Com’è cominciato il Movimento per la Vita? di Lucia Barocchi, Centro Documentazione Solidarietà

Non si deve pensare che la difesa di un bambino nel seno materno è roba da preistoria, da vecchi bigotti. No; la difesa della vita è un impegno del domani, non di ieri; è un impegno giovane non vecchio; è un impegno che i giovani sentono moltissimo, perché la generosità di salvare gli altri è di per sé giovane. Ecco perché io ho cercato di tenermi sempre indietro e ho sempre mandato i giovani agli incontri, a parlare del valore della vita nascente, a difenderla. Ma stasera sono qui a parlarvi, prima di tutto perché se io avessi figli li avrei voluti tutti Legionari di Cristo e a una richiesta di un figlio, di un Legionario non posso dire di no “dico sì” senza riserve. E poi sono qui perché non c’è bisogno che io vi parli dei valori, dei principi, delle cose di fondo che la Chiesa e soprattutto il S. Padre dicono con parole così illuminate e belle. Io voglio dirvi, quello che io sola posso dirvi, con i capelli bianchi, la mia esperienza, le cose storiche che io ho vissuto e che pochi sanno. E sono storia sì: come il Papa ha detto soltanto la storia dirà la grande importanza che hanno i Movimenti per la Vita nel mondo. Ebbene la storia iniziale del Movimento per la Vita è bellissima ed è stata entusiasmante… Com’è cominciato il Movimento per la Vita? In molte città vari gruppi e vescovi prendevano iniziative in favore della vita: a Milano le marce in cattedrale, le conferenze, la Messa per la Vita; a Firenze avevamo creato un Comitato per la Vita, con 10-15 persone e avevamo creato il 1° Centro di Aiuto alla Vita, dove cominciammo… Carlo Casini ebbe l’idea di valicare i confini della città, di fare gruppo, movimento, popolo e allora mettemmo un avviso su Avvenire: “Coloro che in Italia hanno a cuore la difesa della Vita sono invitati a un incontro a Firenze, domenica 1 ottobre…” Quella domenica mattina eravamo un piccolo gruppetto ad aspettare, verranno, quanti? 5, 10, 20 ?… E qui fu la prima meraviglia del nostro cammino: arrivarono in tanti! E tutti giovani! Da Roma uno splendido gruppo di studenti dei Pallottini, da Cesena altri giovani, da Genova altri ancora, insomma, da tutte le parti d’Italia, dalla Sicilia una coppia con un neonato, dalla Sardegna… e i giovani sono ancora tutti nella breccia. Questo gruppo di giovani collegati in Italia cominciò a far rumore, come se fossimo tanti, raccolte di firme, incontri con i Parlamentari… Quante emozioni! Quanta passione che potrei raccontarvi! Un altro momento drammatico e indimenticabile fu quando in Senato ci fu l’ultima seduta per approvare o respingere ai voti la legge 194. I giovani romani avevano raccolto un grandissimo gruppo di studenti come loro, ci abbiamo invaso la strada davanti al Senato. I giovani avevano inventato di tutto: cartelli, manifesti, si erano messi dei grandi cartelli bianchi con lettere che componevano la frase “Sì alla Vita”. Siamo stati ore. Io li conoscevo tutti, anche perché i manifesti, i volantini li creavo io ed ero il loro riferimento. Avevo il permesso di andare su nella tribuna e salivo e scendevo per portar loro notizie. Ricordo quegli occhi, quelle facce tese che speravano; il Movimento per la Vita aveva presentato una sua legge, basata nell’aiuto alle madri in difficoltà. I giovani suonavano le chitarre, cantavano, speravano… i bottegai lì intorno offrivano loro qualche bibita, qualche panino, anche loro prendevano parte. Poi, quando ci fu il risultato terribile io corsi giù e non sapevo come dirglielo; ma non ci fu bisogno di dirlo perché videro che piangevo. E vidi quelle facce giovani diventare come di ghiaccio. Allora alcuni giovani si recarono in un negozio di stoffe lì accanto, presero un lunghissimo striscione nero e ci scrissero: “il Senato ha detto No alla Vita” e cominciarono a gridare ai Senatori “Assassini, assassini” e i bottegai abbassarono d’improvviso le saracinesche e gridarono a lungo finché ci dissero che i Senatori erano usciti tutti, ma dal dietro, dalla porta di servizio… Furono giorni duri, dolorosi: dolorosi non solo per l’introduzione dell’aborto! Ma per tutto! Noi per i nostri incontri ci eravamo informati su ciò che sarebbe avvenuto con l’approvazione della 194, sulle esperienze all’estero e sappiamo che quando la Chiesa difende un bambino nel seno materno difende tutto l’uomo, non solo quel piccolino. Perché l’aborto è un male per tutta l’umanità. Sapevamo che in Inghilterra, già allora