2 febbraio 1986. Ogni vita chiede amore – VIII Giornata per la vita Messaggio della Commissione Episcopale per la famiglia della Conferenza Episcopale Italiana

1. La Giornata per la vita che si celebra il 2 febbraio prossimo ci offre l’occasione per rivolgere a tutti gli uomini e donne del nostro Paese l’invito ad una responsabile solidarietà. Siamo in un tempo nel quale le migliori speranze e le crescenti risorse del progresso sociale si scontrano con le strategie assurde della violenza e del terrore. Sentiamo perciò l’urgenza di una coraggiosa e condivisa cultura che scelga la vita, primo e fondamentale valore umano. La vita ci è data da Dio. che è “a sorgente della vita”.
È il dono che fonda la nostra dignità e libertà di persone. Senza esserne i padroni, ne siamo i responsabili, nell’assumerla e gestirla secondo il progetto divino verso quel pieno compimento che è oltre il tempo. Non solo i credenti, ma quanti hanno a cuore le sorti della civiltà, avvertono la necessità di garantire la vita, difenderne i diritti e riaffermarne l’impegno.

Non c’è vita senza amore
2. Ogni vita chiede amor” è l’annuncio e la proposta che la giornata offre per ridestare l’apprezzamento incondizionato del valore della vita e per suscitare la volontà di renderla per tutti degna di essere vissuta.
La cultura della vita si costruisce attraverso la civiltà dell’amore.
«L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore. Se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, n. 10).
3. Primo e fondamentale valore dell’uomo, la vita è anche il primo e fondamentale spazio dell’amore.
La vita di ogni persona: senza esclusione di nessuno, anzi con un’attenzione privilegiata a chi è meno difeso e più esposto al rischio di essere sopraffatto o emarginato. Ogni persona chiede amore in ogni età dell’esistenza: è inviolabile il diritto ed irrinunciabile il bisogno di essere concepiti nell’amore, accolti con amore, accompagnati dall’amore.
Ad ognuno di noi nel rapporto con gli altri è chiesto amore: di comprensione, di aiuto, di collaborazione. Per questo istituzioni e leggi, nella loro formulazione ed applicazione, debbono garantire il primato della persona, dei suoi valori e dei suoi diritti, a servizio di una giustizia, che sia fondata sulla verità e sia sorgente di vera umanità.

Non c’è amore senza verità
4. Il discorso sull’amore rischia oggi di essere inutile o equivoco.
Da un lato infatti può sembrare una generica esortazione che non convince e non cambia l’esistenza; dall’altra si scontra con una mentalità che lo identifica con il godimento egoistico e possessivo. L’amore autentico, invece, consiste nel volere il bene vero, tanto per sé quanto per gli altri. E volerlo anche quando richiede dominio di sé e dedizione. Proprio per questo l’amore, fonte della vita, riceve luce e forza da Dio che è la Verità e l’Amore. Volendo ciò che egli vuole conosciamo e realizziamo l’amore.
Accogliendo il suo dono ci facciamo discepoli della verità, testimoni dell’amore, cooperatori della vita.
5. Questa volontà di vero bene giudica il nostro comportamento nei riguardi della vita: di chi sta per nascere, di chi vive, di chi lotta con la morte. E produce civiltà.
È civiltà che pone il diritto alla vita ed all’amore al di sopra di ogni calcolo di interesse o di comodità, di possesso o di arbitrio.
Non considera la vita nascente come una cosa che si può trattare a capriccio, nel volerla a tutti i costi e con tutti i mezzi o, viceversa, nel rifiutarla liberandosene per propria decisione. È civiltà che cerca nell’amore il coraggio del sacrificio e non indietreggia dinanzi al rischio o alla rinunzia. Perché la vera civiltà finisce, quando è permesso uccidere; e quando un bimbo viene soppresso sulla soglia della vita, l’umanità perde il diritto alla speranza.

La verità richiede coerenza
6. Lungo la via tracciata dalla dottrina conciliare del Vaticano II, che ha trovato conferma nel recente Sinodo dei Vescovi, riaffermiamo che «l’aborto non è una strada, l’eutanasia non è una strada: è cultura di lacerazione e di morte» (La Chiesa in Italia dopo Loreto, n. 33).
È falsa la convinzione che ciò che è possibile per la legge civile possa essere anche lecito sul piano morale. Invitiamo perciò tutti a rendersi conto delle gravi conseguenze della legislazione permissiva che lo consente. E facciamo nostre, proponendole alla riflessione di tutti, le constatazioni di Giovanni Paolo II: «Si è detto che la Chiesa sarebbe stata sconfitta perché non è riuscita a far recepire la sua norma morale. Ma io penso che, in questo tristissimo e involutivo fenomeno, chi è stato veramente sconfitto è l’uomo, è la donna. È sconfitto il medico, che ha rinnegato il giuramento e il titolo più nobile della medicina, quello di difendere e salvare la vita umana; è stato veramente sconfitto lo Stato ” secolarizzato”, che ha rinunciato alla protezione del fondamentale e sacrosanto diritto alla vita, per divenire strumento di un preteso interesse della collettività, e talora si dimostra incapace di tutelare l’osservanza delle sue stesse leggi permissive» (Allocuzione al VI Simposio dei Vescovi d’Europa, 11 ottobre 1985).
I dati statistici ufficiali, che solo parzialmente rispecchiano la reale situazione, destano sgomento e orrore: oltre un milione e mezzo di aborti in otto anni.
Da questa situazione dobbiamo e vogliamo ricuperarci perché la strada della vita è ancora aperta.
7. La Giornata del 2 febbraio invita, innanzi tutto, alla preghiera per domandare a Dio la luce di quella sapienza che rinnova la mentalità sul senso della vita e la forza di quell’amore intrepido che solo Lui può suscitare e tener vivo nel cuore degli uomini.
Ed è occasione per moltiplicare e coordinare iniziative di informazione e di formazione che educhino la coscienza morale ad una coerenza coraggiosa e responsabile.
Al tempo stesso, dovrà stimolare le nostre comunità a diventare propositive ed attive nell’attuare forme concrete di presenza e di aiuto ai coniugi, alle mamme, ai giovani disorientati e in difficoltà. L’attività dei Centri di accoglienza, dei Consultori di ispirazione cristiana, del volontariato di quanti, ai vari livelli, si dedicano al servizio della vita, dovranno essere sempre più valorizzati, sostenuti e sviluppati.
8. La Giornata coincide quest’anno con la festa, nella quale la Liturgia della Chiesa celebra il giorno in cui Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù al tempio per offrirlo al Signore.
Questo gesto, nella sua semplicità, ricorda a tutti che ogni vita è dono e come tale richiede di essere riofferta al Signore per produrre frutti di bene, di gioia e di pace.
In Suo nome, chiediamo in particolare alle famiglie cristiane di farsi missionarie nel testimoniare al mondo quanta luce di verità e di bontà viene dalla fede in Cristo, per dare migliore qualità a questa nostra esistenza umana.
Ed alla intercessione e protezione di Maria e di Giuseppe affidiamo le ansie e le speranze di tutto il popolo italiano.

 

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