La vicenda della protezione legale del concepito e l’art. 1 del Codice civile italiano del 1942 di Franco Vitale

Scritto in onore del prof. Carlo Casini, giurista e maestro insigne, che ha dedicato tutta la vita al concepito

1.  Considerazioni generali.

Lo sviluppo è la caratteristica della vita dell’uomo ed è affermato e garantito dalla Costituzione Italiana del 1948, che tutela ogni fase della crescita dell’individuo.

Devesi rilevare che nella società civile, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, intervengono notevoli cambiamenti nella visione dell’uomo e delle sue relazioni, familiari e con gli altri appartenenti alla comunità.

Il cambiamento incide sullo svolgersi della vita umana, il cui procedere, dal naturale inizio e sino alla naturale fine, viene contrastato: si esclude la continuità, dal concepimento, dello sviluppo dell’essere umano e si discrimina tra vita prenatale e vita dopo la nascita.

 

2.    Il concepito. Le acquisizioni scientifiche.

In primo luogo si richiamano i risultati della biologia, accolti e non contestati, che vengono messi alla base della valutazione giuridica[1]. Il concepito è un essere umano.

La vita umana ha inizio, non dalla nascita, ma dal concepimento, cioè dall’istante in cui l’uomo si presenta come individuo irripetibile: “Alla fusione dei due gameti (spermatozoo ed ovocita) un nuovo e reale individuo umano incomincia la propria esistenza o ciclo vitale, durante il quale … realizzerà tutte le potenzialità di cui è intrinsecamente dotato”[2].

Si può affermare che “l’embrione dal tempo della fusione dei gameti è un reale individuo umano, non un potenziale individuo umano”[3]

Si cita il documento del Centro di Bioetica della Facoltà di Medicina e Chirurgia A. Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel quale si attesta che “l’embrione fin dalla fecondazione è un individuo umano che inizia il suo ciclo vitale … sviluppa un programma suo interno il quale come programma è già completo, sufficiente, individualizzato ed attivante sé stesso” [4].

Si ritiene di ricordare il prof. Jerome Lejeune, professore di genetica fondamentale all’Università di Parigi, riportando da Trentadue, Agenzia di stampa del Movimento per la Vita Italiano, 11 marzo 1983, la conclusione della sua deposizionein data 23 aprile 1981, innanzi ad una Commissione del Senato degli Stati Uniti: Accertare il fatto che dopo la fecondazione un nuovo essere umano è venuto ad esistere non è più una questione di gusto o di opinione. La natura umana dellessere umano, dal concepimento sino alla vecchiaia, non è unipotesi metafisica, ma una evidenza sperimentale.

Il Comitato nazionale di bioetica si è occupato più volte della vita prenatale affermando “il dovere morale di trattare l’embrione fin dalla fecondazione, secondo criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuiscono comunemente le caratteristiche di persona”.

La motivazione mette in chiaro l’evidenza scientifica: “l’embrione non è una cosa dal momento che la sua stessa natura materiale e biologica lo colloca tra gli esseri appartenenti alla specie umana”.

Ne consegue che il semplice possesso della natura umana implica per ogni individuo il fatto di essere persona”[5]

È di attualità il parere reso dal C.N.B. in data 11.4.2003 in tema di utilizzo delle cellule staminali embrionali, nel quale si conferma, sulla base delle risultanze scientifiche, che “gli embrioni umani sono vita umana a pieno titolo ed esiste quindi il dovere morale di sempre rispettarli e proteggerli nel loro diritto alla vita”[6]

2.1. La vita prenatale.

Il nuovo uomo all’istante di inizio è dato da una unica cellula.

Da questa cellula derivano tutte le altre che compongono il nostro organismo.

Lo sviluppo è caratterizzato dalla “autonomia del nuovo essere umano nel processo di auto duplicazione” e presenta la “proprietà della continuità”, cui sono strettamente “correlate le caratteristiche di gradualità e di coordinazione dello sviluppo” stesso[7].

