3 febbraio 1985. La vita che nasce riconcilia con la vita – VII Giornata per la vita Messaggio della Commissione Episcopale per la famiglia della Conferenza Episcopale Italiana

«È in te, Signore, la sorgente della vita alla tua luce vediamo la luce» (Sal 35, 10)

Con la preghiera del Salmo, il nostro canto per il dono della vita si eleva a Dio, che della vita e della luce è sorgente, e diviene messaggio per tutti:

1. Quest’anno la celebrazione della Giornata per la vita si colloca nel cammino della Chiesa italiana verso il Convegno ecclesiale “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”. Siamo chiamati ad accogliere e a vivere nella fede il dono della riconciliazione che viene da Dio per essere nel mondo segno e strumento del suo infinito amore e della fraternità tra gli uomini. Vale per tutti i cristiani quanto di S. Francesco d’Assisi scrisse un suo contemporaneo, Tommaso da Spoleto: «In realtà, tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace» (cfr. Fonti Francescane, n. 2252).

2. Una grave inimicizia si annida oggi nel cuore e nella mente di tanta gente: è il rifiuto della vita. Particolarmente drammatico è il rifiuto della vita nascente. Oggi, in Italia, il numero degli aborti cosiddetti legali ha raggiunto cifre paurose, che vanno conosciute: sono 405 ogni 1.000 bambini nati vivi. E a questi aborti si aggiungono quelli clandestini. È dunque necessario gettare con forza le nuove fondamenta di un patto di pace con la vita. Bisogna promuovere un’inversione di tendenza per frenare l’aborto, che il Concilio definisce “abominevole delitto” (Gaudium et spes, n. 51), e per lasciar nascere la vita: “La vita che nasce riconcilia con la vita”. La vita esige un impegno di amore, di accoglienza e di rispetto per ogni creatura, fin dal suo concepimento.

3. Ma perché tanta inimicizia con la vita? Per quali ragioni il diritto a nascere viene così drammaticamente calpestato? Le radici più profonde si riconoscono innanzi tutto in quella mentalità e in quel costume diffuso che impregna le coscienze di egoismo, di ricerca dell’interesse e del piacere. Si perde così il coraggio della verità e la forza del giudizio morale sulla realtà.
E si scivola in una spirale permissiva che rende tutto lecito: l’accettazione del divorzio, l’aborto e, ora, la subdola proposta dell’eutanasia. Si parte rifiutando ciò che nella vita costa sacrificio e domanda impegno, e si finisce con l’uccidere gli incurabili e gli anziani.
Si promuovono giustamente battaglie per diritti umani e civili autentici, ma se ne sostengono altri. che diritti umani non sono perché producono morte.

4. La coscienza di molti, in secondo luogo, non sa più distinguere che cosa è bene e che cosa è male.
Si rischia di perdere le certezze fondamentali. Perfino chi sopprime la vita nel grembo materno, spesso non si rende conto di ciò che fa.
La coscienza morale è disorientata, tutto sembra opinabile, tutto sembra lecito. Non si riconosce più che il giudizio e la misura del bene e del male stanno nell’infinito amore di Dio e nella sua parola; stanno nei fondamentali valori etici che da sempre sono patrimonio comune dell’umanità. Uomo e donna, marito e moglie non sono più certi nemmeno della propria dignità e della dignità del loro amore di sposi e di genitori. L’aborto di massa è segno gravissimo di questo smarrimento.

5. Il nostro Paese è attraversato, inoltre, da profondi solchi di divisione; sono molti i segni vistosi di una crisi di solidarietà. I tratti più evidenti sono: il calpestamento del diritto fondamentale della persona alla vita e ad una degna qualità della vita, le insidie alla libertà dei singoli e delle istituzioni, la mancanza di beni fondamentali come il lavoro e la casa. Riconosciamo in questa realtà, con il Papa, «il volto pietoso della divisione di cui sono frutto» (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Riconciliazione e penitenza, n. 2). Da tempo proclamiamo che occorre “ripartire dagli ultimi” per un cambiamento sociale. Nessuno è così “ultimo” come il bambino che vive, inerme e indifeso, nel grembo materno. Se ritorneremo a farci custodi rispettosi e gelosi della vita di un bambino che deve nascere, riscopriremo anche la dignità di coloro, appunto, che sono “ultimi” nella famiglia umana.

