Assemblea Nazionale 25-26 settembre 2021 di Marina Casini Bandini, Roma 24 settembre 2021

INTRODUZIONE

Buon pomeriggio a tutti voi che siete presenti, ma anche idealmente a coloro che non sono potuti venire ma che sappiamo essere vicini. Come dissi, mi pare, all’assemblea del 2019, “assenza non sempre coincide con indifferenza”.

Vorrei iniziare questa assemblea con la preghiera “A Maria Aurora del mondo nuovo”, affidando a Lei il nostro Movimento, le gioie e le fatiche che il nostro impegno ci porta. Chiediamole anche sostegno per i nostri amici che a San Marino si stanno battendo per la vita dei bambini non nati e soprattutto chiediamoLe che dia loro la forza di non arrendersi di fronte all’eventuale (probabile) esito negativo. Un non arrendersi che sia come è stato per noi, 40 anni fa, non una resistenza passiva, ma un rilancio, un ricominciare (ricominciamo da 32!), con maggiore motivazione ed energia. Chiediamo per questo l’intercessione di San Giovanni Paolo II, di Santa Teresa di Calcutta, del venerabile Jerome Lejeune (a cui abbiamo dedicato un numero speciale di SAV Web) e del popolo della vita celeste. Un pensiero anche per la mamma di Maria Concetta Domilici (Presidente di FederVita Sicilia) che ieri si è sentita male ed è stata portata al pronto soccorso (per questo Maria Concetta che si era iscritta, non è potuta venire), per la moglie di Marco Caponi del MpV di Prato (Marco è riuscito a venire, ma andrà via prima per questo), per il padre di Daniela Ferrara (presidentedel CAV Tiburtino) improvvisamente salito in Cielo e per tutti coloro che nelle nostre famiglie stanno attraversando momenti difficili.

Una piccola notizia che collego alla preghiera appena fatta: grazie ai nostri rapporti con Heartbeat International, abbiamo avuto l’onore come MpV di ricevere in regalo una bellissima statua bronzea raffigurante Maria con Gesù in grembo, realizzata dallo scultore canadese Timothy Schmalz. Il nome della statua è bellissimo e intenso: “Le donne portano in grembo l’umanità”. Tim, per gli amici, riversa nelle sue opere un’acuta sensibilità religiosa, ha realizzato opere imponenti come il “Gesù senzatetto”, e le 14 tappe della via crucis. In piazza San Pietro nel 2019 è stata installata la sua opera forse al momento più famosa: “Angeli senza saperlo”, lunga sei metri che mostra un gruppo di 140 migranti e rifugiati – appartenenti a diverse culture ed epoche storiche – su una barca. «Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli» è la frase della Bibbia da cui ha tratto ispirazione. Infatti la scultura raffigura anche due ali d’angelo, con le quali l’autore suggerisce che aiutare un migrante è come aiutare un angelo. Una riproduzione più piccola di circa un metro e mezzo, sarà installata in modo permanente nella basilica di San Paolo fuori le mura di Roma. Stiamo parlando di uno scultore di talento che insieme a Heartbeat ha pensato al MpV italiano. Abbiamo visto la fotografia della statua che vuole donarci: è bella e molto originale, perché Gesù nel grembo di Maria è collocato sullo sfondo di uno specchio cosicché chi si china per osservarlo vede rispecchiata anche la sua immagine. La statua verrà collocata nella Basilica di San Marcello al Corso in Roma, tra una gigantografia di San Giovanni Paolo II e una gigantografia di Santa Madre Teresa di Calcutta e di fronte al “Crocifisso miracoloso”, l’antico crocifisso in legno del XIV secolo (1300), che si salvò dall’incendio che distrusse la chiesa il 22 maggio 1519. Di qui la nascita di un gruppo di preghiera “Compagnia del Crocifisso”. Nel 1522, la città fu colpita dalla peste. Il crocifisso fu tratto fuori dal convento che lo ospitava e portato in processione per la città per ben 16 giorni, dal 4 al 20 agosto, al termine dei quali la peste si fermò. Ricorderete che papa Francesco portò il 27 marzo 2020 in processione un Crocifisso da San Marcello a San Pietro per chiedere la grazia della fine della pandemia. Era quello stesso Crocifisso!

Tutto questo per dire l’importanza del luogo in cui andrà la statua di Maria con Gesù in grembo donata al MpV Italiano.

Prima di entrare nel cuore della relazione vi porto il saluto di Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti che ho incontrato il 23 settembre in occasione della Messa celebrata presso la Corte della Cassazione in onore del Beato Rosario Angelo Livatino, e vi leggo il messaggio di Sua Eccellenza Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI.

Carissimi partecipanti all’assemblea nazionale del Movimento per la Vita, a voi il mio cordiale e grato saluto. Siete al termine di un triennio intenso e difficile come è stato difficile per tutti questo tempo di pandemia. Eppure, non avete mai smesso di operare con generosità, mostrando quanto sia importante il valore della vita umana, sin dal primo istante del concepimento. Grazie per il servizio che rendete alla società e alla Chiesa!