L’embrione è lindividuo umano che va dalla fecondazione al termine dell’ottava settimana”, cui compete “la dignità di persona”, poiché “non esiste nella vita intrauterina e prenatale un momento di non vita umana e di vita umana” [8].

Dopo l’ottava settimana siamo di fronte al feto che “sente, ricorda, sogna, prova dolore e piacere. Ha desideri …” [9].

È stato dimostrato lo “scambio sensoriale e affettivo madre figlio”[10], durante la gestazione.

Si sostiene che la relazione con l’altro caratterizza la persona; ciò avviene anche nella vita prenatale. Il nascituro concepito è in stretto, e necessario, rapporto con la madre; e, poiché si tratta di vita all’inizio, il dialogo si risolve negli scambi nutrizionali, ormonali ed ematici fra la placenta e lembrione e poi il feto[11]. In conclusione: le risultanze scientifiche attestano che dal concepimento al naturale termine siamo sempre in presenza dello stesso essere umano che sviluppa il suo ciclo vitale ed in ogni momento è titolare della dignità umana.

 

3.    La protezione legale del concepito.

  • La dignità del concepito

Il principio “etico giuridico”[12] al quale devono attenersi le norme sulla vita prenatale, per tutto il periodo dal concepimento all’evento della nascita, è dato dalla dignità che inerisce all’uomo[13], per la sua naturale predisposizione alla comunità, in ogni momento del suo sviluppo.

Tale dignità, essenziale per la giuridicità dei rapporti fra i soggetti di una comunità, spetta al concepito in quanto essere umano.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel preambolo, al punto primo, riconosce che la “dignità” dell’uomo appartiene “a tutti i membri della famiglia umana” e, quindi, al nascituro concepito che, con il suo apparire all’atto del concepimento e successivo sviluppo, in effetti determina la continuazione della “famiglia umana”. Ponendo mente a questo dato, incontestabile, si rileva che il permanere della società umana, nella sua interezza o per frazioni, si lega indissolubilmente al concepito, di cui deve ammettersi il valore, esistenziale e giuridico.

Infatti, la comunità, con il suo ordinamento, nella carenza dei consociati tende a dissolversi e, per fasi successive, a cessare, salvo essere assorbita da altra comunità statuale. Pertanto, la dignità umana, con tutta priorità e necessità, compete al concepito.

Sono state mosse critiche al concetto di dignità in quanto “giuridicamente inutile”[14] .Tale tesi non è condivisa. Si richiama dottrina che considera la dignità umana un “diritto autonomo”: un diritto fondamentale, il cui contenuto è costituito dal diritto alla vita e dagli altri diritti previsti negli artt. da 2 a 5 del Titolo I della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea[15].

A mio avviso può dirsi che la dignità umana introduce negli ordinamenti giuridici i diritti inviolabili dell’uomo, preesistenti al diritto positivo[16].

A sostegno si può richiamare la Costituzione Tedesca del 23 maggio 1949[17]. L’art. 1 (Promozione della dignità umana)[18], stabilisce. La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statuale rispettarla e proteggerla”.

Ed al comma 2 si prevede: Il popolo tedesco riconosce quindi gli inviolabili ed inalienabili diritti delluomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia.

Può accogliersi l’interpretazione sud- detta: infatti, in forza dell’affermazione nella Carta Costituzionale Tedesca, al primo articolo, della dignità umana, ed in virtù di essa dignità, cui “ogni potere statuale” deve rispetto e tutela, si sancisce il riconoscimento, e la garanzia costituzionale, dei diritti “inviolabili” ed “inalienabili” dell’uomo, stabiliti “come fondamento di ogni comunità umana”.

La prospettiva del Costituente tedesco si allarga “ad ogni comunità umana” per il richiamo “della pace e della giustizia”, che vengono assicurate con il rispetto e la protezione della dignità umana, cioè con la tutela integrale della vita di ogni essere umano.

  • La tutela del concepito secondo la Costituzione

La protezione, prevista dai Costituenti per il nascituro concepito, è integrale ed interviene sin dal primo istante in cui si manifesta il nuovo uomo con la vita della prima cellula.

