Gpv 2020. “Ricordare per continuare a costruire insieme la civiltà della vertà e dell’amore” di Marina Casini Bandini

La “Giornata per la vita” è stata istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana per esprimere la ferma volontà della Chiesa di schierarsi dalla parte della vita nascente senza cedimenti, a fronte di un contesto sociale e giuridico che aveva calpestato il diritto alla vita di una moltitudine di esseri umani in viaggio verso la nascita. L’allora Segretario Generale della CEI, Mons. Luigi Maverna, così notificava – il 19 dicembre 1978 (Prot. N. 114/78) – a tutti i membri della Conferenza Episcopale italiana:

«Venerato confratello, mi pregio informarla che il Consiglio permanente, nella sessione del 23-26 ottobre scorso, ha approvato la proposta della Commissione episcopale per la famiglia di celebrare una “Giornata in difesa della vita”.
Scopo di tale “Giornata” è di educare all’accoglienza della vita e di combattere l’aborto ed ogni forma di violenza esistente nella società contemporanea. La data della “Giornata” è stabilita, ogni anno, nella prima domenica di febbraio, secondo le modalità che ogni Vescovo riterrà più opportune. In proposito la stessa Commissione per la famiglia, invierà, dopo Natale, una circolare contenente suggerimenti».

Non rassegnarsi e vincere l’assuefazione
L’espressione “Giornata per la vita” fu dunque coniata nel 1978 all’interno della Commissione Episcopale per la Famiglia della CEI, su invito esplicito del Consiglio Permanente, quando stava per essere approvata la legge sull’aborto al fine di non dimenticare quell’ “abominevole delitto” e mantenere nella coscienza civile la consapevolezza del disvalore, del giudizio gravemente negativo, di quella che con espressione edulcorata veniva chiamata “interruzione della gravidanza”.
Si legge infatti nella lettera indirizzata ai membri della CEI del 19 dicembre 1985 da parte del Presidente della Conferenza Episcopale: «Scopo della Giornata è: proclamare il valore sacro della vita in tutto l’arco dell’esistenza, educare all’accoglienza della vita nascente, rafforzare l’impegno contro ogni tentativo di distruggerla, convocare per la preghiera al Dio della vita».
Una conferma viene, per esempio, dal comunicato della Commissione Episcopale per il Laicato e la Famiglia (30 novembre 1987): «Ci rendiamo conto di come sia diventato, oggi, più urgente che mai far giungere a tutti l’appello per un risveglio della coscienza umana nei confronti della vita nascente. La soppressione volontaria delle creature che stanno venendo alla luce è sempre un fatto drammatico, mentre rischia di esser considerata comportamento normale, quasi fosse l’esercizio di un diritto. Viene infatti praticata in misura impressionante […] con il consenso della legge dello Stato ed anche al di là della stessa legge. Con la Giornata per la vita, si vuole invitare il popolo italiano a diventare più consapevole della gravità di questo fatto, troppo spesso fasciato di un silenzio che non è giusto né umano. Non è una giornata di protesta, ma di appello alla solidarietà con la vita e per la vita. Una giornata a servizio ed a favore della civiltà. È l’occasione per una proposta amica all’opinione pubblica, alle istituzioni, ai medici e agli altri responsabili della salute, ai cittadini, credenti e non credenti». La non rassegnazione da parte della Chiesa e la volontà di vincere l’assuefazione è evidente in questo passaggio del messaggio per la “Giornata” del 1984: «La Chiesa vuole stare dalla parte di tutti coloro che lottano contro ogni forma di violenza sull’uomo.
Perciò non si rassegna e richiama la coscienza di ogni uomo a combattere anche quella particolare violenza che è la soppressione del nascituro» (dal messaggio del 1984 “Da adulti per la vita”). Fa eco, nel messaggio del 1985, l’affermazione secondo cui «Chiesa e cristiani non possono e non vogliono rassegnarsi».

