Covid-19: In Canada le lobby pro-eutanasia si preparano all’attacco di Giovanna Sedda

I momenti di crisi sono quelli di maggiore debolezza di ogni società. Non stupisce quindi che le lobby proeutanasia stiano usando l’attuale emergenza legata alla pandemia da COVID 19 per alzare il tiro delle loro incursioni nel sistema sanitario, specialmente in quello delle istituzioni sanitarie di ispirazione religiosa. Un esempio viene dal Canada per mano dell’associazione CAMAP che riunisce medici e operatori coinvolti nei servizi MAiD, letteralmente, servizi di assistenza medica nel morire. In un recente documento la CAMAP punta proprio sull’emergenza in corso per spingere le cliniche gestite da enti religiosi che rifiutano di praticare l’eutanasia ad acconsentire a tale pratica. Secondo il gruppo, infatti, l’epidemia impedisce di trasferire i pazienti da un ospedale all’altro (una misura adottata in diverse regioni per limitare il contagio), specialmente le persone ricoverate nei reparti e nelle cliniche dedicate alla lungodegenza che sono spesso gestite da gruppi religiosi che non rifiutano l’eutanasia. Questo impedirebbe il trasferimento in altre cliniche che, al contrario, la praticano, limitando – secondo CAMAP – la libertà dei pazienti circa la scelta dei “trattamenti” disponibili. Ragione per cui, concludono, nell’impossibilità di trasferire i pazienti, dovrebbero essere le stesse cliniche religiose a consentire la pratica dell’eutanasia in loco. Sempre CAMAP sta, per esempio, spingendo affinché le valutazioni e l’approvazione per l’eutanasia sia consentita anche attraverso la telemedicina, ovvero a distanza e in forma telematica senza alcuna verifica fisica sui pazienti. Una modalità che lascia considerevoli dubbi circa la qualità dei giudizi ma che è stata comunque autorizzata in una delle provincie canadesi. Ovviamente CAMAP punta per una estensione a tutto il territorio nazionale sulla base delle difficoltà registrate dal sistema sanitario durante l’emergenza. Pressioni simili non sono nuove nel paese, dove i centri sanitari “faithbased” (cioè gestiti da chiese o ordini religiosi) sono rimasti saldi nel loro ideale di rispetto della vita umana e rifiutano ogni forma di eutanasia sebbene consentita dalla legge. Nonostante CAMAP spinga per avere eccezioni temporanee, solo per la durata dell’emergenza COVID, i gruppi pro-life in Canada temono che ogni cedimento in questo frangente possa rappresentare un punto di non ritorno, e con ogni probabilità hanno pienamente ragione.

 

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