Quell’impegno instancabile per diffondere lo stupore davanti al miracolo della vita di Angelo Passaleva, Presidente del Cav di Firenze

Tratto da Toscana Oggi, 22.3.2020

 

Firenze, 15 gennaio 1977, Palazzo dei Congressi gremito da quasi 2.000 persone. Convegno «Se vuoi la pace difendi la vita» organizzato dal comitato fiorentino per la difesa della vita. Dopo una breve introduzione, ascoltata in silenzio dall’uditorio, appena si cominciò a parlare delle prime fasi della vita che segnano, senza soluzioni di continuità, tutta l’esistenza di ogni persona umana, si scatenò un uragano di fischi, urla e frasi ingiuriose da parte di un gruppetto di femministe. Fatte uscire dall’emiciclo le disturbatrici, la manifestazione riprese come da programma e si concluse fra grandi applausi. All’uscita una giovane signora, molto brillante e sorridete mi avvicinò dicendo: «Hai visto? La verità scientifica fa paura e si vuol tappare la bocca a chi la pronuncia!» Era Lucia Binazzi Barocchi. Mi ricordai di averla già incontrata, ma con un semplice saluto, in altre occasioni. Quando, nel marzo 1975, in occasione di una assemblea di tutte le associazioni laiche diocesane indetta congiuntamente dal cardinale Florit e dal Vescovo di Prato Mons. Fiordelli, presso il convento delle suore benedettine di Via S. Marta, fu deciso di istituire a Firenze un «Centro di aiuto alla vita», Lucia era presente e dette fin da subito un suo contributo e non solo di idee. L’anno successivo, quando cominciò a prendere forma in tutta Italia una federazione nazionale dei Centri e Movimenti per la vita, venne chiamata, insieme al marito Carlo, a far parte del «Comitato fiorentino». Da allora Lucia ha dato un costante e prezioso contributo a tutto il Movimento per la Vita non solo a Firenze, ma soprattutto a Roma e a livello internazionale. Ricordo il suo impegno in occasione della raccolta di firme per la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare (dicembre 1977 – gennaio 1978), volta a ridurre le pene previste in materia di reato di aborto volontario dal Codice Penale allora in vigore e, alcuni anni dopo, per i referendum abrogativi della legge 194 (luglio 1980 – maggio 1981). Dal 1977, con la costituzione del Movimento per la Vita Fiorentino, presieduto da Carlo Casini, ci vedevamo spesso in occasione delle riunioni del Direttivo. Lucia portava sempre nuove luci, nuove proposte di iniziative, creava entusiasmi anche nei momenti più critici per la difesa della vita umana nascente. Sempre sorridente e positiva. Fu tra quelli che proposero, ad esempio, l’impegno dei giovani per i «banchini» sotto i portici di piazza della Repubblica o al mercato del Porcellino, così come le letterine di benvenuto da inviare ai bambini nati durante l’anno. Insieme a molte altre volontarie per la vita, ricordo in particolare Gigliola Borgia, Magda Panuccio, Elga dell’Agata che adesso fanno festa con lei in Paradiso, ha dato al Movimento fiorentino quel tocco in più che solo la delicata sensibilità e le capacità di intuizione femminili sanno proporre. A livello nazionale e internazionale è stata fra le colonne che hanno contribuito a spingere in alto il livello culturale del Movimento. Con la sua inesauribile creatività, oltre alle tantissime proposte grafiche per volantini, depliants, locandine, manifesti, ha ideato e realizzato quel bellissimo opuscolo «La vita umana: prima meraviglia!», tradotto in 16 lingue e diffuso in tutto il mondo con oltre 6 milioni di copie! Un inno alla vita nascente corredato da immagini reali, rigorosamente corrette dal punto di vista scientifico e illustrate da brevi commenti chiari ed efficaci («piccola opera d’arte e di scienza» come definito dalla Pontificia Accademia per la Vita). La prima copia del libretto fu donato al Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita al Centro di Aiuto alla Vita di Firenze nell’ottobre del 1987. La pubblicazione è stata successivamente trasferita, con