L’asserto si fonda sugli articoli 2 e 3, comma 2 della nostra Costituzione[19]. L’articolo 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili che appartengono all’uomo nel contesto del suo continuo sviluppo. Quest’ultimo assume rilevanza costituzionale sia in forza del riferimento dell’art. 2, prima parte del comma unico, allo svolgersi della personalità dell’uomo “come singolo” e “nelle formazioni sociali”, sia ai sensi del disposto del comma 2 dell’art. 3 Cost., ove espressamente si fa obbligo alla “Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale … che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”[20].

Lo sviluppo è un bene dell’uomo, un “valore costituzionale”[21]; esso attiene a tutto l’arco della vita umana, e, perciò, anche alle prime fasi dell’esistenza, a partire dal concepimento. L’embrione ha diritto allo sviluppo in utero per le suddette norme della Costituzione.

È poi evidente che lo sviluppo si fonda sul primario diritto alla vita ed è connesso con gli altri diritti inviolabili, alla salute (art. 32 Cost.), alla integrità fisica e psichica, alla identità, ed a nascere[22].

Si annota che le statuizioni della Costituzione sul diritto allo sviluppo fanno venire meno ogni discriminazione fra vita prenatale e vita dopo la nascita: quest’ultima non è che un momento dello sviluppo[23].

Infine, il riconoscimento e l’attribuzione dei suddetti diritti inviolabili al concepito ne determinano la personalità di ordine giuridico.

 

  • Sul Titolo II Costituzione Italiana.

La tutela costituzionale del nascituro concepito si rileva, altresì, dalle norme degli artt. 29, 30 e 31 del Titolo II della Carta Costituzionale.

Nell’attuale situazione di preoccupante declino demografico assume importanza l’attenzione ai principi della maternità e della paternità che reggono la generazione dei nuovi appartenenti alla comunità.

Ai sensi dell’art. 29 Cost. la famiglia, costituita con il matrimonio, è riconosciuta valore fondamentale e diritto di rango costituzionale; valore che si riversa sulle finalità dell’istituto familiare, tra le quali hanno particolare riconoscimento e garanzia la maternità e la paternità. Nelle norme degli artt. 30 e 31 Cost. i genitori, anche se non uniti in matrimonio, trovano la protezione accordata ai coniugi; e ciò per i richiamati principi della maternità e paternità, e per il principio della filiazione che, ai sensi dell’art. 30, – in particolare comma 3 – Cost., si colloca nella generazione come valore primario e preminente.

Si osserva che nel rapporto giuridico di maternità, e di paternità, è essenziale, oltre al genitore, la presenza del soggetto generato, il figlio. Il valore costituzionale della generazione attiene alla madre, al padre, e al figlio, sia nel matrimonio che al di fuori del vincolo nuziale: se manca il figlio non vi è maternità né paternità.

Il figlio ha tutela costituzionale pari – quanto meno – a quella concessa ai genitori.

È significativa l’affermazione, anche in Convenzioni Internazionali, del “superiore interesse del figlio minore”, che deve avere “una considerazione preminente”[24].

Il concepito è il figlio, nel periodo di gravidanza, e, nella procreazione medicalmente assistita ex legge 40 del 2004, anche prima dell’impianto in utero, cioè dal concepimento che dà luogo al nuovo essere umano.

Pertanto, il concepito è titolare della protezione accordata dalla Costituzione e dei diritti inviolabili dell’uomo; ed è, quindi persona di ordine giuridico.

 

  • Il diritto alla vita del concepito

L’uomo, per la sua vocazione alla polis, costituisce la comunità e determina le regole della convivenza; è l’artefice dell’ordinamento giuridico.

Quest’ultimo stabilisce le norme sulle azioni dell’uomo, cioè sui rapporti giuridici tra i soggetti della convivenza, ma non può statuire sull’essere dell’uomo e sulla sua dignità, che viene riconosciuta nelle democrazie.

L’uomo è un prius rispetto all’ordinamento che non può sconvolgerne l’essere e la naturale vocazione, come, invece, si verifica negli ordinamenti dispotici.