Oggi difendere la vita umana è un compito molto più difficile, a causa di una cultura che favorisce il progressivo svuotamento della dignità della vita. Il minor rispetto per la stessa persona umana che ne deriva conduce a minare le basi di ogni civile convivenza. Pertanto, la vostra missione civile, vissuta in stretta amicizia con la Chiesa che è in Italia, merita di essere incoraggiata: continuate a essere una forza di rinnovamento e di speranza per il futuro della nostra società. A questo riguardo non posso non ricordare quanto papa Francesco ebbe modo di dire il 2 febbraio 2019: «Voglio ringraziare il vostro Movimento per il suo attaccamento, da sempre dichiarato e attuato, alla fede cattolica e alla Chiesa, che vi rende testimoni espliciti e coraggiosi del Signore Gesù. E, nello stesso tempo, apprezzo la laicità con cui vi presentate e operate, laicità fondata sulla verità del bene della vita, che è valore umano e civile e, come tale, chiede di essere riconosciuto da tutte le persone di buona volontà, a qualsiasi religione o credo appartengano. Nella vostra azione culturale avete testimoniato con franchezza che quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale».

Permettetemi un riferimento a Carlo Casini. Ci ha lasciato un esempio e un pensiero a cui dobbiamo continuare ad attingere. La sua testimonianza sia la vostra forza insieme al ricordo sempre vivo di San Giovanni Paolo II, Santa Teresa di Calcutta, il venerabile Jerome Lejeune.

Non scoraggiatevi, dunque, e non stancatevi di proclamare e testimoniare il Vangelo della vita. La battaglia è difficile, ma non abbiate paura. La verità e il bene finiscono col trionfare. Continuate a operare in piena sintonia con la CEI affinché, in comunione, possiamo costruire la civiltà della verità e dell’amore.

Affido ciascuno di voi, le vostre famiglie, la vostra assemblea, il vostro lavoro, a Maria aurora del mondo nuovo e vi impartisco di cuore la mia benedizione.

Stefano Mons. Russo

Questo mandato si chiude con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia. Esattamente 5 mesi fa – il 24 aprile – si è tenuta la precedente assemblea nazionale che non fu elettiva, ma orientata esclusivamente all’approvazione del bilancio. Ricorderete che scindemmo i due momenti – approvazione del bilancio ed elezione dei nuovi organi dirigenti – a causa della difficoltà di fare un’assemblea in presenza.

In quel contesto fu comunque svolta la mia relazione di poco successiva alla pubblicazione del numero speciale di Sì alla vita dedicato alle attività del triennio 18-21. Quindi la condivisione del lavoro svolto nel triennio concluso è già stata avviata.

Questa relazione si divide in quattro parti:

  1. nella prima farò una brevissima sintesi del lavoro fatto, ricordando le cose principali. Molte informazioni le trovate sul SAV speciale e un’ampia panoramica vi verrà offerta attraverso un video da parte di quanti si sono dedicati ai diversi settori;
  2. nella seconda parte rimetto a giorno, come si dice, il profilo identitario del MpV, lo stile della sua presenza nella società, le linee operative per il prossimo futuro. Si tratta di profili su cui in questi tre anni ci siamo interrogati alla luce di diverse considerazioni: sono passati tanti anni dalle origini e c’è stato un inevitabile ricambio generazionale; le aggressioni nei confronti della vita umana sono più estese e insidiose, la “cultura dello scarto” è sempre in agguato su nuove frontiere (es.: gene editing sugli embrioni, eutanasia); è cambiato il quadro politico-partitico; è cambiato il modo di comunicare; sono cambiati i luoghi di incontro e gli spazi di aggregazione diventano sempre più virtuali; è cambiato il pontificato; sono aumentati i gruppi pro-life, è arrivata la pandemia a complicare tutto;
  3. la terza parte è affidata, come accennato, alla voce e alle immagini di coloro che con tanta dedizione, pazienza, determinazione e generosità si sono adoperati per rendere il servizio del Movimento sempre più bello, operativo, efficace. L’introduzione nella relazione presidenziale di altri interventi è una novità del triennio 18-21, ma rientra nella logica della collegialità a cui ho voluto improntare il mio mandato. Chi c’era ricorderà che il 24 marzo 2018 dissi che volevo svolgere il mio mandato di Presidente (parola che faccio ancora fatica a usare) non come chi sta in cima, in vista, con i riflettori addosso (anche se in certe occasioni è inevitabile), ma come chi sta dietro e spinge gli altri avanti o a chi sta sotto e solleva gli altri in alto. Perché? Perché siamo un popolo, perché un Movimento non può che essere vissuto che come coralità – certo, coordinata e guidata – ma coralità. Il carisma degli inizi è stato infuso e donato a tutti e tutti ne siamo responsabili insieme. Sono infatti convinta che quando una realtà è stata benedetta da un carisma originario cioè da un “dono di grazia”, i raggi di questo carisma raggiungono tutti coloro che sono disponibili ad accoglierli e poi questi raggi in ciascuno si moltiplicano nell’incontro con i doni, con i talenti di ciascuno. Di qui poi nasce la ricchezza e la bellezza di un movimento che continua, che va avanti e che si rinnova, perché il carisma è una cosa viva, operante in sé, ma affidata a ciascuno di noi e dipende da noi farlo circolare, trasmetterlo, arricchirlo delle peculiarità di ciascuno. Per questo è importante saperci accogliere reciprocamente, anche nella correzione fraterna quando è necessario. Ma guai a spegnere il carisma che ci è stato dato! Insomma, ecco perché mi sono prefissa di incentrare il mio mandato sul NOI e per questo le mie relazioni prevedono interventi integrativi;
  4. la quarta parte è dedicata ai ringraziamenti per questo triennio trascorso insieme.

