Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano

Carissimi,

conoscete tutti, immagino, il detto “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Ho ripensato, con un senso di conforto, a questa frase nei giorni scorsi, quando tra le cupe e avvilenti notizie sulla legge che in nuova Zelanda apre all’aborto fino alla ventesima settimana, è arrivata come un fascio di luce la gioiosa e lieta notizia del neonato salvato dalla culla per la vita, istituita nel 2014 e posizionata presso la chiesa di San Giovanni Battista, a Poggiofranco in provincia di Bari. Accanto al neonato un biglietto con la data di nascita (10 luglio 2020), l’indicazione del nome “Luigi” e un messaggio dei genitori “Mamma e papà ti ameranno per sempre”. Sicuramente un passo sofferto, ma certamente una scelta di amore da parte di una mamma e di un papà che non potendo accudire e accompagnare nella crescita il proprio figlioletto – lo affidano con fiducia all’accogliente solidarietà di chi potrà prendersene cura. «Nessun bambino è un errore. Se sei in una situazione difficile e non riesci a prenderti cura del tuo bambino, lascialo nella culla termica. Nel più completo anonimato, sarà accolto e assistito», è scritto sul manifesto che campeggia sulle grate che circondano il piccolo locale.

Ecco la “cultura della vita” all’opera!

Non è la prima volta che neonati o neonate vengono deposti nelle “culle per la vita”, simili alle vecchie “ruote degli esposti”, ma più evolute sia nella struttura sia soprattutto perché meglio garantite dal punto di vista della sicurezza e della salute dei bambini (riscaldate all’interno, monitorate con una videocamera, collegate ad un allarme che informa della deposizione di un neonato).

Il Movimento per la Vita, come ben risulta dal libro di Rosa Rao “Culle per la Vita. Un bambino sta bene nella culla” (ed. 2012), è stato in Italia pioniere delle moderne “ruote”, le “culle” appunto, e sin dall’inizio degli anni 90 ha sempre avuto a cuore questo tema non solo per l’aspetto concreto di essere – la culla – una risposta immediata offerta in nome della vita ad una situazione di difficoltà, ma anche per il fondamentale messaggio culturale che dice che i bambini non si buttano via e che la comunità è pronta ad accogliere il bambino di una mamma in difficoltà che non può accudirlo. Le prime culle del Movimento per la Vita sono state quelle di Casale Monferrato e di Aosta che suscitarono accese contestazioni e addirittura una denuncia penale per istigazione all’abbandono di minori.

Le contestazioni e la denuncia erano dovute a quella mentalità radicale che non vuole in nessuna maniera mettere in discussione la legalità dell’aborto e che dunque reagisce aggressivamente nei con- fronti di iniziative che in un modo o nell’altro ricordano che accogliere la vita nascente è sempre la risposta più giusta e l’adozione è l’unica vera alternativa a difficoltà tali da impedire alla mamma di accompagnare il suo bambino nella crescita.

L’accusa fu comunque respinta e negli anni le culle si sono moltiplicate. Purtroppo, ancora oggi, c’è chi giudica aspramente i genitori del piccolo Luigi per averlo abbandonato.

Ma, come ha giustamente detto il professor Nicola Laforgia, primario del reparto Terapia intensiva neonatale dove è stato visitato il neonato: «non parlerei di abbandono, è stato un atto di amore quello dei genitori che hanno lasciato il proprio figlio in un posto dove erano sicuri che sarebbe stato accolto e curato».

E poi, pensiamoci bene… se di abbandono vogliamo parlare, il peggiore degli abbandoni, l’abbandono supremo, è quello che rifiutando lo sguardo sui più poveri dei poveri come, lo sappiamo bene, Madre Teresa chiamava i bambini in viaggio verso la nascita, impedisce loro di vedere la luce.

Ad oggi, le culle collegate al Movimento per la vita sono 62. Sarebbe bello che almeno in ogni città venisse realizzata una culla per la vita. Spesso si domanda: ma quanto bambini sono stati salvati dalle culle? Difficile a dirsi perché i bambini salvati non sono solo quelli di cui parla la cronaca e di cui si conosce il nome, ma anche quelli nati grazie al messaggio che la culla diffonde: coraggio, non avere paura, non sei sola!

 

Lettera al Popolo della Vita (.pdf)