La “fase prenatale” della “Giornata”
Come ogni nascita è preceduta da una gestazione, così, anche la nascita della “Giornata per la vita” ha una sua fase prenatale che vede protagonista sempre l’Episcopato italiano. L’epoca è quella in cui nel nostro Paese – più o meno in concomitanza con quanto stava avvenendo in altri Paesi europei – si faceva largo la pressione, sulle istituzioni e sull’opinione pubblica, per la legalizzazione dell’aborto. Già nel 1971 era stata avviata una riflessione sfociata nel documento “Il diritto di nascere” dell’11 gennaio 1972 il quale in apertura, delineando le dimensioni del problema, sottolineava «la contraddizione della nostra società, che, mentre si dichiara per l’uomo in tutte le sue manifestazioni di vita, spegne sul nascere un numero impressionante di esistenze umane». A seguire, “Aborto e legge di aborto” (6 febbraio 1975, pochi giorni prima della nota sentenza costituzionale 27/1975 che aprì la breccia per l’ingresso della legge 194/1978), si afferma che «ciò che più preoccupa è la mentalità abortista che si diffonde e talune delle motivazioni che frequentemente vengono portate come tentativi di giustificazione dell’aborto procurato». È chiarissimo il fondamento razionale della difesa della vita nascente: «Una legalizzazione dell’aborto, che significasse un riconoscimento da parte dello Stato di un diritto all’aborto, sia pure in casi determinati e a certe condizioni, è contraria alla retta ragione, la quale esige anche da parte dello Stato l’obbligo di assicurare l’assoluto rispetto di ogni vita umana innocente, specie se indifesa». Altrettanto chiaro è l’appello ai cristiani che «non debbono limitarsi alla testimonianza personale, ma debbono esprimere anche proposte concrete e operative per impegnare singoli e società a eliminare le cause che conducono all’aborto». Il documento “Aborto e legge di aborto” fu a breve accompagnato da una nota riassuntiva (27 febbraio 1975) elaborata dalla Segreteria Generale in collaborazione con la Commissione per la Famiglia, per facilitarne la diffusione fra il popolo ed eventualmente letto in Chiesa. Un altro tassello è il comunicato dal titolo “Invito alla preghiera per la pace e in difesa della vita” del 18 dicembre 1976. Ne seguono altri che, con ritmo incalzante, tengono testa a quella cultura che San Giovanni Paolo II (eletto Pontefice proprio nell’anno in cui fu approvata la legge sull’aborto) chiamava “della morte” e che Papa Francesco chiama “dello scarto”: il “Messaggio dei Vescovi italiani alle comunità cattoliche d’Italia”, a proposito del disegno di legge per la legalizzazione dell’aborto; il “Messaggio dei Vescovi italiani ai Senatori della Repubblica italiana sul disegno di legge per la legalizzazione dell’aborto” (13 maggio 1973); la “Dichiarazione dopo la legge sull’aborto” (9 giugno 1978); la “Notificazione in merito ad alcune questioni conseguenti alla legalizzazione dell’aborto” (1° luglio 1978). Infine, a ridosso dell’istituzionalizzazione della “Giornata per la vita”, l’Istruzione pastorale “La Comunità cristiana e l’accoglienza della vita umana nascente” (8 dicembre 1978). In questo documento vi è la premessa più forte, chiara e completa di quella che di lì a breve verrà celebrata ogni prima domenica di febbraio come “Giornata per la vita”. Ricostruendo i primi passi della “Giornata”, Mons. Franco Costa, in qualità di Direttore dell’Ufficio Famiglia della CEI, scriveva sul “Sì alla vita” del gennaio 1992 (pp. 12-13): «Nel mese di gennaio 1979, quasi alla vigilia della prima “giornata per la vita”, il Consiglio Permanente affermava che il diritto della madre non si può contrapporre al diritto del figlio alla vita […] Erano gli anni duri del terrorismo […] e i Vescovi denunciavano “quelle ideologie che del terrore fanno il proprio principale strumento di azione” […] E, contestualmente, a proposito dell’aborto, scrivevano “La tutela della madre è intimamente connessa con la tutela della creatura che ella porta in grembo”, sollecitando ad operare con ogni mezzo in questa direzione, segno efficace ed inequivocabile di una volontà “protesa a edificare la convivenza civile, sulla base del valore primario della vita umana”»

I temi ed i messaggi
Ogni anno la “Giornata” si presenta con un tema specifico ispirato al piano pastorale annuale della CEI, ad un appuntamento ecclesiale o è contestualizzato nel momento storico e nelle relative circostanze.

Ecco dal 1979 ad oggi, i temi delle 42 “Giornate”:

La vita è sacra (1979); Evangelizzare la vita (1980); Madre e figlio, un’unica vita da amare (1981); La vita è un dono sempre (1982); Territorio e lavoro a servizio della vita (1983); Da adulti, per la vita (1984); La vita non nasce riconcilia con la vita (1985); Ogni vita chiede amore (1986); Quale pace se non salviamo ogni vita? (1987); “Benedetto il frutto del tuo seno” (1988); Solidali con la vita per il futuro dell’uomo (1989); Vivi per servire la vita (1990); Amore per la vita, scelta di libertà (1991); Il diritto alla vita fondamento di democrazia e di pace (1992); Ripartire dal rispetto della vita (1993); La famiglia, tempio della vita (1994); Ogni figlio è un dono (1995); Ripensare la vita per una nuova cultura della vita (1996); “Io sono la Vita” (1997); Comunicare la vita (1998); Paternità, maternità, dono e impegno (1999); Ci è stato dato un figlio (2000); Ogni figlio è parola (2001); Riconoscere la vita (2002); Della vita non si fa mercato (2003); Senza figli non c’è futuro (2004); Fidarsi della vita (2005); Rispettare la vita (2006); Amare e desiderare la vita (2007); Servire la vita (2008); La forza della vita nella sofferenza (2009); La forza della vita: una sfida nella povertà (2010); Educare alla pienezza della vita (2011); Giovani aperti alla vita (2012); Generare la vita vince la crisi (2013); Generare futuro (2014); Solidali per la vita (2015); La misericordia fa fiorire la vita (2016); Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta (2017); Il Vangelo della vita, gioia per il mondo (2018); E’ vita, è futuro (2019); Aprite le porte alla vita (2020).