 

PRIMA PARTE

Il lavoro svolto

In questi tre anni abbiamo lavorato moltissimo, l’impegno è stato profuso senza soste grazie al lavoro di squadra, come ascolteremo e vedremo nel video. Cinque i livelli della nostra presenza: 1) assistenziale, 2) educativo-culturale-sociale, 3) politico pre-partitico, 4) giurisdizionale, 5) europeo e internazionale. Il tutto con il supporto delle Commissioni: cultura, formazione e servizi ai CAV, attività internazionali, comunicazione, grafica marketing & fundraising, scuole e insegnanti, e delle due equipe: coordinamento SOS Vita e giovani. Il tutto anche avendo a cuore la realizzazione di eventi e iniziative in collaborazione con altre associazioni.

  1. Sul piano assistenziale vengono gli strumenti offerti ai CAV al fine di aiutare le sedi locali a portare avanti i progetti e le attività a favore della vita (es. annuario online, servizio consulenza, manuali, archivio CAV, Dossier CAV & Bilancio sociale, i progetti “Donne e bambini al centro” e “Bisogni assistenziali emergenti da epidemia da Covid-19”); il lavoro fatto da SOS Vita e da Progetto Gemma (in questo triennio ha compiuto i suoi primi 25 anni).
  2. Sul piano educativo-culturale-sociale abbiamo cercato di portare uno spirito di non rassegnazione unito alla volontà di ricostruire una cultura davvero nuova mettendo come “pietra d’angolo” i più scartati di tutti, i bambini non nati. Rientrano ovviamente in questo ambito i Convegni nazionali (Lecce, Montesilvano, online, crociera); i corsi di alta formazione a Verona, Folgaria, Folgaria, Calalzo; l’impegno costante per la giornata per la vita, i nove webinar articolati sui temi della Ru486, obiezione di coscienza, inizio vita, fine vita, cure palliative, vaccini, DDL Zan; i corsi ECM nel contesto del progetto “Generare sorrisi” sul tema della fertilità (Verona, Fano, Roma); il concorso europeo, i seminari Quarenghi; l’iniziativa “In viaggio per la vita”, il “Cantiamo la vita- Festival nazionale di musica per la vita”; la nostra collaborazione per l’uscita in Italia del film “Unplanned”, i numerosi comunicati stampa e gli interventi specialmente su Avvenire – ricordo l’ottima collaborazione con Francesco Ognibene per realizzare il numero di “è vita. Bioetica e salute” l’ultimo giovedì del mese – ma anche su Famiglia Cristiana, Studi Cattolici, In Terris, International Family News, e poi TV 2000, Radio InBlu, Radio Maria, Radio Mater, Radio Kolbe, Radio Voce nel deserto, Canale 5; le pubblicazioni della neonata casa editrice Movimento per la Vita; il Sì alla Vita che ha tenuto botta tutti mesi nel formato web e cartaceo, nei numeri ordinari, monografici e speciali; la rassegna stampa, i podcast che contengono letture di testimonianze di accoglienza della vita alla luce di Amoris Laetitia realizzate grazie alla collaborazione di Beatrice Bocci e Alessandro Greco. Abbiamo avviato la campagna “Cuore a Cuore” ma dovremo dare più impulso a questa iniziativa perché in essa si esprime tutta la profonda sensibilità del MpV nei confronti della condizione femminile, sia nel senso di attuare la difesa della vita del figlio nel grembo materno non “contro” la donna, ma “con” e “insieme” alla donna; sia nel senso di promuovere un’operazione culturale che collochi sullo stesso piano le istanze di liberazione femminile con la difesa del diritto alla vita dei figli, invocando il principio di non discriminazione per le une e per gli altri in nome dell’alleanza tra la donna e la vita nascente. Come poi non ricordare le iniziative e gli eventi condotti insieme ad altre associazioni? In questa prospettiva vengono il Manifesto – sottoscritto da 59 associazioni – per il 70mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la nostra attiva partecipazione ai due grandi convegni sul fine vita (“Diritto” o “condanna” a morire per vite inutili?) coordinato da “Polis pro persona” e soprattutto quello (“Eutanasia e suicidio assistito, quale dignità della morte e del morire?”), coordinato dal Tavolo di lavoro CEI su “Vita e Famiglia”. Quest’ultimo è stato particolarmente importante perché ha visto un’amplissima partecipazione del nostro mondo: sono state coinvolte ben 76 associazioni. Più recentemente, il Festival per la vita nascente, per l’istituzione della giornata della vita nascente ha attivato una bella rete e promosso una modalità di presenza pro-life positiva e propositiva, e ha contribuito a tenere alta l’attenzione sui temi della maternità, della paternità e della procreazione e a creare un clima favorevole all’accoglienza della vita nascente e della vita fragile in generale.
