Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Carissimi
abbiamo pensato a questo speciale di Sì alla vita web dedicato a Roberto Bennati perché desideriamo tenere viva, anche in questo modo, la memoria di lui per sentirlo più vicino e per rinforzare la traccia che la sua vita ha lasciato nel cuore di molti.
In questo speciale più voci lo ricordano, mettendone in luce questo o quell’altro aspetto.
Certo è che Roberto ha saputo mettere la sua vita a servizio degli altri, con senso di responsabilità e donazione. Ha creduto nel valore della vita umana. E della Vita ha parlato anche il suo funerale, il 16 ottobre scorso presso il Santuario di Santa Maria alla Quercia a Viterbo. Eravamo tutti lì, e non solo fisicamente. Chi non è potuto venire, era presente con la preghiera e l’affetto. Un ritrovo di famiglia in cui Roberto ci ha ricordato che «L’uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio. L’altezza di questa vocazione soprannaturale rivela la grandezza e la preziosità della vita umana anche nella sua fase temporale. La vita nel tempo, infatti, è condizione basilare, momento iniziale e parte integrante dell’intero e unitario processo dell’esistenza umana. Un processo che, inaspettatamente e immeritatamente, viene illuminato dalla promessa e rinnovato dal dono della vita divina, che raggiungerà il suo pieno compimento nell’eternità. Nello stesso tempo, proprio questa chiamata soprannaturale sottolinea la relatività della vita terrena dell’uomo e della donna. Essa, in verità, non è realtà “ultima”, ma “penultima”; è comunque realtà sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso di responsabilità e la portiamo a perfezione nell’amore e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli» (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae n. 2).
La Fede che ci sorregge di fronte alla morte, sommo enigma della condizione umana, ci dona un gioioso annuncio: «Dio non si è rassegnato al fallimento della sua creatura: nel Figlio suo, incarnato, morto e risorto, Egli torna ad aprire il cuore dell’uomo alla speranza». (Paolo VI, Omelia, mercoledì delle Ceneri, 8 febbraio 1978). Gesù è Risorto. È il Risorto. Ogni uomo, ciascuno personalmente, è destinatario di questa promessa di Resurrezione: siamo fatti per la Vita, per l’Amore infinito. Per questo nella fede sappiamo che Roberto non ha lasciato la sua sposa Maria, una vita condivisa insieme; non ha lasciato i suoi figli – Andrea, Chiara, Francesca, Simone –; non ha lasciato i suoi nipotini – Agnese, Pietro, Samuele -; non ha lasciato la sua mamma; non ha lasciato il Movimento per la Vita, da lui vissuto dal di dentro, in maniera seria, profonda, sin dagli inizi dell’avventura che ha generato e fatto crescere il “popolo della vita”. Non vi è dubbio che l’impegno per la vita nascente, vissuto con passione, perseveranza, convinzione, attraverso il Movimento per la vita, è uno dei tratti caratterizzanti la sua esistenza.
Nato il 19 marzo 1950,secondogenito di Giuseppe Bennati e Ilda Chiassarini, Roberto Bennati ha ricevuto un’educazione profondamente cristiana ed è cresciuto frequentando la Parrocchia di Santa Maria della Verità, partecipando ai gruppi di Azione Cattolica, dedicandosi all’impegno civile alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.
Persona mite e sempre disponibile verso il prossimo, riflessivo e sorridente, dai modi gentili e dalle espressioni garbate, lo conoscevano in tanti, Roberto, anche al di fuori del “Movimento”. È stato ingegnere, docente presso l’Istituto tecnico per geometri, dedito al mondo del volontariato, dirigente per molti anni della Confcooperative Lazio Nord, attento al mondo della politica intesa come servizio al bene comune (ha ricoperto anche il ruolo di consigliere comunale). Chi lo ha conosciuto ne ha apprezzato, la pacatezza, la cortesia, l’intelligenza, l’equilibrio, l’umorismo, la precisione, la capacità di relazione, l’umiltà, l’onestà. Una volontà ferma in difesa della vita nascente; ci ha regalato storie, sogni, speranze, esperienze positive di sostegno alla fragilità. Ciascuno di noi custodisce nel cuore ricordi di lui e di momenti vissuti insieme, nostalgia e gratitudine per averlo incontrato e condiviso con lui tratti di strada, esperienze, amicizia. Un testimone, insomma, Roberto. Uno che ci credeva davvero. E profondamente credente lo era, Roberto. Una fede solida e profonda, il cui primo seme risale al legame con il nonno materno, Giuseppe Chiassarini, uomo pio, devoto a Santa Rosa da Viterbo, la quotidiana Santa Messa. Una fede vissuta nella frequentazione della Parrocchia di Santa Maria della Verità, nella partecipazione ai gruppi di Azione Cattolica, nell’impegno civile alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. La madre lo “stuzzicava” chiedendogli: “ma vuoi farti prete?”.