6. Tanta gente, infine, ha paura del futuro, è malata di pessimismo ed è povera di speranza. Il figlio che viene alla luce porta con sé forti motivi e nuovi contenuti di speranza per un intero paese. La vita che nasce riconcilia con il futuro, dà senso alla vita, sostiene l’impegno quotidiano.

7. Chiesa e cristiani non possono e non vogliono rassegnarsi.
Con rinnovata speranza e coraggio evangelico; essi ripropongono instancabilmente una cultura della vita, un annuncio gioioso, il “Vangelo della vita”. È annuncio rivolto a tutti, perché in tutti è impressa l’unica immagine e somiglianza di Dio e in tutti è presente una comune insopprimibile responsabilità per la vita, come per il futuro del Paese e della umanità. Nella coscienza di tutti un germe fondamentale di moralità interpella a riconciliarsi con Dio, con sé stessi e con il prossimo.

8. Come Giovanni Battista, dobbiamo andare nel mondo «innanzi al Signore a preparargli le strade», perché sempre il Signore viene «a visitarci dall’alto come sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (cfr. Lc 1, 76-79). È un compito di riconciliazione che, come dono di Dio, «va accolta, diffusa e radicata nella coscienza di tutti per riconciliare il Paese e la sua cultura con la vita (XXIV Assemblea Straordinaria C.E.I., Comunicato del 29.10.1984, n. 3). Occorre invertire la rotta: «è il valore della vita che fonda, sostiene e costruisce la pace. Esso deve essere rispettato e coltivato senza alcun compromesso, come il valore primario su cui si edifica un’autentica comunità degli uomini» (ivi).

9. Esprimiamo in questa circostanza viva gratitudine a quanti operano, a tutti i livelli e in tutti gli ambienti, per una cultura della vita e per servire la vita che nasce.
E rinnoviamo un forte appello:

  • a tutti i cristiani, perché preghino Dio: «Signore, amante della vita» (Sapienza 11, 26), e perché s’impegnino in tutti i modi a sostenere ogni madre che porta una vita nel grembo;
  • ai genitori, perché coltivino il dono spirituale del timore di Dio e vedano la vita che sboccia nella casa non come uno spiacevole incidente ma come dono da accogliere, custodire e far crescere;
  • a quanti lavorano nelle strutture sanitarie, nei Consultori e nei Centri di aiuto per la vita, perché continuino a prodigarsi con chiarezza di principi, generosità e competenza;
  • agli uomini di scienza, perché vogliano riconciliare la scienza con la vita e servano soltanto la vita, anche quella di un solo essere umano, non la sua distruzione o la sua manipolazione;
  • a coloro che sono costituiti in autorità, ad ogni livello, perché abbiano sacra la dignità di ogni essere umano e promuovano la fedele osservanza di tutto quello che la legge prescrive per sostenere le gestanti in difficoltà e per la tutela della obiezione di coscienza.

10. Nelle circostanze anche più sofferte, la via per riconciliarsi con la vita è quella che confida in un Amore eterno, un Amore di misericordia, «più potente del peccato, più forte della morte». Noi tutti siamo termine di quel «mistero della infinita pietà di Dio che è capace di penetrare fino alle nascoste radici della nostra iniquità, per suscitare nell’anima un movimento di conversione, per redimerla e scioglierne le vele verso la riconciliazione» (cfr. Giovanni Paolo II, Riconciliazione e penitenza, nn. 20-22).
Gli “ultimi” al banchetto della vita attendono da noi il segno di altrettanto infinito amore.
La Vergine Maria, che aveva portato nel grembo il Bambino, presentandolo al tempio di Gerusalemme intravvide la spada che doveva trafiggerla. Non ne ebbe paura.
Doni Maria agli uomini e alle donne il coraggio che non viene meno!