  3. L’impegno del MpV sul piano politico pre-partitico – che si colloca tra l’annuncio dei valori e le attività di carattere strettamente legislativo – contesta l’idea che le problematiche relative alla vita umana e il conseguente diritto alla vita siano esclusivamente questioni esclusivamente “private” da relegare soltanto all’ambito della coscienza o da riservare alla sola morale. Al contrario, la tesi di fondo è che si tratta di questioni che investono i dinamismi più profondi della società, della politica, del diritto, dello Stato. In questo spazio l’impegno è triplice: esaminare e interpretare le situazioni sociali e culturali; preparare risposte da presentare ai partiti, ai legislatori e agli amministratori; realizzare iniziative affinché tali suggerimenti siano accolti ed attuati. Su questo piano ricordo i numerosi comunicati stampa e appelli ai parlamentari (da giugno 2019 a luglio 2021) del Network Polis pro persona a cui sin dall’inizio abbiamo aderito: su eutanasia, suicidio assistito, legge omofobia, utero in affitto, crollo demografico, omofobia, libertà di pensiero, genitorialità. L’obiettivo del Network è «alimentare e rendere visibile una piattaforma plurale e variegata, ma che, su questioni essenziali, si compatta in una chiarezza di giudizio nel campo del pre-politico, per diventare più efficace interlocutore soprattutto dei decisori politici e condizionare, con il dialogo e con le ragioni, le principali scelte legislative e di governo». Un’altra importante iniziativa sul piano politico-prepartitico è “Il MpV in dialogo con la politica”. Naturalmente ci rendiamo ben conto che la politica è un’attività quanto mai complessa. I problemi da risolvere sono molti. Ma è vero che l’angolo di visuale privilegiato per vedere tutto l’uomo è quello in cui l’uomo comincia ad esistere nella dimensione di un minuscolo punto. Perciò è giusto chiedere alla politica di portare lo sguardo sulla vita nascente e abbiamo voluto iniziare a intavolare un dialogo franco e cordiale con i leader dei partiti politici. Al momento abbiamo avuto due incontri con Matteo Salvini nella sede del MpV italiano. Al primo incontro (15 giugno) è venuto da solo e ha ascoltato la delegazione del MpV chiedendo lui stesso un appuntamento successivo per portare l’attenzione su alcuni aspetti concreti su cui e per cui lavorare. Al secondo incontro (28 luglio) è venuto con gli on. Durigon, Locatelli, Baldassarre, Mioinari, Romeo, Nisini, Fedriga, Pillon e ci ha chiesto collaborazione per rivedere il ddl “Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente, per la conciliazione tra lavoro e famiglia e delega al Governo per la disciplina del fattore famiglia” e per predisporre un “pacchetto vita”, cose che di lì a breve abbiamo fatto. I prossimi incontri sono con Lorenzo Cesa e Giorgia Meloni. La prossima settimana riparto alla carica con Taiani, Conte, Renzi, Letta. Infine, stiamo lavorando con alcune associazioni del Network Polis pro persona all’ipotesi di costituzione di un’agenda prepolitica di ispirazione cristiana che ha come primo punto la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale.
  4. Sul piano giudiziario, oltre all’intervento in giudizio davanti alla Corte Costituzionale sul caso Cappato- Antoniani, abbiamo impugnato insieme ad altre sette associazioni no profit davanti al TAR Lazio il decreto del Direttore di AIFA dell’8 ottobre 2020 (RG 6657/2021), con cui è stata eliminata la ricetta medica per le minorenni che intendono far uso di EllaOne, cioè della c.d. “pillola dei cinque giorni dopo”. Lo scopo del ricorso era di tutelare le ragazze più giovani, cui è stato tolto da AIFA qualsiasi supporto medico preventivo e qualsiasi “compagnia” dei genitori di fronte alla scelta di assumere un farmaco altamente invasivo. Un farmaco, EllaOne, venduto come contraccettivo d’emergenza, ma che, secondo ampia letteratura scientifica, nonché per il parere del Consiglio Superiore della Sanità 10 marzo 2015, può anche impedire all’ovulo già fecondato di impiantarsi nell’endometrio. Inoltre, il Decreto AIFA esclude qualsiasi ruolo dei genitori, nonostante la legge 219/2017 prescriva che il consenso informato per i trattamenti sanitari verso un minore sia espresso da chi esercita la potestà parentale o la tutela. Nel costituirsi in giudizio con l’Avvocatura dello Stato, l’Agenzia Italiana del Farmaco aveva persino tentato di negare la legittimazione ad impugnare delle associazioni ricorrenti, in quanto «impegnate secondo prospettive sciattamente ideologiche» e «condizionate da aspetti dogmatici che mal si conciliano con una rigorosa e obiettiva trattazione di temi quali il diritto alla vita, il diritto all’aborto, le unioni civili, l’eutanasia, l’obiezione di coscienza e la contraccezione di emergenza». Dunque, secondo la Avvocatura dello Stato chi si impegna per la vita non potrebbe nemmeno trattare pubblicamente questi temi e non potrebbe nemmeno adire la giustizia dei Tribunali della Repubblica! Con sentenza n. 6657 del 4 giugno 2021 il TAR ha deciso il ricorso delle Associazioni, respingendolo. Tuttavia, è stata (almeno) processualmente rigettata la aberrante pretesa della pubblica difesa di AIFA di mettere il bavaglio alle associazioni, fra cui il Movimento per la Vita, avendo il Giudice Amministrativo del Lazio richiamato l’ampia tutela che è invece assicurata ai “corpi intermedi” dall’art. 2 della Costituzione. Per il resto, la sentenza si è rivelata pilatesca e per questo lo scorso 9 settembre le associazioni l’hanno contestata, proponendo appello al Consiglio di Stato.