Le predette considerazioni trovano conferma sempre negli artt. 2 e 3 della Costituzione Italiana, ove vengono affermati il principio personalista ed il principio di uguaglianza, con esclusione di discriminazioni tra gli individui, e si sancisce il diritto alla vita di ogni essere umano.

Giova il richiamo della sentenza della Corte Costituzionale del 10 febbraio 1997 n. 35, estensore Vassalli[25], la cui motivazione si incentra sul diritto alla vita del concepito: “Il diritto alla vita, inteso nella sua estensione più lata” è “da iscriversi tra i diritti inviolabili, e cioè tra quei diritti che occupano nell’ordinamento una posizioneprivilegiata in quanto appartengono – per usare l’espressione della sentenza n. 1146 del 1988 – all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione Italiana”.

La decisione in esame, con in- eccepibile interpretazione valoria-le, si riporta all’art. 1, comma terzo, L. 194 del 1978 e rileva che “lo Stato, le Regioni e gli Enti locali sono impegnati a sviluppare i servizi socio-sanitari per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

La Corte, risolutivamente, osserva che “in dette proposizioni non solo è contenuta la base dell’impegno delle strutture pubbliche … ma è ribadito il diritto del concepito alla vita”.

Per quanto sopra esposto è di tutta evidenza che al concepito viene riconosciuto il diritto alla vita, con gli inerenti diritti inviolabili.

In conclusione: per “la protezione che il testo costituzionale accorda al concepito”[26], ineccepibilmente se ne può affermare la personalità giuridica.

 

4)   La negazione della personalità di ordine giuridico del nascituro concepito.

  • Buona parte della dottrina civilistica[27] non condivide la tesi che il nascituro concepito abbia personalità

Allo stesso si riconosce tutela che, però, si affievolisce o viene meno nel contrasto con il soggetto dichiarato “persona” a sensi del comma 1 dell’art. 1 del codice civile. Il che si verifica nell’aborto volontario ex legge n. 194 del 1978.

La citata norma del codice civile del 1942 (Libro Primo, Titolo I, Delle Persone fisiche) dispone che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”.

La dottrina prevalente definisce la capacità giuridica come attitudine ad essere titolare di diritti e doveri; e si ritiene che tale concetto coincida con la personalità giuridica[28] , questa compete all’uomo soltanto dopo la nascita.

Tale asserto non può essere condiviso perché in contrasto con la Costituzione. Come sopra mostrato (paragrafo 3.2), per l’art. 2 Cost. l’uomo nella sua vita prenatale è titolare di interessi di rango costituzionale, – cui corrispondono i diritti inviolabili alla vita, alla identità, allo sviluppo-, così come dopo la nascita; la sua rilevanza giuridica, come persona e soggetto di diritti, è identica sia nello sviluppo prenatale che in quello successivo alla nascita.

Pertanto, riconosciuta dalla Costituzione la personalità giuridica dell’uomo nel suo integrale sviluppo, l’evidente logica conclusione è quella che “l’attitudine ad essere titolare di rapporti giuridici” sussiste anche in capo al concepito.

Appare chiaro che l’art. 1, comma 1, cod. civ. del 1942, negando all’uomo nella vita prenatale la capacità giuridica (- cioè, secondo la maggior parte della dottrina, la personalità giuridica -) contraddice al disposto costituzionale.

 

  • Il codice civile del 1865[29], all’art. 1, stabilisce che “ogni cittadino gode dei diritti civili”, e, quindi, è persona di ordine

Per l’art. 4 “il figlio di padre cittadino” è “cittadino”. Ed è titolare dei diritti civili alla pari del padre.

Si sottolinea che, ai sensi degli artt. 4 e 224 cod. civ. 1865, è “figlio” non solo il figlio nato, ma anche il figlio nascituro concepito. Infatti, per il disposto del predetto art. 224, comma 1, il padre rappresenta i figli nati e nascituri in tutti gli atti civili, e ne amministra i beni.

