Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la VIta Italiano

Carissimi

questo tempo ci porta a riflettere su un passaggio dell’“Evangelium Vitae” (n. 28): dobbiamo essere tutti «pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la “cultura della morte” e la “cultura della vita”. Ci troviamo  non  solo “di fronte”, ma, necessariamente “in mezzo” a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi con lineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita».

Lo scontro tra il male e il bene, la morte e la vita, avviene su diversi livelli. Un primo livello è quello in cui il male è da tutti riconosciuto come tale ed è collegato alla distruzione della vita; il bene è chiamato bene ed è collegato alla custodia della vita. Appartengono a questa sfera, per esempio, la lotta a per sconfiggere la pandemia, i tentativi di fermare le tante guerre- e il connesso commercio di armi – che affliggono il mondo, gli sforzi per evitare le morti in mare dei migranti, la costruzione di spazi di accoglienza per dare ospitalità ai profughi in fuga dalla miseria e dalla persecuzione, la tutela delle donne e dei minori vittime violenza, le aggressioni nei confronti dell’ambiente che inquinando il pianeta e minacciano la vita degli uomini… Al di là dell’incapacità, delle inadeguatezze e delle difficoltà di fronteggiare queste situazioni, in generale non è in discussione che si tratti di mali da estirpare, anzi, l’impegno è volto a trovare soluzioni a favore della vita.

C’è però un altro livello dello scontro, più subdolo, ed è quello del sovverti- mento, della confusione, dell’inganno. Il male è considerato bene, il dare la morte un progresso a servizio del quale si mettono addirittura l’organizzazione statale e la stessa medicina. Anziché tutelare la vita, la vita viene minacciata e aggredita e i comportamenti che ne derivano vengono presentati come socialmente rispettabili se non persino doverosi; l’attacco ha come obiettivo quello di cambiare il modo di pensare dei popoli, cioè di cambiare i criteri del giudizio morale e giuridico. Sappiamo che tutto ciò riguarda la vita sbocciata oppure afflitta dalla malattia o dalla disabilità. Conosciamo le “mosse” e le dinamiche, ma anche le forze in campo che si avvalgono di potenti organizzazioni internazionali per oscurare il valore dell’esistenza umana.

Eppure, nonostante tutto, noi abbi- amo «l’ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita» e dunque a favore della speranza, della fiducia, del futuro, della gioia… L’invito con cui Papa Francesco (17 aprile u.s., Messa a Santa Marta) ha esortato a pregare per le mamme che portano in grembo un figlio e che vivono un momento di inquietudine, conferma questa strada.

«In quale mondo vivrà mio figlio? […] Preghiamo per loro, perché il Signore dia loro il coraggio di portare avanti questi figli con la fiducia che sarà certamente un mondo diverso, ma sempre sarà un mondo che il Signore amerà tanto». Quattro spunti di riflessione: il figlio è sempre portatore di speranza per la sua mamma e per la società; non si può amare il figlio senza amare la madre e viceversa; il creato è amato da Dio e, anche se contaminato dal male che oscura il disegno originario, l’uomo è il capolavoro della creazione; lo sguardo sul concepito illumina il valore di tutta la vita umana.

 

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