Queste sono alcune delle principali attività che sono state condotte avendo come sfondo la riorganizzazione della segreteria, l’adeguamento al Regolamento Europeo per il trattamento dei dati sensibili (GDPR) e l’adeguamento della rete del MpV Italiano alla riforma del terzo settore. Ricordo a riguardo che il Movimento per la Vita Italiano è entrato a far parte del Comitato Editoriale di Vita.it, la più importante rivista italiana del e sul Terzo Settore. Vogliamo portare il MpV, la rete dei CAV, i nostri temi e la nostra sensibilità nella più importante rete italiana delle associazioni del terzo settore. Vorremmo che Vita.it parlasse dei CAV, delle Case, di SOS Vita, di Progetto Gemma, come già peraltro ha ampiamente fatto nell’ultimo anno. Insieme ad Avvenire, Vita.it è “media partner” del Convegno CAV 2021.

Come sottolineato in apertura, nel DNA del MpV è iscritta oltre che la vocazione per un impegno civile, anche la vocazione ad essere strumento di unità. La grandezza della vita umana e delle relative questioni emergenti, esige che il MpV non sia un’associazione chiusa in sè stessa, distinta e separata da altri gruppi, ma una realtà aggregante capace di risvegliare la sensibilità di molti. Come abbiamo detto tante volte senza vantare monopoli, perché il valor della vita è patrimonio di tutti. Con questo spirito il MpV fa parte del Network Polis pro persona come abbiamo detto, della Consulta nazionale di pastorale familiare, della Consulta nazionale di pastorale della salute, del Forum socio sanitario, del Forum delle associazioni familiari, del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, del tavolo di lavoro e coordinamento della CEI. In qualità di membro partecipa agli incontri e alle iniziative di questi organismi offrendo il proprio contributo. Abbiamo cercato di agire con equilibrio e senso della complessità, ricercando costantemente il dialogo e la longanimità nel giudizio sugli altri.

 

SECONDA PARTE

Identità, stile della nostra presenza, spiritualità, prospettive

Il MpV è nato contemplando la dignità nel più piccolo, povero e inerme degli esseri umani: il figlio concepito nel seno della mamma che con l’avvento delle tecnologie di riproduzione umana può essere chiamato alla vita anche in laboratorio. I problemi che affliggono l’umanità sono tanti e grandi. Perché continuare a mantenerci sullo specifico di quel minuscolo, silenzioso esserino parlare del quale è scomodo, impopolare e può sembrare addirittura ridicolo? Abbiamo risposto – su questo c’è stata una sessione di lavoro a Calalzo e un articolo su Avvenire di giovedì scorso – che è giusto continuare a restare ancorati a questo tema perché:

  1. lo “scarto” nei confronti degli esseri umani concepiti è totale e molto più esteso che in passato. Rispetto alle offese, pur gravissime e diffuse, riguardanti altre fasi della vita umana, quelle che si dispiegano nell’area della vita nascente presentano una caratteristica peculiare: l’attacco ha come obiettivo quello di cambiare il modo di pensare dei popoli, cioè di cambiare i criteri del giudizio morale e giuridico, tanto che il loro rifiuto è considerato “diritto”; “scelta di libertà”; “conquista”; “progresso civile”. Perciò è necessaria un’organizzazione che si lasci identificare con riferimento esclusivo al più povero dei poveri in modo da ricordare a tutta la società l’identità umana del concepito; ovviamente anche abbracciando la sua mamma, vittima anche lei della “cultura dello scarto”.
  2. Santa Madre Teresa, alla quale fu chiesto come giudicava la specificità del MpV, date le molte povertà, rispose che non c’era motivo di preoccupazione perché si tratta di fermare un “olocausto”. 3. Contemplando la dignità umana nel concepito e riconoscendolo come uno di noi: a) si compie il primo atto di misericordia; b) si pongono le condizioni per accogliere ogni povertà e per riconoscere la dignità dell’uomo in tutti i momenti in cui la vita dell’uomo è negata come valore, l’impegno per la vita incipiente rafforza l’impegno per la vita durante e al tramonto (non dimentichiamoci che la cultura eutanasica è figlia della cultura abortista); c) si introducono risorse intellettuali e morali per rinnovare l’intera società in una logica di solidarietà, di eguaglianza, di giustizia sociale, di pace, sottraendo i diritti dell’uomo alla deriva che vorrebbe renderli strumento di pretese individualistiche; d) è il punto di forza per operare a favore della famiglia (luogo rivelatore della dignità umana) fondata sull’unione tra un uomo e una donna.

Certamente a poco varrebbero queste enunciazioni se non fossero animate dalla convinzione – anch’essa caratteristica del MpV – che la riflessione sull’uguale valore di ogni vita umana diviene persuasiva nella misura in cui è accompagnata dalla credibilità personale e sostenuta dall’azione concreta di condivisione delle difficoltà.

