Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale del Movimento per la Vita Italiano

Carissimi,

 

questo numero di SAV web di marzo esce con un po’ di ritardo. Il ritardo ci sarebbe stato lo stesso, ma è aumentato perché nel frattempo mio padre ha lasciato questa terra e abbiamo pensato di inserire un suo onore gli articoli che vedete pubblicati nelle pagine che seguono. Per non far passare ancora del tempo, il contenuto della lettera è quello già scritto e che viene “agganciato” a queste prime righe, ma è comunque in programma un numero speciale sul babbo che prevede anche le vostre testimonianze e i vostri ricordi. Le considerazioni che seguono sono legate al venticinquesimo anniversario dell’ “Evangelium Vitae” – testo fondamentale per il Movimento per la Vita – e al tempo che stiamo vivendo. Ho riletto ancora una volta l’“Evangelium vitae” la cui potenza è sempre straordinaria. Questa ricorrenza cade in un periodo terribile per l’Italia, l’Europa e il mondo e come tutti, convivo con un senso di tensione, grande preoccupazione e anche angoscia per la pandemia in corso. Come non pensare a coloro che soffrono, che sono stati direttamente invasi da questa sciagura, che hanno perso familiari, parenti, amici? Come non restare impressionati dalle immagini e dai messaggi che ci circondano e che parlano di disperazione e morte? Proprio pensando a questa emergenza, mi ha colpito la frase: «Il vangelo della vita è fonte di speranza invincibile e di gioia vera per ogni epoca della storia».  “Speranza invincibile”, “gioia vera”, “ogni epoca della storia”. Parole che risuonano in questa epoca della storia come un’àncora e l’àncora è, appunto, il Vangelo della Vita che è il «Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo». Ecco perché “andrà tutto bene” – come si ripete in questi giorni – perché abbiamo l’àncora a cui agganciare la nostra speranza, pur nella consapevolezza della tragedia. Teniamoci dunque stretti al “Vangelo della vita” – «Vangelo dell’Amore di Dio per l’uomo», non dimentichiamolo – e viviamo la bellezza di riscoprirci, in modo diverso, gli uni accanto agli altri valorizzando le modalità comunicative possibili e incanalando in esse tutta la carica interiore e l’amore per la vita; abbracciamo insieme, pur nel dolore, la nostra comune umanità grandiosa per la dignità di cui ciascuno è portatore, ma “ferita” e fragile, limitata, vulnerabile; sentiamoci davvero fratelli e sorelle perché siamo fatti della stessa “pasta”; sviluppiamo una comunione più piena e larga. Questo è il tempo di comprendere che siamo davvero affidati gli uni agli altri; che non siamo “isole” ma che nella nostra vita è iscritta la responsabilità non solo verso sé stessi, ma anche verso la comunità. È il tempo di stare in ginocchio e a mani giunte fisicamente e spiritualmente per chiedere perdono e supplicare salvezza («Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza»!). Una breve considerazione. È doloroso constatare che mentre questo tempo ci invita a ritrovare la fratellanza e ci sono persone che lavorano senza sosta giorno e notte per strappare vite umane dalla morte, dall’altro la macchina della morte non si ferma nei confronti della vita nascente. È una contraddizione lacerante e inquietante. Ma come si può accettare – culturalmente, socialmente, legalmente, politicamente – di distruggere la vita di piccoli bambini innocenti, esseri umani come noi e come noi fragili, deboli, indifesi? È lo stesso Giovanni Paolo II a dire (Udienza Generale del 25 agosto 1999) che «Esiste una spaventosa forza di attrazione del male che fa giudicare “normali” e “inevitabili” molti atteggiamenti. Il male si accresce e preme con effetti devastanti sulle coscienze, che rimangono disorientate e non sono neppure in grado di discernere. Se si pensa poi alle strutture di peccato che frenano lo sviluppo dei popoli più svantaggiati sotto il profilo economico e politico […], verrebbe quasi da arrendersi di fronte a un male morale che sembra ineluttabile. Tante persone avvertono l’impotenza e lo smarrimento di fronte a una situazione schiacciante che appare senza via d’uscita. Ma l’annuncio della vittoria di Cristo sul male ci dà la certezza che anche le strutture più consolidate dal male possono essere vinte e sostituite da “strutture di bene” […]». Ecco i CAV: “strutture di bene”! Ecco SOS vita e Progetto Gemma: “strutture di bene”! Ecco le Case di Accoglienza: “strutture di bene”! Ecco le sedi locali del MpV: “Strutture di bene”! È sempre l’ “Evangelium Vitae” a dircelo, quando colloca tra i «segni anticipatori della vittoria definitiva sulla morte» e i «segni positivi operanti nell’attuale situazione dell’umanità […] Non pochi centri di aiuto alla vita, o istituzioni analoghe […] promossi da persone e gruppi che, con ammirevole dedizione e sacrificio, offrono un sostegno morale e materiale a mamme in difficoltà, tentate di ricorrere all’aborto». In questi giorni ho ricevuto la foto di Marco e la foto di Obasojie Gift un bimbo e una bimba appena nati grazie all’aiuto del CAV. Ho pensato ai tantissimi bambini come Marco e Obasojie, alla gioia delle loro mamme, alle situazioni risanate, alla serenità ritrovata, allo sguardo fiducioso sul futuro. È proprio vero: «Il vangelo della vita è fonte di speranza invincibile e di gioia vera per ogni epoca della storia».

Grazie San Giovanni Paolo!

 

Lettera al Popolo della Vita (.pdf)