Depositati Regione Lombardia. Intervento di Paolo Picco di Paolo Picco

Mi permetto di inviarvi una presentazione da me effettuata circa un anno fa, a un incontro pubblico a Treviglio: è una rapida sintesi sulla situazione esistente in Italia sulla Legge 194, oggetto della proposta di legge regionale in discussione.
Questa relazione documenta in maniera molto sintetica ma concreta diversi punti:

  1. la genesi della legge 194, una legge veramente di importanza fondamentale nell’evoluzione della società italiana negli ultimi quattro decenni ;
  2. la gestione nel tempo del complesso problema trattato (la legalizzazione dell’aborto);
  3. le visibili In particolare, vengono riportate e descritte posizioni ideologiche e politiche che trovano una perfetta rispondenza nei contenuti della PdL 76, della quale non avevo, un anno fa, assolutamente nessuna notizia.

In questa mail, in relazione all’audizione del 4 dicembre prossimo, di tale presentazione provvedo a richiamare alcuni punti essenziali:

  1. La PdL 76 è visibilmente basata su una affermata “cattiva applicazione” della 194 in Lombardia, pur a quarant’anni dalla sua promulgazione. È evidente, nel testo della PdL 76, la concezione dell’aborto come diritto personale di libera scelta, la descrizione di un servizio in continuo peggioramento, e la convinzione che tale peggioramento sia principalmente dovuto all’alta percentuale di obiezione di coscienza tra i sanitari interessati (soprattutto specialisti ginecologi e anestesisti), oltre che alla scarsa collaborazione dei Consultori Familiari;
  2. Bisogna subito far notare un aspetto numerico: gli aborti (detti anche IVG, interruzioni volontarie della gravidanza) sono grandemente diminuiti negli anni, dai 235mila degli anni 1982-83 (che significavano circa 1200 al giorno), agli attuali 80-85mila (che significano circa 400 al giorno): attualmente, in questi ultimi anni, sono circa un terzo di quelli degli anni ’80, con una diminuzione graduale e continua. Come è possibile pensare che ci sia oggi un “servizio” peggiore di quello di quegli anni?
  3. Detto in altri termini: in 40 anni di legge 194/78 veramente non si sono praticamente mai verificati casi di donne che hanno dovuto rinunciare all’IVG perché non c’era posto (un caso eclatante, in Veneto, due anni fa, in realtà si è rivelato una fake news). Quindi se nel 1982-83 ci sono stati circa 235.000 aborti e tutti chirurgici cioè quasi il triplo del 2017 (circa 80mila), e a quel tempo in Italia c’erano 1600 ginecologi non-obiettori, praticamente come nel 2017 (circa 1500), com’è che nel 1982 riuscivano a lavorare il triplo di oggi e non c’erano problemi?
  4. Poi è necessario leggere le Relazioni Ministeriali sulla 194. Vengono pubblicate regolarmente da quarant’anni, con impostazione uniforme e quindi perfettamente confrontabili tra loro. Fossero state imprecise o mendaci ci sarebbe ben stato il tempo per chiedere – e ottenere – correzioni o rettifiche, che invece non ci sono state. Si tratta infatti di relazioni assolutamente precise e ottimamente documentate: sono veramente una miniera di dati e informazioni sul problema aborto non solo in Italia ma anche su molti importanti paesi esteri, spesso citati (molto maldestramente) a esempio;
  5. Di queste relazioni segnalo qui un solo punto, centrale nella discussione della PdL 76: il numero di IVG compiute mediamente da ogni ginecologo non Questo numero è passato, coerentemente con i numeri globali sopra accennati, dal 3.3 ivg/settimana nel 1983, a 2.5 ivg/settimana nel 1992, a 1.6 ivg/settimana nei primi anni 2000, fino all’attuale valore 1.3 ivg/ settimana, negli ultimi anni. Questi dati, regolarmente riportati nelle Relazioni Ministeriali, mostrano come il carico di lavoro relativo agli aborti secondo la L. 194 si sia ridotto a 1/3 di quando era ai livelli massimi;
  6. Non solo: le stesse relazioni mostrano, nel capitolo dal titolo “Modalità di svolgimento della IVG”, la sistematica diminuzione dei tempi di attesa tra la richiesta da parte della donna e l’intervento. Si tratta, in questa rapidissima sintesi che sto scrivendo, dei dati medi a livello nazionale. Le Relazioni Ministeriali sono ben più complete e dettagliate. I dati qui riportati sono, comunque, assolutamente significativi. E non credo che la Lombardia sfiguri in questo “servizio” che è l’applicazione della L. 194, un servizio che presenta caratteristiche di efficienza e di progressivo “miglioramento” che sarebbe veramente bello vedere in tutti i settori sanitari….
  7. Un ultimo punto, che meriterebbe una PdL di altro orientamento: l’aspetto della prevenzione. La L. 194 prescrive che i servizi sociali e sanitari, sia pubblici che privati, svolgano un’attività di analisi e rimozione delle “cause che inducono la donna a chiedere l’interruzione della gravidanza”. Incredibilmente, questa attività viene totalmente ignorata nelle Relazioni Ministeriale, mentre dovrebbe avere altrettanta rilevanza quanto le parti che riguardano l’implementazione del “servizio” abortivo. Se tale attività fosse stata fatta, negli anni, e fosse fatta adesso, probabilmente il numero totale di aborti sarebbe molto inferiore a quello che è stato. E adesso non mancherebbero all’appello gli oltre sei milioni di bambini abortiti: di essi ce ne sarebbe una grande parte a popolare le nostre città, le nostre scuole, e tutti i nostri luoghi in cui si svolge la vita di persone nel pieno della loro giovinezza o maturità personale e professionale. E a loro volta avrebbero generato altri figli, che mancano anch’essi. E allora potrebbe essere questo l’oggetto di una nuova PdL, ben più importante e fruttuosa, socialmente parlando, della PdL 76 in discussione il prossimo 4 dicembre.

P.S.: sul punto 7, si vedano le figure allegate qui sotto, che descrivono la drammatica situazione demografica dopo i quarant’anni di L. 194. La si immagini, questa figura, nel caso che una sana solidarietà sociale avesse evitato almeno la metà, se non proprio tutte, dei sei milioni di IVG che invece sono stati eseguiti….

 

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