maggior dovizia di immagini, in videocassette e Dvd tradotti anche questi in ben 7 lingue. Strumenti davvero efficaci per una corretta educazione di bambini, adolescenti, giovani e…meno giovani al rispetto della vita umana fin dal suo primo formarsi nel seno materno. Diceva Lucia: «per educare non serve far vedere come è crudele l’aborto, ma piuttosto come è meraviglioso il “miracolo” della vita nascente». Il filmato, con i testi di Lucia Barocchi è stato prodotto con la regia del giornalista Marco Tumbiolo. Più recentemente un altro opuscolo, con relativo Dvd, «A te mamma nuova» è stato dedicato come omaggio ai genitori in attesa di una nuova nascita e per incoraggiarli a superare le eventuali difficoltà. Con il fattivo contributo di Lucia, che ha fatto parte del Direttivo Nazionale agli inizi degli anni ’80, è stato istituito il Centro di Documentazione e Solidarietà del Movimento per la Vita Italiano. Nel 2009 ha ricevuto il premio «Una vita per la vita» istituito dalla Facoltà di bioetica dell’ateneo pontificio Regina Apostolorum che viene assegnato annualmente a persone o istituzioni che hanno contribuito a valorizzare, amare, rispettare e difendere la vita umana. Se penso a Lucia Barocchi, la vedo come ogni tanto la incontravo in centro a Firenze: a braccetto del marito Carlo, come due fidanzatini. Si volevano veramente bene. Oppure la vedo, come in molti incontri locali o nazionali, prendere la parola con un’energia carica di gioia interiore, capace di trasmettere passione per la vita umana e di infondere idee sempre nuove, coraggio e speranza. Grazie davvero! Mi chiedevo: di dove può venirle tanta forza? L’ho scoperto a poco a poco. Anche perché Lucia è stata sempre molto riservata riguardo al suo cammino di coppia e alla sua vita interiore. Non avevano figli e hanno riversato il loro amore verso tanti fanciulli in difficoltà aprendo e sostenendo, fin dall’inizio agli anni ’60, numerose case famiglia che hanno seguito, insieme, per molti anni, con tanto affetto per quei fanciulli rimasti soli. Più avanti ho capito che la dimensione spirituale di Lucia aveva avuto una svolta radicale dopo un incontro con Padre Pio. Sono stati poi l’impegno per il Movimento per la Vita e l’ammirazione sconfinata per il Papa Giovanni Paolo II, il santo Apostolo della Vita, a rafforzare la sua esperienza interiore dalla quale ha tratto quel vigore che l’ha accompagnata fino agli ultimi giorni della vita terrena. Un approfondimento ascetico le è venuto anche dallo studio del diario (“Lui et moi”) di Gabrielle Bossis, una danzatrice francese laica cattolica, considerata una delle più grandi scrittrici mistiche del nostro tempo alla pari di Santa Teresa di Lisieux e di Santa Caterina da Siena. Lucia Barocchi è nota per aver curato per conto delle Edizioni Paoline (2005) il volume Lui e Gabrielle Ossis. Quel «Lui» è Il Signore Gesù che nel profondo della coscienza ha parlato a Gabrielle. Tra le tante profonde ispirazioni avute in molteplici circostanze della sua vita come attrice e danzatrice, riportate nel diario, ne ho scelta una che mi pare significativa «Il mio, non è forse il linguaggio profondo del cuore-a-cuore? Anche in mezzo alla folla tu mi hai udito, hai inteso la Voce, così tenue, che ci vuole l’amore per afferrarla». L’Amore per la Vita, con la V maiuscola perché voluta e amata dal Creatore, è vero ed efficace se viene dal profondo del cuore, cioè da quella attenzione intima alla voce «tenue» di Gesù che Lucia ha saputo ascoltare nel silenzio della preghiera e della meditazione o «anche in mezzo alla folla». Così ho avuto la risposta alla domanda: di dove può esserle venuta tanta forza? Alla fine del diario è riportata l’epigrafe che Gabrielle proponeva per la sua tomba: «O Cristo, fratello mio/ lavorare accanto a te/ soffrire con te/ morire per te/sopravvivere in te». Non sarebbe adatta anche per Lucia Barocchi?

 

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