Comunicato stampa congiunto di Comitato Family day-Difendiamo i nostri figli e FederVita Lombardia

Aumento medici obiettori non ostacola servizio IVG in Lombardia. Ultima relazione ministeriale dimostra assenza emergenza

Milano, 6 Dicembre 2019 – Si è svolta mercoledì, nella sala Oriana Fallaci di Regione Lombardia, l’audizione in III commissione relativa al Progetto di Legge (PDL) n.76 su “Disciplina dell’applicazione della Legge 22 maggio 1978, n. 194, nel territorio della Regione Lombardia”, su iniziativa di Martelli Sara, Barbara Bonvicini e altri. La relazione introduttiva denuncia le difficoltà ed ostacoli che le donne lombarde incontrerebbero nell’accesso all’aborto volontario e lo scarso ricorso all’IVG farmacologica (RU486). A partire da questo presupposto vengono proposti: la costituzione di un Centro Regionale di Informazione e Coordinamento per monitorare anche l’obiezione di coscienza; conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi e la possibilità di eseguire, al di fuori degli ospedali, aborti farmacologici (in contrasto con l’art. 8 L. 194/78); informazione ed accesso gratuiti alla contraccezione d’emergenza (pillole dei giorni dopo) e non; formazione del personale sanitario a questi fini.
Le due ore di civile confronto sono state aperte da contributi a sostegno del PDL, volti soprattutto a proporre soluzioni che consentano un incremento dell’IVG farmacologica e una incentivazione (anche attraverso gratuità) della “contraccezione” (d’emergenza e non) – si parla in realtà di dispositivi anche contragestativi, antinidatori e abortivi.
Vari i punti critici messi in rilievo dai 3 interventi coordinati di Associazione Family day- Difendiamo i nostri figli e FederVita Lombardia-APS, offerti da Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, Presidente Family Day – DNF. Pino Morandini, già magistrato, Vice Presidente del Movimento per la Vita Italiano e membro Family Day – DNF, Vittoria Criscuolo, docente di lettere e Presidente del MpV-CAV di Varese.
In un clima di propositività, più volte è emersa la richiesta di dare attuazione alla prima parte della Legge 194 (“tutela sociale della maternità”) con misure di sostegno concreto che consentano il superamento delle cause che inducono all’ IVG. Fondamentale poi il raffronto tra i presupposti del PdL e i dati oggettivi rilevati.
Secondo l’ultima relazione Ministeriale sulla 194/78, (dati definitivi relativi al 2017), non si rilevano, men che meno in Lombardia, difficoltà di accesso all’IVG.
Sono 591 in Italia (85 in Lombardia) le strutture con reparto di ostetricia e/o ginecologia, mentre sono 381 (67 in Lombardia) le strutture che effettuano le IVG, cioè il 64.5% del totale (78.8% in Lombardia). Ogni 100˙000 donne in età fertile (15-49 anni), si contano 3.4 punti nascita (3.1 in Lombardia), contro 2.9 punti IVG (3.2 in Lombardia), in Italia ogni 10 strutture in cui si fa l’IVG, ce ne sono 11 in cui si partorisce, nonostante le IVG siano il 17.6% delle nascite.
In Lombardia ci sono quindi più punti IVG che punti nascita!
Nessuna criticità neppure nei tempi di attesa: quasi il 50% delle IVG viene effettuato entro l’ottava settimana e il tempo che intercorre tra il rilascio del documento/certificato è inferiore ai 14 giorni per il 70,3% delle italiane e il 68,1% delle straniere.
Sfatata, dati alla mano, anche la leggenda del carico di lavoro insostenibile per i medici non obiettori: il carico di lavoro settimanale medio per ciascun medico non obiettore è di 1.6 IVG (1,3 in Lombardia). Il 92,2% delle IVG avviene nella Regione di residenza, l’87,9% nella provincia di residenza.
Manifestando preoccupazione per la proposta di “corsi di formazione per una consapevole scelta riguardo all’obiezione di coscienza”, Pino Morandini ha inoltre evidenziato le criticità rispetto alla legittimità costituzionale dell’art. 5 del PDL, che andrebbe a violare le procedure previste dalla 194/78 nel togliere alla donna il tempo previsto per la riflessione.
La legge attuale, inapplicata nella parte propositiva, ha “lo scopo dichiarato di tutelare la maternità” ha ricordato Vittoria Criscuolo. Quanto alle spese previste dall’art. 10 del PDL, nella misura di € 500.000 per il primo anno di attuazione, ha ricordato che le IVG costano circa 200 milioni di euro all’anno, e ha proposto di investire i fondi per aiutare la donna a superare le difficoltà economiche e accogliere il proprio figlio – come già accade in Francia e in alcuni Paesi nordici.
Unanime nei tre interventi l’appello alle istituzioni a farsi carico della responsabilità nei confronti dei bambini che non vedranno la luce e delle difficoltà di donne che affrontano la gravidanza in situazioni di fragilità, offrendo loro vicinanza e sostegno e prestando ascolto all’esperienza di chi, come i CAV, da decenni condivide le loro fatiche e ascolta la voce di donne che, spinte all’interruzione di gravidanza da paura e solitudine, affrontano la sofferenza di quella che ormai è ampiamente documentata dalla letteratura citata da Gandolfini come sindrome post-abortiva, ma che viene colpevolmente taciuta, quando non negata, nell’affrontare questo tema.
Anche da questo punto di vista, è giunta in una relazione depositata agli atti dall’avv. Piercarlo Peroni (membro Giuristi Cattolici – Brescia), la richiesta di tutela della salute della donna nella forma di un consenso informato reale ed esaustivo prima di giungere alla decisione definitiva rispetto all’intervento abortivo.
L’approfondimento ha visto anche un breve intervento di presentazione di un documento di analisi tecnica del PdL 76, depositata agli atti, da parte di Gianfranco Amato (Giuristi per la Vita) e dell’avv. Pietro Guerini, Presidente No 194. L’iter del PDL procede e verrà tenuto monitorato.

 

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