La prassi di diffondere il testo di una riflessione mirata articolata, così come siamo abituati a leggere, viene a consolidarsi a partire dalla quarta “Giornata”, quella del 1982. Quell’anno il messaggio porta in calce la firma di Mons. Micci, Presidente della Commissione episcopale per la famiglia della CEI.
Nel 1983, nel 1984 e nel 1985 il testo viene presentato collegialmente come frutto del lavoro della Commissione episcopale per la famiglia, mentre dal 1986 la “paternità” del messaggio si sposta sul Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. E prima del 1982? Nel 1979, fu utilizzato come testo base l’Istruzione pastorale “La comunità cristiana e l’accoglienza della vita nascente” dell’8 dicembre 1978. La “Giornata” del 1980 fu accompagnata da una lettera del Presidente della Commissione per la Famiglia, Mons. Costanzo Micci, inviata ai membri della Conferenza Episcopale Italiana. Alla lettera fece seguito un testo dei Vescovi dell’Emilia Romagna che offrirono alle loro comunità una riflessione diffusa poi oltre il territorio di appartenenza.
«Atteggiamenti e rapporti sociali – essi scrivono troppo sovente fanno luomo nemico dell’uomo. Violenza verso la donna, un figlio appena concepito già pensato come uno da eliminare, il genitore visto come avversario da combattere, il diverso da escludere. Questa costante sopraffazione dell’uomo sulla vita scaturisce dalla idolatria delle cose e del denaro, dall’ambizione di autorealizzarsi senza tenere conto degli altri, dalla superbia collettiva di pianificare il male e di autorizzarlo con delle “leggi”».

L’uomo, anche quello appena concepito, è sempre uno di noi
A fondamento di tutte le “Giornate” vi è un unico comune principio, che esige di non arrendersi alle crescenti aggressioni contro la vita umana: l’uomo, anche quello appena concepito, è sempre uomo, uno di noi, portatore di una dignità così grande da non poter essere misurata e quindi da non poter essere sottoposta a paragoni in termini di quantità maggiore o minore. Su questo si basa l’affermazione dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani, presente in tutti i più importanti documenti del nostro tempo e, purtroppo, continuamente traditi quando si fa spazio alla discriminazione di alcune categorie di uomini, come è il caso dei bambini non ancora nati.
Difendere il bambino non nato è promuovere il suo diritto a nascere non è qualcosa che riguarda soltanto la vita nascente, ma riguarda tutta la vita, specialmente quella più fragile e quella più inerme, perché l’atteggiamento assunto nei confronti del più piccolo e povero degli esseri umani – il figlio concepito – è indice dell’atteggiamento nei confronti di ogni uomo, è la “prova del nove”, la “cartina di tornasole” circa il modo di vedere tutto l’uomo, la società, le relazioni tra gli uomini, la struttura del vivere insieme e, nello stesso tempo, è il primo fondamentale mattone per costruire quella civiltà della verità e dell’amore che siamo chiamati a realizzare.
Mons. Costa, nell’articolo citato, è molto chiaro su questo: «La violenza contro la vita nascente non è soltanto una tra le forme di violenza alla vita. è quella in realtà che colpisce, con la vita che principia, il, principio stesso della vita. Il suo valore intangibile. Perciò una legislazione permissiva sull’aborto contribuisce ad oscurare nelle coscienze la distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male».