Un altro tema su cui su cui abbiamo impegnato la riflessione è quello della nostra laicità. La laicità – da intendersi come “aconfessionalità” – trova le sue ragioni non nel rifiuto di una visione religiosa, ma nella convinzione che l’identità pienamente umanità del concepito, e il conseguente riconoscimento del suo diritto alla vita, si colloca sul terreno dei diritti umani e acquista tutta la forza attualissima del principio di uguaglianza/non discriminazione. Su questo la “cultura laica” deve essere richiamata alla sua verità e alla sua nobiltà. Ciò non esclude affatto l’adesione personale alla fede cattolica e la piena fedeltà alla Chiesa. Sappiamo che gli aderenti più appassionati e fedeli sono cattolici, seguono una vocazione evangelica che ha nella fede in Gesù e nel “comandamento nuovo” il suo fondamento; che l’inizio del Movimento è stato favorito da Vescovi e anche dal Santo Padre, che i sommi Pontefici che si sono succeduti dal 1975 in poi hanno sempre incoraggiato il Movimento per la Vita, che in molte riunioni del Movimento è anche organizzato uno spazio di preghiera, che alcune ragazze e ragazzi del Movimento per la Vita hanno ricevuto e accolto una vocazione alla vita consacrata. Il carisma del MpV è stato confortato da persone sante, come Madre Teresa, come Giovanni Paolo II. Il nostro cammino, la nostra azione concreta, riconosce nei Pastori una guida, una lampada preziosa per i passi da compiere lungo un terreno impervio: ed anzi prega perché l’ispirazione e il sostegno confermi la fede, l’amore e l’unità.

Quali dunque le ragioni della laicità del MpV?

  1. La soppressione di coloro che esistono ma non hanno scollinato la tappa della nascita non è soltanto un peccato, ma è anche una profonda ferita della comunità civile a servizio della quale il MpV ha inteso collocarsi pienamente. Si tratta infatti di un valore che ogni essere umano può cogliere anche alla luce della ragione e che perciò riguarda necessariamente tutti. Il Vangelo della vita è per la città degli uomini» (EV, 101). Papa Francesco ha ripetuto più volte questo pensiero con parole molto forti. Ad esempio nell’intervista resa il 17 febbraio 2016 durante il volo di ritorno dal Messico disse: «L’aborto non è un problema teologico, è un problema umano […] è un male in sé stesso, ma non è un male religioso, all’inizio no, è un male umano». Papa Francesco: «No: è un problema prereligioso. La fede non c’entra. Viene dopo, ma non c’entra: è un problema umano. È un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. È un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema» (25 maggio 2019). Sempre papa Francesco, nell’introduzione al saggio di Joseph Ratzinger- Benedetto XVI (ed. Cantagalli), “La vera Europa, identità e missione”, ha collegato le fondamenta dell’Europa al rispetto di ogni vita umana, e nella conferenza stampa durante il volo di ritorno da Bratislava 15 settembre scorso) ha detto senza mezzi termini: «L’aborto è più di un problema, l’aborto è un omicidio. L’aborto… senza mezze parole: chi fa un aborto, uccide. Prendete voi qualsiasi libro di embriologia, di quelli che studiano gli studenti nelle facoltà di medicina. La terza settimana dal concepimento, alla terza settimana, tante volte prima che la mamma se ne accorga, tutti gli organi stanno già lì, tutti, anche il DNA. Non è una persona? È una vita umana, punto. E questa vita umana va rispettata. Questo principio è così chiaro, e a chi non può capirlo io farei due domande: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? Scientificamente è una vita umana. Seconda domanda: è giusto affittare un sicario per risolvere un problema? […]. Non andare con questioni strane. Scientificamente è una vita umana. I libri ci insegnano. Io domando: è giusto farla fuori, per risolvere un problema? Per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché, se accetta questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano». Naturalmente la vocazione ad agire nella società civile implica l’uso di un linguaggio comprensibile per tutte le donne e per tutti gli uomini e la scelta di strutture organizzative apprezzabili nella società civile.
  2. Nella società civile ci sono anche i non credenti e gli appartenenti a religioni diverse dalla cattolica. Perciò il MpV deve essere aperto alla collaborazione anche di non cattolici o non credenti e rendersi capace di essere persuasivo verso di essi. Possiamo ricordare per tutti la presa di posizione pubblica e forte di Giuliano Amato a favore della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal MpV che chiedeva il riconoscimento della capacità giuridica di ogni essere umano a partire dal concepimento e non dalla nascita come ora recita l’articolo 1 del codice civile (I diritti dell’embrione, “Liberal”, aprile 1997, n. 24, pag. 3). Amato, poi, non potendo partecipare al convegno CAV del 2011, inviò un biglietto in cui scrisse: «Il tema da voi trattato è tra quelli che molti cercano di accantonare e che tuttavia ritornano sulla scena perché sono ineludibili. La vita inizia con il concepimento e il bambino concepito è già una creatura che inizia il suo cammino nel mondo. Sono convinto, e non da oggi, che una delle implicazioni di ciò sia il riconoscimento della sua capacità giuridica, che è capacità di essere titolare di diritti tutelabili e tutelati dall’ordinamento già dal concepimento. Così fu un passato e così dovrebbe essere nella realtà civile e sociale del nostro tempo».
  3. La “cultura dello scarto” cerca di chiudere il riconoscimento della dignità umana del concepito nell’ambito della sola fede cattolica. Invece il fondamento della difesa dei bambini non nati è il dato scientifico. Perciò conviene usare argomenti di ragione per cambiare la società.
  4. Le aggressioni contro la vita nascente oggi hanno le loro radici anche in ambienti sopranazionali, addirittura di livello mondiale. È opportuno, perciò, contrastare e dialogare anche con questi ambienti, che in larga misura non sono cattolici.
  5. Deve essere ricostruito un concetto vero e nobile di laicità e di diritti dell’uomo: quello, cioè, che ha come obiettivo primario il rispetto della uguale dignità di ogni essere umano (questo è il principio base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) e che utilizza la ragione come strumento comune di lavoro. Il MpV dichiarandosi laico cerca di contribuire alla ricostituzione di un concetto di laicità e di diritti umani non ostile alla Chiesa.