Il padre, soggetto di diritto e persona, nel rapporto giuridico di rappresentanza, esplica la sua attività, per il potere conferitogli dalla norma, certamente non per una cosa, ma a favore di un soggetto e persona, di pari dignità. Il nascituro concepito è figlio, cittadino a tutti gli effetti, e, perciò, “gode dei diritti civili” quale persona di ordine giuridico.

 

  • È d’obbligo osservare che il codice civile del 1942, a riguardo della rappresentanza dei figli da parte del genitore, non si differenzia dal codice del 1865 per quanto attiene alla individuazione dei soggetti rappresentati.

L’art. 320 cod. civ. 1942, come sostituito da L. 19.5.1975, n. 151 (art. 143) (Diritto di famiglia), dispone che i genitori “rappresentano … i figli nati o nascituri in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni …”.

A questa norma, nella riforma della filiazione, il Decreto Legislativo 28 dicembre 2013 n. 154, per delega

dell’art. 2 della legge 10 dicembre 2013, n. 219, ha apportato con l’art. 44 le seguenti modificazioni, che si trascrivono:

  1. la parola: “potestà” ovunque presente è sostituita dalla “responsabilità genitoriale”;
  2. al primo comma dopo le parole: “i figli nati o nascituri” inserire le seguenti “fino alla maggiore età o all’emancipazione”.

Pertanto, non si può contestare che il nascituro è figlio.

Si rileva, poi, dalla modifica di cui alla lettera b) che il legislatore delegato, usando le parole: “i figli nati e nascituri … fino alla maggiore età o alla emancipazione”, cioè indicando il momento di termine, e non quello di inizio, della responsabilità genitoriale, ha recepito il concetto, insito nel valore costituzionale dello sviluppo della vita umana senza soluzione di continuità, che il figlio è tale non solo se è nato, ma anche se nascituro. In altre parole, la responsabilità genitoriale deve esplicarsi sin dal momento del concepimento, che si riconferma quale inizio della vita del figlio. Pertanto il concepito nascituro è figlio anche secondo il vigente codice civile.

 

  • A conferma dell’asserto è bene esaminare ulteriormente la riforma della filiazione effettuata con la legge delega 219/2012 e il decreto di attuazione n. 154/2013 sopra riportati[30]. L’attenzione va posta sull’art. 315 c.c., attualmente vigente a seguito della sostituzione disposta dall’art. 1. comma 7, della L. 219/2012. La norma ha stabilito lo stato giuridico della filiazione: “Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”, che è unico.

Le differenze tra i figli legittimi e figli naturali sono state abolite: l’ultimo comma dell’art. 1, L. 219/2012 sostituisce i termini “figli legittimi” e “figli naturali” con la parola “figlio”.

La riforma in esame indubbiamente ha tenuto in debito conto i principi costituzionali personalista e di uguaglianza. Alla luce delle suddette innovazioni rileviamo a riguardo della filiazione.

Dall’art. 231 c.c., come sostituito dall’art. 8 del decreto legislativo n. 154 del 2013, si dispone, sulla “Paternità del marito”, che “il marito è il padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio”. Non si può disattendere che il concepito sia, a tutti gli effetti, figlio.

In tema di riconoscimento, in forza dell’art. 250 c.c., modificato dalle riforme del 1975 e del 2012, il padre e la madre possono riconoscere, con le modalità stabilite nell’art. 254 c.c., il figlio nato o concepito fuori dal matrimonio, anche se all’epoca del concepimento erano uniti in matrimonio con un’altra persona.

Ai sensi dell’art. 254 c.c., modificato dal Decreto Legislativo n. 154/2013 con l’art. 25, il riconoscimento del figlio è fatto nell’atto di nascita, ma anche “con un’apposita dichiarazione posteriore alla nascita o al concepimento” davanti all’ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico o in un testamento.

Si noti che è idonea al riconoscimento la dichiarazione posteriore al concepimento ed anteriore alla nascita; il che significa che può essere riconosciuto il figlio non ancora nato, ma concepito; cioè, con tutta chiarezza, il nascituro concepito è figlio.

