America: il fermo sulle norme anti-aborto di Giovanna Sedda

La Corte Suprema degli USA ferma le norme antiaborto, ma lo scontro legale continua

 

Una estate caldissima, non si tratta di una previsione meteo, ma del clima generato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti che, chiamata ad esprimersi su temi etici, ha infuocato lo scontro tra il fronte liberale e quello conservatore. In particolare, sono tre le sentenze critiche decise a cavallo tra giugno e luglio. In due di esse i giudici hanno riconosciuto le ragioni del fronte conservatore. I giudici han- no garantito la libertà delle scuole di ispirazione religiosa di scegliere insegnanti in linea con i propri valori, escludendo che tale selezione possa considerarsi una discriminazione. I giudici hanno, inoltre, riconosciuto ai datori di lavoro la possibilità di rifiutare il finanziamento di procedure sanitarie contrarie alla propria fede (il ricorso era stato presentato dalle suore dell’ordine delle Piccole Sorelle dei poveri che si rifiutavano di contribuire alle spese per contraccettivi dei propri dipendenti).

Tuttavia, queste due vittorie sono state precedute – e ampiamente adombrate – dalla cancellazione delle norme antiaborto approvate dallo Stato della Louisiana.

Non solo, in una sentenza collegata di inizio luglio, i giudici hanno dismesso altre norme antiaborto in vigore in Indiana. Le norme della Louisiana, sconfessate dalla Corte, prevedevano che i medici per poter praticare l’aborto dovevano essere anche accreditati presso un centro ospedaliero, ovvero dovevano avere la possibilità di continuare a seguire direttamente eventuali complicazioni del paziente in ospedale. In questo caso i nove giudici sono stati quanto mai divisi: 5 contro 4. Nella decisione ha pesato una precedente sentenza che ha cancellato norme simili approvate dal Texas nel 2016 (prima della nomina di due giudici conservatori).

Come ha ricordato il giudice capo, John Roberts, nella decisione ha prevalso la dottrina legale dello “stare decisi”, la forza dei precedenti, un punto determinante del sistema giudiziario statunitense.

Nonostante questa sconfitta, altre leggi simili saranno oggetto di appelli futuri dinanzi alla Corte.

Bisogna ricordare che queste norme, in alcuni casi, sono state pensate proprio per essere impugnate e per poter arrivare a un giudizio della Corte Suprema. Quello che potrebbe sembrare un contro senso, è in effetti una precisa strategia politica che mira ad avere un pronunciamento della Corte capace di ribaltare la precedente sentenza Roe con cui è stato legalizzato l’aborto negli USA (e la successiva sentenza Casey). Le speranze di successo restano comunque buone, dopo la nomina di due giudici da parte del fronte repubblicano negli anni della presidenza Trump: la guerra non è persa, anzi è solo all’inizio. Come ricorda il giurista Carter Snead della Notre Dame University: “dato il giusto caso giuridico e una solida serie di leggi statali confermate dai tribunali, credo che l’attuale maggioranza della Corte Suprema possa ribaltare le sentenze Roe e Casey, rimettendo la questione dell’aborto ai processi politici dei singoli stati”.

 

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