Una scienza giusta

Il tema affrontato apre prospettive di grande rilievo circa interventi curativi sconosciuti alla medicina ed alla chirurgia del passato, e che il moderno progresso scientifico rende oggi possibili o promette di rendere possibili nel prossimo futuro. Il cristiano, come del resto ogni uomo di buona volontà, non può che rallegrarsi per i passi che la scienza muove sulla strada aperta verso terapie sempre più tempestive ed efficaci, anche nei campi più delicati e cruciali. Nel prendere atto con gioia dei risultati finora ottenuti, la Chiesa è ben lieta di incoraggiare quanti mettono a frutto i talenti della loro intelligenza in quel settore importantissimo della ricerca medica, che concerne i primi mesi di esistenza dell’essere umano.

Non è chi non avverta, per altro, i rischi a cui va incontro ogni intervento terapeutico su di un essere che, essendo appena sbocciato alla vita, è particolarmente fragile ed esposto, più che in tempi successivi, ad esiti letali o a danni irreversibili, memore del precetto dell’antica saggezza: primum non nocere, l’uomo di scienza porrà pertanto ogni cura nel non danneggiare quella vita che egli intende salvare e migliorare, ispirando le sue decisioni alla massima prudenza e cautela. A questo proposito, converrà intanto ribadire che molte malformazioni congenite, essendo di natura ereditaria, possono essere opportunamente prevenute in sede di consultorio matrimoniale, tenendo presenti i sempre validi orientamenti indicati in questa materia dal Papa Pio XII (Disc. al VII Congr. Internaz. di Ematologia, 12 nov. 1958). Le scoperte del P. Gregorio Mendel, e della Genetica che da esse prese origine, consentono di quantificare il rischio di malattie ereditarie. Compito del sanitario responsabile sarà perciò quello di valutare, nel vasto ambito delle malformazioni possibili, quelle che risultano probabili sulla base di un attento studio dell’albero genealogico delle persone interessate a chiamare alla vita un nuovo essere.

Oggetto particolare delle vostre riflessioni nel corso di questo Convegno sono state le malformazioni già in atto nel concepito e le varie tecniche a cui è possibile ricorrere allo scopo di porle in evidenza e di tempestivamente curarle. E’ argomento, questo, che rientra unicamente nella vostra competenza.

A me qui preme di richiamare alcuni valori morali di fondo, ai quali è doveroso riferirsi costantemente, se si vuole evitare che avanzamenti nel campo della scienza si rivelino invece paurosi arretramenti nel campo dell’umano. In questa prospettiva occorre innanzitutto riaffermare la sacralità della funzione procreativa, nella quale l’uomo e la donna collaborano con Dio in ordine alla propagazione della vita umana secondo i piani della sua trascendente economia. Non è il caso che ripeta qui quanto ho scritto nell’esortazione apostolica Familiaris consortio a questo proposito. Non posso però fare a meno di ribadire la severa condanna, radicata nella stessa legge naturale, di ogni diretto attentato alla vita dell’innocente: l’essere umano che si sviluppa nel seno materno è l’innocente per antonomasia.

E’ chiaro pertanto che le ricerche endouterine tendenti ad individuare precocemente embrioni o feti tarati per poterli eliminare prontamente mediante l’aborto, sono da ritenere viziate all’origine e, come tali, moralmente inammissibili.

Ugualmente inaccettabile è ogni forma di sperimentazione sul feto che possa danneggiare l’integrità o peggiorarne le condizioni, a meno che si tratti di un tentativo estremo di salvarlo da morte sicura, giacché vale per esso il principio generale che interdice la strumentalizzazione di un essere umano a vantaggio della scienza o del benessere altrui.

Quali saranno, dunque, i criteri ai quali si ispirerà il sanitario desideroso di conformare la propria condotta ai fondamentali valori della norma morale? Egli dovrà innanzitutto valutare attentamente le eventuali conseguenze negative che l’uso necessario di una determinata tecnica d’indagine può avere sul concepito, ed eviterà il ricorso a procedimenti diagnostici circa la cui onesta finalità e sostanziale innocuità non si possiedono sufficienti garanzie. E se, come spesso avviene nelle scelte umane, un coefficiente di rischio dovrà essere affrontato, egli si preoccuperà di verificare che esso sia compensato da una vera urgenza della diagnosi e dall’importanza dei risultati con essa raggiungibili in favore del concepito stesso.

Quando poi fosse appurata la presenza di una malformazione, il sanitario non mancherà di porre in essere tutti i sussidi terapeutici sicuri che, allo stato attuale della ricerca, sono disponibili: non solo quindi le terapie mediche da tempo in uso, ma anche, ovviamente quando la preparazione glielo consenta, quei recenti interventi chirurgici che, sulla base delle informazioni rese note anche nel vostro Congresso, stanno dando risultati di sorprendente portata. La decisione circa il ricorso al trattamento chirurgico o la rinuncia ad esso e la scelta eventuale del tipo di intervento, come pure della tecnica concreta in esso utilizzabile, sono questioni che il sanitario stesso dovrà risolvere secondo scienza e coscienza, avendo cura di accertarsi che l’intervento sia realmente necessario, liberamente consentito dai genitori e tale da offrire, di norma, probabilità di successo nettamente superiori a quelle contrarie.

Vi sono purtroppo malformazioni, derivanti spesso da malattie cromosomiche, che sfuggono, almeno per ora, ad interventi terapeutici di carattere risolutivo. Anche in questi casi la medicina farà quanto è in suo potere per alleviare le manifestazioni del morbo, ma si guarderà scrupolosamente da ogni trattamento che possa costituire una forma larvata di aborto provocato. Il portatore di tale anomalia, infatti, non perde per questo le prerogative proprie di un essere umano, al quale deve essere tributato il rispetto a cui ha diritto ogni paziente.

Illustri signori, i principi morali testé richiamati non costituiscono – voi lo sapete – ostacolo ad un progresso scientifico che voglia anche essere progresso dell’uomo visto nella superiore dignità del suo trascendente destino. Uno dei più gravi rischi, ai quali è esposta questa nostra epoca, è infatti il divorzio tra scienza e morale, tra le possibilità offerte da una tecnologia proiettata verso traguardi sempre più stupefacenti e le norme etiche emergenti da una natura sempre più trascurata. E’ necessario che tutte le persone responsabili siano concordi nel riaffermare la priorità dell’etica sulla tecnica, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello spirito sulla materia. Solo a questa condizione il progresso scientifico, che per tanti suoi aspetti ci entusiasma, non si trasformerà in una sorta di moderno Moloch che divora gli incauti suoi adepti.

“L’uomo supera infinitamente l’uomo”, ha scritto Pascal (Pensées, 434). Questa intuizione, alla quale può giungere la ragione con i soli suoi mezzi, è rafforzata dalla fede che mostra nell’uomo il capolavoro del Creatore, rinnovato nel sangue di Cristo e chiamato ad entrare per l’eternità nella famiglia dei figli di Dio. Queste profonde verità della ragione e della fede, cari medici e chirurghi, illuminino sempre la vostra nobile attività, orientandola verso scelte operative dalle quali non sia giammai offeso il supremo valore della dignità della persona.

 

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