Casa d’Accoglienza di Forlì Angela Fabbri

CASA DI ACCOGLIENZA LA TENDA, GESTITA DAL CAV DI FORLÌ DAL 1986

  • Nel Settembre 1986 mi viene chiesto aiuto per una ragazza al 3° mese di gravidanza, l’accolgo nella mia abitazione composta da due stanze, nasce così, nel silenzio e nella provvisorietà, la casa di accoglienza “La Tenda”. Negli anni successivi le richieste fioccano, ma anche gli spazi aumentano tanto che 10 anni dopo la casa dispone, nello stesso stabile composto da sei unità abitative, ben 4 appartamenti
  • Nell’anno giubilare 2000, anche a seguito di una precisa indicazione nata durante la celebrazione del Sinodo diocesano (1998-2000), la Diocesi inizia la ristrutturazione di uno stabile proporzionato alle necessità.

Durante i lavori vengono accettate anche le nostre richieste di modulare adeguatamente gli  ambienti e ne esce un capolavoro che ci viene consegnato, con la modalità del comodato gratuito, nell’anno 2003.

  • Nella “Casa per la Vita” c’è lo spazio per unire le sedi del MpV, del CAV e della Casa di accoglienza e la reale possibilità di migliorare i servizi esistenti, in particolare, a favore della vita L’immagine evangelica che meglio rappresenta tale realtà è quella del “Buon Samaritano” (Lc.10,37). Nella parabola, la successione degli eventi e la presentazione dei personaggi, esprime molto bene la dinamica delle opere fondate sul principio della gratuità e della solidarietà;
  • l’uomo in situazione di bisogno, per noi, in particolare, il bambino non ancora nato e il suo contesto familiare, in particolare la sua mamma;
  • il prossimo che vede e agisce per curare, per guarire, per ..;
  • la locanda: i luoghi e gli strumenti dove realizzare e per realizzare il servizio di prossimità.

ESPERIENZE

  1. “Carissima Angela, ti scrivo per ringraziarti infinitamente di essere amica mia e della mia famiglia. Quattro anni fa, quando arrivai in Italia, ero molto triste perché mi mancava molto mia madre; ma due anni fa quando ti ho conosciuta ho sentito di avere una mamma anche in Ogni volta che ti chiedo aiuto tu mi rispondi sempre e il tuo aiuto per noi è davvero importante. Quando penso che ci sei mi sento più tranquilla e serena. Quando arrivai a Forlì piangevo sempre e mi sentivo persa con due bambine piccole e senza mio marito. Solo sette mesi dopo mi sono resa conto di tutto ciò che stavo imparando con voi: la cultura italiana e la lingua, la vostra disponibilità e pazienza hanno fatto sì che mi fidassi di voi. Ricordo bene quando non volevo mandare M. al nido e mi avete fatto conoscere la pediatra che mi ha fatto ragionare a lungo. Ricordo con piacere le gite fatte insieme: al mare a Cattolica, in montagna e le passeggiate insieme. Prima di conoscervi non mangiavo tutto ciò che apprezzo ora; grazie ai vostri consigli di cucina ho imparato a cucinare italiano e le bimbe vogliono solo ricette italiane. Grazie a Maura che mi ha insegnato a preparare le prime pappe per A. Un aiuto davvero tanto prezioso! Grazie di cuore anche a (elenca i nomi delle 4 operatrici presenti in quel periodo) che mi hanno aiutato a dare le medicine alle mie bimbe e a te che ti alzavi con me le notti che le mie bambine erano ammalate. Ringraziamenti sono dovuti anche a tutti i volontari che lavorano lì. Un abbraccio ai bambini che vivono lì e alle loro mamme. Ti mando un abbraccio, non vedo l’ora di rivederti! Ti aspetto a braccia aperte, sappi che sono sempre molto felice quando so che verrai a trovarmi. Romana”. (Questa mamma è stata con noi dal Novembre 2016 al Novembre 2017, per disposizione del Tribunale per i Minorenni a motivo di trascuratezze gravi rispetto alle figlie piccole: di 20 mesi e 2 mesi e la suddetta lettera risale a 5-6 mesi dopo la dimissione concretizzata nel ritorno col marito in una casa di edilizia popolare nella cittadina fuori provincia da cui provenivano).
  2. Fatima ha appena compiuto 18 anni, è arrivata in Italia da pochi mesi, per ricongiungimento familiare, lavora come apprendista in un laboratorio Oggi, tornata al lavoro, dopo un giorno di assenza per visita medica, ha confidato alla datrice di lavoro che il medico, interpellato ieri per un certo suo malessere, ha scoperto che lei aspetta un bambino e che la gestazione è ancora nel periodo in cui si può chiedere l’aborto. Di fronte a tale novità i genitori sono stati tassativi: “O abortisci o non metti più piede in casa nostra”! Molto giovane, in un paese non conosciuto, si trova a dover scegliere fra i genitori e il bimbo che porta in grembo: un problema certamente più grande di lei! Dal colloquio con lei e dall’incontro fatto con i genitori che avevano portato anche i figli più piccoli (nati in Italia, mentre lei era rimasta nel paese di origine con la nonna) appare sempre più chiaro che Fatima necessita di vivere, anche per non sentirsi ad ogni istante colpevolizzata, in un luogo familiare, sereno ed anche competente, un periodo così importante e così delicato della sua giovane vita. Inizia così l’avventura con questa giovane madre in attesa che non ha con sé neppure un cambio di biancheria intima. Nel giro di pochissimo tempo arriva tutto l’occorrente per vestire lei e dopo anche il neonato. Si ricuciono i rapporti con la famiglia di origine e con il padre del bambino e qualche tempo dopo i due si sposano.
  3. Arriva, insieme alla madre, da un altra Regione d’Italia, tramite la Caritas, una quattordicenne al 6 mese di Si ferma in comunità fino al parto con l’idea di lasciare il bimbo alla nascita. Nei mesi trascorsi con noi si sperimenta con i bimbi piccoli presenti, ma la decisione resta quella “perché è impossibile tornare in un paesino con un figlio alla mia età”! Tale decisione si realizza in un clima sereno e il bimbo ha subito una famiglia che lo adotta. Abbiamo mantenuto i contatti e sappiamo di una ragazza matura che si sta preparando a fare l’educatrice e che sarebbe venuta volentieri a fare una stage da noi!
  4. Nato alla 24 settimana, peso 750 , genitori assolutamente inaffidabili, ma ancora presenti e quindi non ancora adottabile, viene dimesso dall’ospedale a tre mesi, con accrescimento e salute generale ancora molto precari. Lo accogliamo, lo curiamo e cerchiamo di farlo vivere nella normalità per quasi tre anni; poi viene adottato ed ora è uno splendido bambino!

Gli esempi citati sono un campione del tipo di accoglienze che avvengono nella nostra casa che ha la caratteristica di comunità familiare, perché uno o due figure accoglienti e responsabili vivono in essa stabilmente, fornendo una continuità di adulti di riferimento molto importante per i bambini, ma anche per le mamme. Personalmente, dalla fondazione della casa sono stata e sono tutt’ora, la figura fissa di riferimento e di responsabilità coadiuvata da altre persone, in vari periodi e tempi.
Gli esempi riportati dimostrano come possa incidere sui percorsi delle persone accolte, la prossimità quotidiana e la continuità educativa.

 

Casa d’Accoglienza di Forlì (.pdf)