In effetti, la riforma della filiazione del 2012.2013 non fa alcuna differenza tra figlio nato e figlio prima della nascita.

 

  • Lo stato giuridico del figlio si compendia di vari diritti

In merito occorre esaminare l’art. 315 bis c.c., inserito, dopo l’art. 315, dalla legge n. 219 del 2012. Ai sensi del comma 1 della predetta norma il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il disposto, certamente, si applica al nascituro concepito e ben può ritenersi il di lui diritto ad essere mantenuto ovviamente in vita e ad avere tutte le cure necessarie, con la corrispondente responsabilità dei genitori ai sensi dell’art. 316 cod. civ, come sostituito dall’art. 39 D.lgs. 154/2013.

Inoltre, con lo sguardo alle “sue capacità … e inclinazioni naturali”, si accredita il diritto del concepito a nascere, diritto inviolabile che sussiste prima ancora del riconoscimento da parte dell’ordine giuridico, e che è garantito dalla Costituzione; stesso discorso vale per il diritto alla identità che spetta al concepito.

Il secondo comma dell’art. 315 bis prevede il diritto del figlio a crescere in famiglia e di “mantenere rapporti significativi con i parenti”.

Il diritto alla crescita del nascituro concepito si traduce nel diritto allo sviluppo in utero per la generazione secondo natura, mentre a riguardo dell’embrione costituito in provetta, – essere umano e persona -, deve parlarsi di diritto all’impianto in utero e sviluppo durante il periodo di gravidanza della madre.

Per quanto attiene al rapporto significativo con i parenti, devesi richiamare all’attenzione l’art. 1, comma 1 della legge 219/2012, che ha sostituito l’art. 74 del codice civile.

Secondo il novellato art. 74 c.c. la parentela è “il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite”, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta fuori dal matrimonio.

La norma parla di vincolo tra persone. Per quanto sopra osservato, il concepito, sia all’interno del matrimonio che fuori dello stesso, è figlio, discendente dallo stesso stipite, e, quindi, anche se non è ancora nato, è persona alla pari delle altre persone unite dal “vincolo parentale”[31].

Per l’art. 315 bis il nascituro concepito ha diritto di avere con gli altri parenti un rapporto significativo. Pertanto, ai sensi del nuovo art. 74 c.c. e dell’art. 315 bis, comma 2, c.c. il concepito partecipa al rapporto giuridico con i genitori ed i parenti non più come oggetto di tutela, ma come soggetto, come “persona” titolare dei diritti della personalità, stabiliti dalla riforma della filiazione in esame.

Si ribadisce: non vi è distinzione tra figli fuori del matrimonio e figli in costanza di matrimonio, e neppure vi è differenza tra figlio prima della nascita, il concepito, e figlio dopo la nascita: per la madre il concepito che tiene in seno, il bimbo nato che allatta, il ragazzo che accompagna a scuola, il giovane che si afferma nella comunità, è sempre il figlio; e per l’ordinamento giuridico il figlio è sempre una persona.

Il rapporto significativo dei parenti con il nascituro concepito si attuerà con riguardo della vita propria dello stesso durante la gestazione.

 

5. Conclusione.

Si richiama che il nascituro concepito gode della protezione costituzionale, e questo lo rende sicuramente persona di ordine giuridico, come si è ampiamente dimostrato.

Si aggiunge che al concepito dal legislatore della riforma della filiazione, ex legge 219/2012 e decreto attuativo n. 154/2013, sono stati attribuiti i diritti personali che spettano ad ogni figlio.

Pertanto, al concepito è stata riconosciuta “l’attitudine” ad essere titolare di diritti; il che significa aver capacità giuridica, nell’accezione della prevalente dottrina civilista.

Sorge, però, una forte contraddizione tra la normativa della predetta riforma della filiazione e l’art. 1 codice civile, che lega la capacità giuridica al momento della nascita, escludendo il nascituro, pur se già vivo, figlio (- il concepito non può che essere figlio -) e titolare di diritti.

