lei no.
Lei pareva soffrire, a guardarla traspariva un’ombra di contrarietà e di angoscia, e quasi un doppio dolore. Contrarietà per quel figlio inatteso, fuori tempo e fuori progetto; angoscia al pensiero che quel figlio che c’era potesse non esserci più, se l’avesse rifiutato.
Era stato il marito a suggerirle di andare al Cav, di confidarsi, di chiedere aiuto. Non ricordo più la ragione per cui la incontrai anch’io; per questo genere di colloqui ci vuole una donna, e una donna dal cuore grande così, e io non sono capace. Ma ricordo che parlammo, e cercai di convincerla anch’io a tener viva la vita del bimbo. I giorni, però, indurirono la sua tristezza. Si procurò il certificato, e la sera che precedeva l’appuntamento in ospedale telefonò, a voce bassa, come fosse un commiato. Fu allora che chiamai segretamente Cecilia. Cecilia era una monaca di clausura, di un ordine che tutte le notti il sonno si rompe e le monache si alzano a pregare. La chiamai come fosse un pronto soccorso, le dissi in due parole la storia, e la speranza ultima rimasta, bussare lassù.
È strano come viene in cuore, a volte, la voglia di pregare, anzi come nasce lo stesso pensiero di preghiera, e i quesiti che l’accompagnano.
Che senso ha, e a che cosa serve. E poi se quel che accade è voler nostro oppure del cielo, che “non cade foglia che Dio non voglia”. E poi, se si può far cambiare il volere di Dio, col pregare. O almeno chiedere che Lui faccia cambiare il volere nostro se è per il nostro agire che accadono le cose; e via e via.
E via, e il pensiero macina gli altri perché; perché a volte il cielo appare muto e chiuso quando abbiamo chiesto un bene, e accade un male; perché a volte la preghiera non è esaudita; perché, perché…
Restiamo inginocchiati lo stesso perché a un figlio che chiede un pane neppure fra noi cattivi un padre darebbe una serpe; ed è scritto che chi cerca trova e chi chiede, ottiene, e a chi bussa verrà aperto; e anche che un briciolo di fede sposta le montagne. Forse non è a modo nostro, segmentario, episodico, individuo, che la preghiera umana, la preghiera del mondo si leva in alto; forse è dal lago immenso delle preghiere accomunate che si leva l’invocazione unica, abbracciata alla preghiera stessa del Figlio, del Signore Gesù.
Non senza ragione la preghiera per la vita che chiude l’enciclica “Evangelium vitae” parla del numero sconfinato di vite fragili e dolenti e invoca la grazia su tutti gli uomini per costruire la civiltà dell’amore. Come venne il mattino, il telefono squillò. Era la donna, stava partendo per l’ospedale, e in giornata tutto sarebbe finito.
Non riuscii a dirle nulla, dentro di me c’era rassegnazione. Avevamo tentato. Avevamo pregato. Perso, finito. Poi, dopo qualche ora, chiamò il marito; disse che la donna era tornata a casa tenendo il bimbo, qualcosa l’aveva fermata quando il suo turno era venuto, qualcosa “dentro”, un segno, un pensiero, una presenza, chissà. Dite pure che grazia è mistero. Ma se fosse per la preghiera?