6 febbraio 1983. Territorio e lavoro a servizio della vita – V Giornata per la vita Messaggio della Commissione Episcopale per la famiglia della Conferenza Episcopale Italiana

1. La vita dell’uomo è in gioco tutti i giorni, fin dal suo concepimento.
Per questo, ogni persona retta deve mettersi decisamente al servizio della vita! Quando l’uomo si impegna ad accogliere la vita e a promuoverne la qualità, agisce in modo corrispondente alle sue aspirazioni fondamentali e in conformità con il progetto di Dio,
«Signore e amante della vita» (Sap. 11, 26). Le Chiese in Italia, ogni anno, la prima domenica di febbraio, celebrano la “Giornata per la vita”. Esse intendono in tal modo richiamare il dovere di tenersi sempre disponibili ad accogliere, difendere, sostenere e migliorare la vita. Gli uomini più fortunati vengono alla luce in una famiglia unita, in una casa accogliente, tra persone in amorevole attesa.
Incontrano nel loro territorio un ambiente ospitale. Ma queste condizioni non sono concesse a tutti. Non pochi bambini si trovano in una situazione come quella toccata a Gesù: Sua Madre l’ha partorito in una grotta perché non c’era posto per loro nella locanda (Lc. 2,17). Altri sono rifiutati dagli stessi genitori. Non sono accolti neppure da chi li ha concepiti.
In Italia l’applicazione della legge 194 ha aggravato la piaga sociale dell’aborto. Siamo passati da un aborto ogni sei nati vivi (1978) ad uno ogni tre nati vivi (1980). E la situazione va peggiorando, mentre non sono cessati gli aborti clandestini. È nostro dovere di Vescovi condannare, in nome di Dio, le interruzioni volontarie della maternità e denunciare il grave fenomeno della caduta in verticale delle nascite. Purtroppo l’“abominevole delitto” sembra essere accettato dalla mentalità e dal costume delle masse.
Spesso si usa l’aborto come il contraccettivo più sicuro. Una cultura e una prassi di morte dilatano la terribile strage; e inducono un atteggiamento passivo di fronte alle proporzioni spaventose, che il fenomeno sta assumendo.

2. Indispensabili all’accoglienza e alla promozione della vita sono «l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo» – dice la Bibbia (Sir. 29,28). Oggi, per molti uomini, i problemi del lavoro e della casa sono veramente cruciali.
Senza una casa non si può formare una famiglia: né mettere al mondo dei figli; né condurre un’esistenza pienamente umana. Nella Valle del Belice il Papa ha detto parole forti contro la carenza di alloggi, che affligge non solo la Sicilia, ma molte regioni d’Italia, in primo luogo quelle colpite dal terremoto: «Permane tuttora particolarmente grave il problema della casa: molte famiglie vivono ancora nelle baracche, sopportando il peso di sì precario stato di cose, indegno di persone civili. Come non levare la voce per denunciare l’innaturale perdurare di una situazione tanto penosa?
La casa è esigenza primaria e fondamentale per l’uomo: in essa fioriscono gli affetti familiari, si educano i figli e si godono i frutti del proprio lavoro» (Oss. Romano, 21 novembre 1982).
La speculazione ha creato enormi agglomerati periferici, composti soprattutto di mini-appartamenti, dentro i quali a mala pena si può accogliere un figlio e da cui per forza bisogna estromettere gli anziani.
Nei quartieri dormitorio non c’è un lembo di verde; non un cortile per il gioco; non un ambiente per incontrarsi. La distanza dai luoghi di lavoro e di studio costringe a vivere separati, quasi per l’intera giornata e a perdere ore nei viaggi. L’emarginazione e l’isolamento rattristano l’esistenza dei bambini, degli. anziani e delle giovani coppie, specialmente se sono immigrate.
E i giovani si trovano esposti alle tentazioni della violenza, della droga e dell’immoralità. La sete del profitto ha prodotto l’accaparramento delle aree, gli appartamenti di lusso, la doppia abitazione e gli alloggi sfitti.
Il giudizio della Parola di Dio su questi fatti è durissimo: «Guai a voi che aggiungete casa a casa, unite campo a campo e così restate soli ad abitare il paese. Ho udito con gli orecchi il Signore degli eserciti: certo molti palazzi diventeranno una desolazione: grandi e belli, saranno senza abitanti» (Is. 5,8-9). Spesso la folle bramosia del denaro e del potere fa del territorio un luogo di intimidazione e di omertà, di agguati e di delitti; imperversano fenomeni aberranti, come il partito armato, la mafia e la camorra. Le famiglie sbarrano la porta per paura e per egoismo.
Vogliono difendere la propria tranquillità e assicurarsi condizioni di agiatezza. Così diminuisce la solidarietà sociale; non si radica il senso della appartenenza alla comunità; non nasce il gusto della partecipazione alla promozione integrale della vita.
Sul territorio, anche i servizi e le strutture sociali, già insufficienti per numero, programmi e funzionalità, spesso vengono gestiti più per rafforzare l’egemonia delle parti politiche al potere, che per rispondere alle esigenze reali dei cittadini.
Tutti questi fenomeni gravano soprattutto sui più deboli; creano nuove forme di povertà e di emarginazione; e incutono la paura di vivere e di trasmettere la vita.