Da queste due basilari caratteristiche identitarie discende lo stile comunicativo del MpV: è preferibile mostrare la bellezza della vita che sboccia col suo mistero, la sua richiesta di donare e ricevere amore, la sua ricchezza unica e irripetibile piuttosto che mostrare l’orrore dell’aborto con immagini strazianti (anche perché gli esseri umani eliminati in fase precocissima neanche arrivano alla fase delle immagini che turbano); è più efficace una comunicazione che colloca la difesa dei bambini non nati sul terreno laico della promozione dei diritti dell’uomo, piuttosto che sul piano religioso; è più affascinante una comunicazione che punta alla costruzione di un più alto livello di civiltà, piuttosto che come “ritorno al passato”; è più affascinante una comunicazione che semina piuttosto che una comunicazione che falcia.

Dobbiamo essere consapevoli del male e saperlo riconoscere, ma dobbiamo vincere il male attraverso la comunicazione persuasiva del bene. Permettetemi una citazione di Carlo Casini, tratta da una mail del 22 aprile 2018: «L’aborto è un omicidio, ma penso che per cambiare l’attuale cultura della morte e salvare il maggior numero possibile di bambini, bisogna riuscire ad entrare nel cuore delle donne e risvegliare il loro coraggio materno. Bisogna anche penetrare nel pensiero unico dominante evitando reazioni di chiusura negli interlocutori. Per questo aspetto è importante parlare positivamente del bambino. Dopo tanti anni di lunghe battaglie sono convinto che questo è il punto centrale essenziale, persuasivo, coerente con la scienza e con la moderna cultura dei diritti umani».

A me pare che in tutta la storia del MpV, nelle sue caratteristiche identitarie, nelle pieghe di un impegno attivo che non è attivismo, nella prossimità che non è mai stata proselitismo, in un servizio tanto incessante e determinato quanto umile e generoso, nell’amicizia e nel sostegno di San Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, nell’accompagnamento di persone come Giorgio La Pira, Chiara Lubich, Don Oreste Benzi, nella testimonianza di tante belle persone che hanno illuminato il Movimento, sia stato gettato nel MpV il seme di una specifica spiritualità che dobbiamo conoscere e scoprire meglio, approfondire, sviluppare, fare più nostra e diffondere.

Le riflessioni che seguono sono soltanto un balbettio da parte mia. Di mio non c’è nulla. Io ho solo la fortuna di far parte come voi di questo cammino e di essere stata come molti di voi accanto a un padre che, forse senza neanche saperlo, ha contribuito a gettare le fondamenta di una spiritualità per la vita e della vita.

L’impegno per la vita non è un impegno qualsiasi se è vero che mettendoci sul fronte della vita umana più inerme, povera e piccola riteniamo che si possa rinnovare la società, costruire addirittura la civiltà della verità e dell’amore. Sembra una cosa da pazzi. Dal punto di vista materiale è una follia: come può una “cosetta” così insignificante essere tanto importante? Vale davvero la pena andare controcorrente, rischiare il ridicolo? Ci deve essere un “segreto”. Ho parlato all’inizio di carisma. Il carisma del MpV è il dono dello sguardo abitato da una luce che consente di vedere la realtà nella sua vera essenza. È quello che GP II chiama sguardo contemplativo (che non vuol dire imbambolato!). È grazie a questo sguardo che noi non solo diciamo che il concepito è uno di noi, ma anche che ogni figlio che comincia, in qualunque modo cominci a esistere, è “creazione in atto” (vero “big bang”), “capolavoro della creazione”, “senso dell’universo”, “meraviglia delle meraviglie”, “miracolo”, “freccia di speranza lanciata nel futuro”, “frutto della fatica dell’universo, dello spazio e del tempo, dell’evoluzione e delle generazioni”. Come si fa a dire una cosa del genere di fronte a un “aggeggino” che neanche si vede e che non ha nulla delle sembianze umane? Giovanni Paolo II ha scritto che la cultura della vita nasce dallo sguardo e che dobbiamo coltivare lo sguardo contemplativo in noi e negli altri (cfr. EV, n. 83). Per inciso invito a riflettiamo su cosa significa sul piano della comunicazione coltivare lo sguardo contemplativo negli altri. «È lo sguardo di chi vede la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni di gratuità, di bellezza, di provocazione alla libertà e alla responsabilità. È lo sguardo di chi non pretende d’impossessarsi della realtà, ma la accoglie come un dono. Questo sguardo non si arrende sfiduciato di fronte a chi è nella malattia, nella sofferenza, nella marginalità e alle soglie della morte; ma da tutte queste situazioni si lascia interpellare per andare alla ricerca di un senso e, proprio in queste circostanze, si apre a ritrovare nel volto di ogni persona un appello al confronto, al dialogo, alla solidarietà» (EV, 83). È lo sguardo contemplativo che vede la gravidanza come il più intimo e duraturo degli abbracci che mette il sigillo dell’amore sulla vita di ogni uomo e di ogni donna. Madre Teresa lo aveva capito molto bene e per questo diceva che «Quel piccolo bambino non ancora nato è stato creato per una grande cosa: amare ed essere amato».