La vocazione di Roberto era un’altra. Non si può parlare di Roberto senza prestare attenzione alla sua amatissima sposa, Maria Fanti, con cui tutta la vita è stata condivisa. Si conoscono nel 1969, durante il primo anno di università di Roberto allora giovane studente della Facoltà di Ingegneria. Da quel momento Roberto e Maria hanno continuato a camminare insieme, sempre, all’insegna di una comunione totale di vita. Si sposano il 30 agosto 1975, fondando la loro unione sponsale e familiare sulla “roccia” del Vangelo. Nascono Andrea (1977), Chiara (1981), Francesca (1984), Simone (1987). Figlie e figli sostenuti in tutto: educazione religiosa e morale, studio e formazione culturale. Una bella e unita famiglia. Alla base ci sono il Rosario, letture sulla vita dei Santi, la Santa Messa, momenti di preghiera personale, familiare, comunitaria. Una famiglia affiatata che ha saputo affrontare le inevitabili fatiche e difficoltà della vita con Fede, ma anche con quel pizzico di allegria che rende i pesi più leggeri.
Un momento molto importante della vita di Roberto e Maria è la “battaglia” per difendere i bambini nel grembo delle loro madri dall’aborto e da una cultura che ne calpesta il diritto alla vita. Nel 1980 conoscono il Movimento per la Vita e la realtà dei CAV e ne condividono obiettivi e ideali. Durante un campo estivo di formazione della Comunità di San Murialdo, ad Aprica (Sondrio), iniziano ad attivarsi per raccogliere le firme per il referendum abrogativo della legge 194. Generosi nel dedicare tempo ed energie a favore di questa mobilitazione, diventeranno convinti paladini della vita nascente. Nel 1981 un altro incontro importante: quello con i coniugi Billings e il mondo dei metodi di regolazione naturale della fertilità. Quell’incontro li porta ad unire armoniosamente l’impegno per la vita con l’impegno per la promozione di una sessualità davvero responsabile. Sempre in nome della verità e dell’amore.
Da allora per Roberto e Maria Bennati, la strada “del” e “nel” Movimento per la Vita è segnata: un impegno sempre crescente, sia a livello locale che a livello nazionale, li porterà ad essere, insieme, un pilastro del Movimento.
Roberto ci manca moltissimo, ma vogliamo credere che «l’amore può giungere fin nell’aldilà, che è possibile un vicendevole dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli uni agli altri con vincoli di affetto oltre il confine della morte» (Benedetto XVI, Spe Salvi, n. 48).
Il Movimento deve essere grato a Roberto, perché il suo apporto è sempre stato ricco, generoso, intelligente: progetti, idee; realizzazione di corsi di formazione e di aggiornamento; promozione convinta del concorso europeo; iniziative di vario tipo riguardanti la famiglia, la vita, la bioetica; coordinamento efficiente e brillante delle Case di Accoglienza. Roberto ha saputo anche guidare con saggezza FederVita Lazio di cui era Presidente e partecipare costruttivamente e operosamente alle decisioni relative alla “linea” del Movimento per la Vita Italiano di cui era membro della Giunta e Vice-Presidente.
Roberto, restaci vicino per aiutarci a diffondere il Vangelo della vita secondo le parole della preghiera “A Maria Aurora del mondo nuovo” che amavi tanto.

 

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