Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Carissimi
domenica 19 gennaio stavo distrattamente seguendo una trasmissione televisiva, “Da noi, a ruota libera”, sul primo canale della Rai. Non prestavo attenzione alle immagini, intenta a fare altro. A un certo punto la mia attenzione è stata catturata da un’ospite, una donna di nome Cristina, che raccontava la sua difficile gravidanza nel 1999. Incinta della secondogenita, durante la gravidanza viene a sapere sia di una gravissima malformazione della bimba che portava in grembo, sia del pericolo anche per la sua vita se avesse portato avanti quella gravidanza.
Cristina, pur nello sconquasso del momento vissuto da lei e dal marito, rifiuta l’aborto e sceglie di proseguire comunque la gravidanza perché – come lei ha detto – era «la cosa più normale che una madre potesse fare». Con una naturalezza, e nello stesso tempo una dolcissima forza, Cristina ha testimoniato che l’accoglienza della vita nascente vince su ogni paura, ripaga ogni sacrificio, riempie di gioia l’esistenza.
Il 6 gennaio 2000 nasce Matilda che è stata subito sottoposta ad una importante operazione, durata 18 ore, e che oggi è una bellissima ragazza di 20 anni. C’era anche lei in trasmissione ed ospite è stato anche il Professor Luca Antonio Ramenghi, il medico che l’ha operata meravigliosamente, tanto che Matilda è diventata una campionessa sportiva. Una storia di amore per la vita a tutto tondo: la madre che racconta le paure superate grazie al potente istinto materno che le ha fatto imboccare la via della nascita; la figlia colma di gratitudine verso la madre e grata anche al medico per averla protetta mettendo la medicina a servizio della vita e della salute; il medico giustamente fiero del complessivo risultato ottenuto scientificamente e umanamente. Qualche breve riflessione. Il “Vangelo della vita” non è monopolio di nessuno, perché è iscritto nel cuore di ogni donna e di ogni uomo; basta guardarsi dentro, saperlo riconoscere, ascoltarne la voce. Chissà quante belle storie sconosciute ci sono, quanti “sì alla vita” illuminano il mondo e lo riscaldano senza che lo sappiamo. Magari in contesti “fuori dalle righe”, non propriamente in linea con il “politically correct”, lontani da uno stile di vita moralmente ordinato… Eppure, ovunque possiamo incontrare fasci di luce che rompono le tenebre. Il cuore umano ha sempre la stessa “matrice”. La “conversione alla vita” è per tutti, senza barriere.
Per questo il Movimento per la vita non mai preteso e non pretende il monopolio del tema della vita, ma ha operato ed opera come “lievito” nella pasta della società, come “motorino di avviamento”, come forza unitiva di forze per la vita.
L’altra considerazione riguarda il fondamentale, fondamentalissimo ruolo della donna nella difesa della vita nascente. La campagna “Cuore a cuore” domanda esattamente questo: chi – se non le donne – ha la massima autorevolezza per dire a tutta la società che l’essere umano più piccolo, più povero, più inerme, il concepito, insomma, è uno di noi? La Signora Cristina lo ha testimoniato e, come lei, tante, tante, tantissime donne. Quell’abbraccio tra Cristina e Matilda, il 19 gennaio, è una conferma – una delle molte – di quel primordiale, primigenio abbraccio sbocciato quando Matilda ha avuto inizio nel silenzio e nel tepore del grembo materno.

 

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