cercavano di mettere a freno la permissività perché le spese per l’infanzia handicappata erano aumentate del 12,5% perché si è riscontrato che una donna che ha avuto un aborto prima del matrimonio, quando poi desidera un figlio spesso nasce prematuro. E sui prematuri è molto più alta la percentuale degli handicappati. Sapevamo dalla Romania che dopo la liberalizzazione dell’aborto erano aumentate spaventosamente le violenze sui bambini, non solo si uccidevano, ma si tendeva a considerarli tutti oggetti… In Giappone sono enormemente cresciute le case femminili per malattie mentali. Perché alla donna dopo un aborto anche se non vuole, anche se non lo sa, resta con un cancro dentro che lavora da solo. Noi queste cose oggi già le verifichiamo. In un’altra nazione, la Germania è aumentato l’abbandono dei vecchi; ed è naturale perché i giovani cominciano a pensare che ciò che è un peso si può gettare e come si getta un bimbo dalla finestra si può gettare anche un vecchio. Tutto questo noi lo sapevamo, 20 anni fa. E ci sembrò allora tutto finito. Ci sentimmo inutili. Quando qualche tempo dopo l’approvazione della 194 arrivò una letterina al Movimento per la Vita. Era una giovane che ci raccontava di aver visto un nostro manifesto attaccato al muro mentre andava all’ospedale per fare l’interruzione della gravidanza. Il manifesto mostrava un feto di tre mesi e la scritta “Guardami! Sono un bambino”. E quella giovane donna ci scriveva che non aveva più avuto coraggio di proseguire ed era tornata a casa ad aspettare il suo bambino. E la letterina finiva dicendo “Grazie! Grazie a voi sono felice con il mio bambino”. Quella letterina fu l’inizio di un nuovo entusiasmo nel nostro impegno. Comprendemmo che non era finito nulla, che avevamo tanto da fare: dovevamo far conoscere, far vedere quel piccolissimo bambino che nessuno vede, nessuno conosce nel segreto del seno materno, neppure la donna che gli fa da nido lo conosce e lo sente. Chi è che non si commuove a vedere un bambino vivo, a tenerlo fra le braccia, toccargli le manine? Dovevamo riuscire a far vedere, a far conoscere, a far toccare, a far baciare quel bambino, poi lui stesso avrebbe vinto, si sarebbe difeso! E una volta che avesse vinto, è lui che avrebbe fatto felice la mamma. È questo che io cercai di fare, scrivendo questo piccolo libretto che ormai ha salvato tanti bambini. Ho mostrato lui. Non ho fatto altro. Il libretto è stato diffuso in milioni di copie, è tradotto in 9 lingue e la prima traduzione fu in polacco e mi fu chiesta da Cracovia. Quel bambino che vedete si fa strada da sé. Io penso a lui, ma penso alla mamma felice che ci sta dietro, comunque sia la sua situazione, una donna è felice di averlo accettato. Quelli che si impegnano per la Vita nascente hanno dietro di loro, possono stare certi, donne felici che per nulla al mondo vorrebbero tornare indietro e agire diversamente. Negli incontri, io dico questo agli abortisti: “Voi avete donne felici alle vostre spalle?”. Nel 1991 il S. Padre ci chiamò in Piazza S. Pietro, Casini ed io avevamo “le sedie ai piedi”, io potei presentargli il 1° bambino Arcangelo salvato con il mio libretto. Il Papa lo benedisse mentre guardava il libretto in polacco. Quando lui fu passato, io strinsi al cuore quella mammina egli dissi “Anna, grazie tu mi hai dato la giornata più bella della mia vita!”. E lei mi rispose: “Cosa dovrei dire io a lei…”. Con questa splendida esperienza del libretto, ho ascoltato le preghiere di quelli che 2 anni fa mi chiedevano la videocassetta e l’abbiamo fatta. Io credo che sia successo, come si diceva nei tempi antichi per certi quadri di Madonne. Io credo che noi lo abbiamo firmato, ma è un angelo che lo ha fatto di notte mentre noi dormivamo. Perché un bimbo opera miracoli e suscita tanta tenerezza che una donna, dopo, è più orgogliosa d’essere donna e un uomo d’essere padre, ed è il figlio che si salva da sé. Ma non posso finire questa mia storia personale, se non vi dico l’ultimo pensiero che io porto nel cuore: penso alla pagina del Vangelo dove il Signore dice all’anima: “Ero assetato e mi hai dato da bere….” E quell’anima risponde: “Quando Signore…?” E il Signore dirà: “Ero in pericolo di vita e tu mi hai salvato, perché quando hai salvato il più piccolo dei miei fratelli hai salvato me!” Madre Teresa ci disse che: “Noi tutti avremo speso bene la vita se avremo fatto vedere quel piccolo bimbo al mondo intero”.

 

Com’è cominciato il Movimento per la Vita? (.pdf)