La “Giornata” e “una grande preghiera per la Vita”
Non può essere più chiaro: la “Giornata per la vita” è ecclesiale. Quindi non si può mettere da parte la preghiera. Ce lo hanno ricordato i Vescovi nel messaggio del 1986: «La Giornata […] invita, innanzi tutto, alla preghiera per domandare a Dio la luce di quella sapienza che rinnova la mentalità sul senso della vita e la forza di quell’amore intrepido che solo Lui può suscitare e tener vivo nel cuore degli uomini».
San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium Vitae afferma: «È urgente una grande preghiera per la vita che attraversi il mondo intero. Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente, si elevi una supplica appassionata a Dio, creatore e amante della vita» (n. 100).
«La ragione della grande preghiera – scrive Carlo Casini – è manifestata da Karol Wojtyla con un’interpretazione impressionante del “segno grandioso” che San Giovanni propone al capitolo 12 dell’Apocalisse: la donna incinta vestita di sole che sta per partorire, di fronte alla quale “un enorme drago rosso” è pronto a divorare il figlio. “La vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene ed il male” scrive Giovanni Paolo II (n. 104). Tutti gli argomenti umani devono essere usati e tutte le azioni devono essere compiute per difenderla, ma dobbiamo renderci conto che il livello della lotta è più alto di quello umano e terrestre perché il confronto si svolge si svolge a livello metafisico, nel cuore stesso del mistero di Dio, dove Cristo si immedesima nell’uomo, sicché “il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo”».
Don Maurizio Gagliardini, fondatore dell’Associazione Difendere la Vita con Maria, ha fatto della preghiera universale a favore della vita una missione.
«I risultati in un campo così delicato come quello della promozione e della difesa della vita non sono ottenuti solo mediante lo sforzo umano e le iniziative di carattere culturale, politico e sociale ma soprattutto attraverso un “combattimento spirituale” che ha i suoi strumenti principali nella preghiera e nel digiuno: “Gesù stesso ci ha mostrato col suo esempio che preghiera e digiuno sono le armi principali e più efficaci contro le forze del male (Mt.4,1-11) e ha insegnato ai suoi discepoli che alcuni demoni non si scacciano se non in questo modo (Mc.9,29)” (Evangelium Vitae, 100). La preghiera è infatti una forza soprannaturale che ha efficacia nellintento di illuminare le coscienze per individuare gli obiettivi da perseguire e le strategie da promuovere così da costruire la civiltà della vita e dellamore. Così come si esprime il Santo Padre: Ritroviamo, dunque, lumiltà e il coraggio di pregare e digiunare per ottenere che la forza che viene dallAlto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita e dellamore”» (Evangelium Vitae, 100)
Sarebbe davvero molto bello se almeno al termine di tutte le Messe, almeno in occasione della “Giornata per la vita”, fosse letta la preghiera “A Maria aurora di un mondo nuovo”, tanto più che quest’anno si celebra il 25° anniversario della Evangelium Vitae insieme al centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, Papa della vita.

La “Giornata” e il “Movimento”
Certo, la “Giornata” non è del Movimento per la vita perché è dell’intera Chiesa italiana, ma il Movimento da subito ha avvertito la responsabilità di esserci, di partecipare, di animare, di stimolare, di mantenere la “Giornata” coerente con gli originari intendimenti, di rendere visibili i figli nella fase più giovane della loro esistenza, quando tutto sembra convergere contro di loro (anche l’“annacquamento” è un modo per distogliere l’attenzione dai figli non nati), di valorizzare tutti gli strumenti a servizio della vita nascente, per servire la vita nella Chiesa e nella società.
È commovente sfogliare ogni numero di gennaio del mensile “Sì alla vita”, perché ci si imbatte nella tenace fiducia e nella convinzione che la “Giornata per la vita” sia un momento fondamentale non solo in sé – ci sono mamme che hanno deciso di proseguire la gravidanza perché le parole diffuse e ascoltate in occasione della “Giornata” hanno risvegliato in loro il coraggio dell’accoglienza -, ma anche in quanto parte di un impegno disteso nel tempo e perciò occasione per valutare il lavoro svolto e per progettare quello futuro. Insomma, la “Giornata” offre l’opportunità di svegliare gli animi anche attraverso la preghiera, dato che la giornata è ecclesiale; moltiplicare e coordinare iniziative di informazione e di formazione a favore della vita; promuovere “Progetto Gemma”, “SOS Vita”, la campagna “Cuore a cuore”; far conoscere l’esistenza e l’attività dei Centri di Aiuto alla Vita e delle Case di accoglienza; incrementare gli abbonamenti a “Sì alla vita”; stimolare la creatività per mettere a punto iniziative che veicolino il Vangelo della vita; incentivare quella mobilitazione generale a favore di una nuova cultura della vita alla quale Giovanni Paolo II – di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita – ci ha invitato nell’enciclica Evangelium Vitae, che quest’anno celebra il suo 25esimo anniversario. Nella parte finale di questo «Sì alla vita – Speciale “Giornata”», alcune idee, proposte e suggerimenti.
È ovvio che la cultura della vita non può essere affidata a una sola giornata, ma è anche vero che se la “Giornata” è preparata con cura durante l’anno e seguita da un rinnovato slancio, allora la “Giornata” è davvero “per la vita”!

 

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