Necessita rilevare che le leggi della riforma in esame sono successive nel tempo all’art. 1 c.c.; questa norma devesi ritenere abrogata per quel che concerne la rilevanza del fatto “nascita” a riguardo dell’acquisizione della capacità giuridica da parte del concepito?

Se si esclude l’effetto abrogativo si rende necessario l’intervento del legislatore per la modifica dell’art. 1 c.c.al fine di superare la stridente contraddizione sopra indicata[32].

Nel frattempo, resta fermo che, ove si insista nella convinzione che l’essere umano sia persona di ordine giuridico solo a seguito della nascita, si cade nel prospettato contrasto con la Costituzione Italiana: artt. 2 e 3, comma 2.

[1] Al fine di riferire su tanti attestati scientifici mi permetto, per brevità, indicare: F. Vitale, La vita prenatale. Spunti per la tutela, in Vitanews. org, 10.11.2017, del Movimento per la Vita Italiano, pagg. 7-10

[2] Cfr. A. Serra e R. Colombo, Identità e statuto dell’embrione umano, Libreria Editrice del Vaticano, 1998, pag. 129.

[3] Cfr. A. Serra e R. Colombo,op. cit. pag. 146.

[4] Cfr. Centro di Bioetica della Facoltà di Medicina e Chirurgia A. Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Identità e statuto dell’embrione umano, Documento, in Medicina e Morale, 1996, n. 6, pag. 9 e segg

[5] Cfr. Comitato Nazionale di Bioetica, Identità e Statuto dell’embrione umano, 22 giugno 1996, in Medicina e Morale, 1997,2, pagg. 328-329

[6] Cfr. Comitato Nazionale di Bioetica, Parere su ricerche utilizzanti embrioni umani e cellule staminali, 11 aprile 2003, in Medicina e Morale 2003, 4, pagg. 725-726. Sui pareri del C.N.B. cfr. Carlo e Marina Casini, Lo Statuto dell’Embrione umano. Riflessione dopo la sentenza costituzionale n. 229 del 2015, in Diritto di Famiglia e delle Persone, 2016, 1, pag. 207 e segg

[7] Cfr. Il  prof. Bompiani sull’embrione umano: Considerazioni ontologiche e Statuto etico-giuridico, in Zenit.org 24.2.2006, che riporta l’intervento del prof. Adriano Bompiani nella conferenza stampa di presentazione del Congresso Internazionale “L’embrione umano nella fase del preimpianto. Aspetti scientifici e considerazioni bioetiche”, 27-28 febbraio 2006, in Vaticano

[8] Cfr. G. Concetti, L’embrione uno di noi, Edizioni Vivere In, 1997, pag. 17 e segg

[9] Cfr. C. V. Bellieni, L’alba dell’io, Firenze, Società editrice Fiorentina, 2004, pagg. 10-11; cfr. altresì Zenith. org 24.5.2006, con la notizia che il prof. K. J. Anand, in un intervento nella rivista “Pain Clinical Updates”, ha confermato che il feto prova dolore

[10] Cfr. C. V. Bellieni, op. cit. pagg. 13-21

[11] Cfr. Leonardo Ancona, Impianto e sviluppo della personalità, in Vita prenatale e sviluppo della personalità, a cura di S. Astrei e A. Bevere, Cantagalli editore, 2003, pag. 21 e segg.; cfr. altresì, L. Liverani, Il feto cura la madre con le staminali, in Avvenire 14.11.2001. L’articolo riporta quanto riferito dal prof. Mancuso Salvatore in sede di Congresso Internazionale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum: “in gravidanza le cellule staminali del feto passano la placenta ed accorrono lì dove si presenta una lesione per portare soccorso all’organismo materno”.

[12] Cfr. Luigi Mengoni, Ermeneutica e Dogmatica giuridica, in Dogmatica giuridica, Milano, Giuffrè editore, 1996, pag. 39 e segg.

