5 febbraio 1984. Da adulti per la vita – VI Giornata per la vita Messaggio della Commissione Episcopale per la famiglia della Conferenza Episcopale Italiana

1. Ogni anno la Chiesa italiana, in comunione di intenti con la Chiesa universale, dedica una giornata alla celebrazione della vita umana e della sua accoglienza in tutte le sue fasi: da quando è concepita fino al suo compimento.
La Chiesa la celebra in un contesto religioso, ma con la coscienza di promuovere un impegno, che appartiene a tutta l’umanità.
Celebrare la vita significa coglierne il valore primario e porlo a base della fondamentale e universale cultura dell’uomo.
Narra il Libro sacro che Dio, creando il mondo, si soffermava giorno per giorno a contemplare e compiacersi della sua opera, constatando che era «cosa buona» (cfr. Genesi 1).
Era come un atto celebrativo di cui Dio ha voluto lasciare traccia nella stessa legge della natura. Ogni giorno solare è la celebrazione della luce; ogni primavera una celebrazione della vita.
Nel sesto giorno, Egli creò l’uomo e la donna, le creature fatte a sua immagine, destinate a realizzare la conoscenza e la comunione con lui. Era il compimento della sua opera, che si manifestava come progetto d’amore; era l’esplosione di luce dell’ultimo giorno creativo, la chiave di lettura di tutto l’universo. Egli la contemplò e se le compiacque: «Ecco, era cosa molto buona» (Genesi 1,31).
La celebrazione di questa grande opera è rimessa alla testimonianza perenne di riconoscenza, di fedeltà e di amore, che deve scaturire dalla mente e dal cuore dell’uomo. Stupore e contemplazione dinanzi alle grandi opere di Dio sono segno di maturità adulta e ricchezza interiore.

2. Fin dall’origine, però, la luce e il calore che promanano dalla creazione della vita dell’uomo sono stati offuscati e dispersi da una nube che attraversa il percorso della sua storia.
È la nube del peccato, che offusca nell’animo umano l’intimo bisogno di proiezione e di comunione con il Creatore e con i fratelli, per farvi emergere un “io” ripiegato su sé stesso. È frutto del peccato sul piano individuale il processo autodistruttivo dell’egoismo; e sul piano sociale, la sopraffazione, il terrore, la violenza, l’emarginazione, la soppressione della vita stessa, specialmente nelle sue espressioni più deboli e quindi più bisognose di amore.
Ogni secolo della storia umana ha avuto le sue realizzazioni di morte.
Il grave rischio del nostro tempo è che esse diventino cultura, costume. Strumenti di morte, e la morte stessa, sono contrabbandati in nome del progresso e della vita, come mezzi per risolvere i problemi dell’esistenza e del benessere. La soppressione della vita nascente è un segno particolarmente grave e indicativo di questo triste fenomeno. Un dato sociale che preoccupa, perché non solo è segno, ma anche radice sottile, inafferrabile, di una negazione già diffusa del valore della vita, e quindi affermazione di cultura della morte. La Chiesa denuncia questo fatto come un drammatico pericolo della società contemporanea.
Pericolo di un male incombente dalle dimensioni insospettate, da cui abbiamo diritto e bisogno di liberarci. Una società che ha dimostrato e dimostra coraggio nell’opporsi a piaghe diffuse, come il terrorismo, la mafia, la camorra, la droga, perché non dovrebbe trovare la maturità, la forza e la via per liberarsi da questo male?

3. Il Messaggio di quest’anno è invito rivolto a tutti di porsi da adulti di fronte alla vita, a ogni vita.
Adulto è colui che giudica la realtà secondo matura coscienza. Egli si rifiuta, sempre, in ogni situazione, di chiamare bene il male e male il bene. Alle radici di tante oppressioni dell’uomo nel mondo, c’è la mentalità che è buono quel che è utile, e cattivo quel che costa sacrificio.
Dinanzi alla vita, l’unico parametro morale è che l’uomo deve essere rispettato solo perché è uomo. Questo principio ha valore universale e non ammette eccezioni. Abbraccia qualsiasi essere umano, abbraccia il malato, il vecchio, l’handicappato; abbraccia anche la creatura che ancora vive nel grembo materno. Anzi, quest’ultima ha un diritto ancora maggiore ad essere accolta e difesa, perché fra tutte è la più inerme. È da adulti avere fiducia di cambiare la realtà e impegnarsi fino ai limiti del possibile. Dinanzi all’innocente ucciso o al bambino rapito, sale il grido di dolore e di esecrazione di tutta la nazione. Dunque la coscienza del popolo italiano è ancora sana. La Chiesa vuole stare dalla parte di tutti coloro che lottano contro ogni forma di violenza sull’uomo. Perciò non si rassegna e richiama la coscienza di ogni uomo a combattere anche quella particolare violenza che è la soppressione del nascituro.

4. In occasione di questa Giornata per la vita, noi Vescovi desideriamo richiamare gli impegni permanenti della comunità cristiana per promuovere una organica pedagogia che educhi all’amore, alla famiglia e alla vita. Siamo per una cultura di vita,’ non di morte. Perciò stesso, nelle pubbliche istituzioni a difesa della vita nascente, «c’è innanzi tutto da assicurare presenza» qualificata di cristiani, coerentemente con quanto si raccomandava nel 1981 nel Documento pastorale su “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” (cfr. nn. 32-37). La comunità cristiana inoltre voglia sostenere come sue certe benemerite iniziative, quali i Centri di aiuto alla vita, i Consultori familiari di ispirazione cristiana, le Case famiglia, ed altre simili; e voglia esprimere, in forme concrete, la sua piena solidarietà a medici e paramedici, che con retta coscienza si sono dichiarati obiettori.
Nella Giornata per la vita, in particolare, chiediamo alla comunità cristiana alcuni impegni:

  1. pregare e alimentare sempre di più un genuino senso religioso;
  2. fare tutti – sacerdoti, padri e madri, educatori, uomini impegnati nel sociale e nel politico – con fiducia e senza stancarci, opera di illuminazione e sensibilizzazione delle coscienze, per il rispetto di ogni vita umana, in particolare della vita del nascituro;
  3. infine studiare tutte le possibili vie per impedire il diffondersi della mentalità abortista e per essere di sostegno a ogni madre in angustia dinanzi a una maternità

5. Questa nostra esortazione è tutta ispirata alla fede, ma la rivolgiamo nella consapevolezza che essa risponde alle più profonde aspirazioni del cuore dell’uomo. A tutti quindi domandiamo di voler interpretare il presente Messaggio, come le ripetute sollecitazioni del Santo Padre e di tutta la Chiesa in favore della vita, come sincero gesto di attenzione alla realtà dell’uomo, come atto di amore che riflette la volontà di salvezza di Dio a riguardo dell’uomo.

 

5 febbraio 1984. Da adulti per la vita – VI Giornata per la vita (.pdf)