3. Per procurarsi il pane, il vestito, la casa e gli elementi indispensabili ad accogliere i figli e a promuovere la qualità della vita, è necessario un salario. «Il salario del giusto è per la vita», dice il libro dei Proverbi (10,16). Anche Giovanni Paolo II insegna: «Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare, la quale è un diritto naturale e una vocazione dell’uomo […] Il lavoro è, in certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, perché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l’uomo acquista mediante il lavoro. Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia» (Laborem exercens, n. 10). Oggi, però, una grave crisi economica minaccia i lavoratori. In molte regioni trovare «un’occupazione adatta per tutti i soggetti che ne sono capaci» diventa quasi impossibile. La disoccupazione, «la quale è in ogni caso un male», in questa congiuntura rischia di «diventare una vera calamità sociale […]. Soprattutto per i giovani, i quali dopo essersi preparati mediante un’appropriata formazione culturale, tecnica e professionale […] vedono penosamente frustrate la loro volontà di lavorare e la loro disponibilità ad assumersi la propria responsabilità per lo sviluppo sociale ed economico della comunità» (LE 18). E non avendo mezzi, non possono formarsi una famiglia e neppure realizzare serenamente la loro vocazione alla paternità e alla maternità. Nonostante le conquiste del movimento dei lavoratori, oggi «vari sistemi ideologici o di potere, come anche nuove relazioni, sorte ai diversi livelli della convivenza umana, hanno lasciato persistere ingiustizie flagranti, o ne hanno create di nuove» (LE 10).
Di esse soffre in modo particolare la donna, che nella qualità, negli orari, e nei ritmi di lavoro incontra i maggiori ostacoli all’esercizio della sua missione materna e familiare.
Anche l’esasperata razionalizzazione dei processi di produzione fa perdere al lavoratore il senso e il valore della sua attività. Il lavoro gli diventa una fatica senza scopo, quasi uno spreco di energia e di materiali. Cadono il gusto della professione e la coscienza della propria responsabilità; si diffondono il disimpegno e l’assenteismo; aumentano le insofferenze e le tensioni; e diviene più facile lo scatenarsi della conflittualità.
Questo diffuso malessere si ripercuote immediatamente anche sulla vita familiare. Più che incoraggiati ad impegnarsi per la vita, si è spinti a cercare evasioni alienanti.

4. Nella “Giornata per la vita” noi Vescovi rivolgiamo un appello pressante, anzitutto alle nostre Chiese. Esse si riuniscono per ascoltare la “Parola della vita” e per mangiare il “Pane della vita”. L’Eucaristia degnamente celebrata dia loro la capacità di tradurre con coerenza nei fatti l’amore ricevuto nel sacramento della Pasqua del Signore. Si sforzino, dunque, di essere comunità in comunione.
E come vera espressione locale del popolo di Dio, con la potenza mite dell’amore, siano presenti nella società civile; esercitino il loro servizio concreto, sistematico, permanente a favore della vita nascente e della qualità della vita. Con i gesti pacifici della solidarietà umana e cristiana risveglino una mentalità e un costume decisamente opposti all’aborto, all’emarginazione degli ultimi e a tutte le espressioni della cultura di violenza e di morte, diffuse nella società dei consumi. Nessun focolare cristiano sia vittima dell’egoismo e della paura. Come vera Chiesa domestica, ogni famiglia accolga generosamente la vita nascente; si apra affettuosamente verso i bambini abbandonati, verso gli handicappati e le loro famiglie; si tenga disponibile a soccorrere e a confortare, per quanto possibile, i poveri e i malati. Le famiglie ascoltino, infine, l’esortazione di Giovanni Paolo II: sostenute dalla comunità ecclesiale, con la quale celebrano l’Eucaristia, prendano piena consapevolezza della loro chiamata «ad esprimersi anche in forma di intervento politico»; crescano «nella coscienza di essere protagoniste della cosiddetta politica familiare».
E per essere in grado di assumersi la responsabilità di trasformare la società» si uniscano e agiscano insieme, anche costituendo associazioni libere (cfr. Familiaris Consortio n. 44).
Con la luce della “Parola della vita” e la forza del “Pane della Vita”, la “Giornata” assuma il significato di un gesto profetico. Guidi a vedere la realtà; spinga a giudicare le situazioni che ostacolano l’accoglienza e la promozione della vita; induca ad agire risolutamente, con programmi precisi e concreti. L’impegno serio dei cristiani incontrerà il consenso di tutti gli uomini onesti; e anche, siamo certi, quello dei governanti.
Ad essi e a tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche, noi Vescovi sentiamo di dover chiedere in nome di Dio che traducano nei fatti almeno le solenni enunciazioni che l’inaccettabile legge 194 pone a tutela dei diritti della vita nascente. Facciamo voti perché la loro azione sia per la vita e non per la morte; perché si possa garantire un alloggio conveniente anche a chi ne è privo; perché sul territorio sorgano le strutture e nascano le iniziative che rendano la vita umana sempre più umana; perché con il concorso di tutte le parti sociali sia garantito un lavoro adatto a tutti i soggetti che ne sono capaci, e specialmente ai giovani.

 

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