[13] Sul principio della dignità dell’uomo si cita il recente saggio di Francesco Donato Busnelli, Le alternanti sorti del principio di dignità della persona umana, in Rivista di Diritto Civile, 5/2019, pag. 1071 e segg.; cfr. altresì G. M. Flick, Elogio della dignità, Città del Vaticano, 2015, pag. 10

[14] Cfr. G. Cricenti, La dignità nel biodiritto, in Nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2012, II, pag. 95 e segg.; v. pag. 105

[15] Cfr. Rosolillo, in Commentario breve ai Trattati dell’Unione Europea, a cura di Pocar e Baruffi, CEDAM, II ediz., pag. 1655,sub. Tit. I, art. 1 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

[16] Cfr. F. Vitale, La vita prenatale. Spunti per la tutela, op. cit., pag. 10

[17] Nel 2006 vi è stata una riforma della Costituzione Tedesca; l’art.1, richiamato nel testo, è rimasto identico

[18] Sull’art. 1 (Promozione della dignità umana) della Costituzione Tedesca: cfr. F. P. Casavola, Tornare alle radici. Per la ricostruzione della democrazia, Assisi, 2014, pag. 18

[19] Sul tema mi sono intrattenuto in un precedente elaborato: cfr. F. Vitale, La personalità di ordine giuridico del nascituro concepito secondo il vigente diritto di famiglia, in Iustitia, 3/2016, pag. 357 e segg., in particolare pag. 370

[20] Cfr. Corte Costituzionale 10.5.1999, n. 167, in Giustizia Civile, 1999, I, 1524. Nella sentenza si afferma che la “Carta Costituzionale pone come fine ultimo dell’organizzazione sociale lo sviluppo di ogni singola persona umana”.

[21] Cfr. A. Nicolussi, Lo sviluppo della persona umana come valore costituzionale e il così detto biodiritto, in Europa e diritto privato, 4/2009, pag. 1 e segg.

[22] Cfr. F. Vitale, Concepito, Costituzione Italiana e Dichiarazione e Convenzione sui diritti del Fanciullo, in SiallaVitaweb, Rivista on line del Movimento per la Vita Italiano, 12, dicembre 2019

[23] Cfr. Schlesinger, Il concepito e l’inizio della vita umana, in Rivista di diritto civile, 2008, I, pag. 247 e segg

[24] Cfr. Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 23 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 25.5.1991, n. 176; vedasi art. 3, comma 1, e art. 21, comma 1.

[25] Cfr. Sent. Corte Costituzionale n.35 del 1997, in Giustizia Civile, 1997, pag. 293 e segg.

[26] Cfr. Busnelli – Palmerini, Clonazione, in Dig. disc. priv. Sez. civile, Primo aggiornamento, Torino, 2000, pag. 158

[27] Ex multis: F. Galgano, Diritto Privato, Padova, 1990, 72; P. Rescigno, Nascita, in Dig. disc. priv. Sez. civ., XXIII, Torino, 1995, 11; C. M. Mazzone, La tutela reale dell’embrione, in N.G.C.C. 2003, pag. 457 e segg.; Lipari, Legge sulla procreazione artificiale e tematiche legislative, in Riv. Trim. Dir. Proc. Civ. 2015, pag. 515 e segg.

[28] Cfr. F. Galgano, Trattato di diritto civile, Vol., I, III Ediz., CEDAM 2015, pag. 144 e segg.

[29] Cfr. Codice Civile, promulgato con r.d. 25 giugno 1865 n. 2358, in forza della L. 2 aprile 1865, n. 2215, in Manuali Hoepli, a cura di L. Franchi, Ulrico Hoepli editore, 1897

[30] Cfr. sulla riforma della filiazione (L. 219/2012 e D.Lgs. 154/2013), F. Vitale, La personalità di ordine giuridico del nascituro concepito…, op. cit., pag. 359 e segg.

[31] Cfr. F. Vitale op. ultima cit., pag. 361

[32] Cfr. Carlo Casini – Marina Casini Bandini, La dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e la capacitò giuridica del concepito, in Movimento per la Vita Italiano, I edizione 2019: a pag. 91 è riportato il testo della proposta di legge di iniziativa popolare per modificare l’art. 1 codice civile.

 

La vicenda della protezione legale del concepito e l’art. 1 del Codice civile italiano del 1942 (.pdf)