Più lo sguardo contemplativo si dispiega e più ci si accosta al mistero di una «intelligenza creatrice che è amore e chiama all’amore» e più si è spinti a cercare Colui che della vita umana è il donatore, il senso, l’origine e il fine, e che arriva a identificarsi proprio con i più piccoli «Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatta a me». «Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza». «Di onore e di gloria lo hai coronato». Guidati dallo “sguardo contemplativo” si arriva a comprendere che la lotta più immane e drammatica sulla vita umana si svolge sul piano metafisico dove lo scontro è radicale perché insieme alla vita dell’uomo è coinvolta la paternità di Dio, il suo disegno di amore. Ecco perché Carlo Casini ha scritto che lo sguardo contemplativo può spingersi finanche «nel cuore stesso del mistero di Dio, dove Cristo si immedesima nell’uomo”, e dove il “mistero dell’Incarnazione è il mistero dell’Infinito che si fa finito; dell’Amore senza limiti che condivide totalmente la condizione dell’uomo”. sicché “il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo”» (Carlo Casini, Una grande preghiera per la vita, in “Gesù confido in Te”, a. 5, n. 26, maggiogiugno 2012, pp. 36-38). «Ogni uccisione dell’uomo appare in questa luce in tutta la sua gravità, tanto più acuta e inaccettabile quando la parola d’amore di Dio è stata appena pronunciata e l’embrione (il nome che noi abbiamo dato al più giovane tra gli uomini, al più bambino tra i bambini), è totalmente attesa di Dio. Egli è già uomo, non speranza di uomo. È speranza di Dio. Tutta intera, incontaminata, non tradita». Mi viene da pensare che lo sguardo contemplativo presuppone la beatitudine della purezza di cuore: «beati i puri di cuore perché vedranno Dio».

La spiritualità della vita è in un certo senso universale perché il Vangelo della vita è per tutti, ma è anche una spiritualità esigente perché se è vero che «Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù» e che «Il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo», allora il nostro impegno è credibile solo se sapremo vivere a fondo l’amore reciproco («Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli [= discepoli del Vangelo della Vita, nda]: se avete amore gli uni per gli altri», Gv, 13, 35-36). Ricordiamoci poi che «Un autentico amore per l’uomo è indivisibile. Si potrebbe parafrasare San Giovanni “Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”» (1 Gv 4, 20).

 

LINEE PER IL PROSSIMO FUTURO

Quali piste per il futuro?

  1. non vergognarsi di insistere (simpaticamente) sulla piena umanità del concepito, uno di noi, mostrando che qui risiede la forza rigeneratrice della società e che il MpV è sullo stesso piano dei movimenti che hanno lottato per l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani e per la pace nel mondo;
  2. attenersi alla logica della gradualità: le grandi battaglie di civiltà e sono caratterizzate da momenti aspri, da alti e da bassi. Si tratta di “travagli” storici il cui esito finale è raggiunto da risultati parziali che rispondono al criterio del massimo bene possibile qui ed ora;
  3. valorizzare l’alleanza tra la donna e la vita, mobilitando un nuovo femminismo capace di affrettare il tempo della civiltà della vita e dell’amore: è necessario riprendere con più slancio e vigore l’iniziativa “Cuore a cuore”;
  4. puntare sulla formazione soprattutto dei giovani che con la loro freschezza e il loro entusiasmo contagioso coniugano speranza e futuro;
  5. favorire per tutti lo studio e l’approfondimento della bioetica e del biodiritto in chiave personalista. Le sfide sono sempre più accavallate e continue. Bisognerebbe riprendere la consuetudine di elaborare i “Rapporti al Parlamento” sulla legge 194 e sulla legge 40/2004;
  6. rilanciare la centralità politica del diritto alla vita;
  7. puntare su una comunicazione positiva, propositiva e persuasiva;
  8. mantenere una profonda unità tra le varie realtà che compongono la Federazione del MpV Italiano e una chiara fedeltà alla Chiesa – il più forte difensore dei diritti umani – pur rimanendo aperti all’incontro con tutti anche con i non credenti e con i “diversamente credenti”;
  9. rendersi disponibili per costruire un’unità operativa (obiettivi, metodo, stile, modalità comunicativa), insieme a tutti coloro che intendono difendere e promuovere il valore della vita umana.

 

TERZA PARTE

Il video

Una delle cose che ci siamo detti e ripetuti in più occasioni è vivere il Movimento, con tutte le sue articolazioni, come una grande famiglia. Tutto ciò che è stato realizzato si deve a un alto e forte senso del lavoro di squadra. Non sarebbe stato possibile altrimenti. La sinergia è stata trovata sicuramente sul piano operativo – divisione dei compiti, rispetto delle scadenze (nei limiti del possibile!), condivisione dei risultati – ma anche, e non è cosa di minore importanza, ricercando in maniera dinamica la comunione di intenti e la fraternità da recuperare tutte le volte che per un motivo o per l’altro essa è stata messa in pericolo o in qualche modo lesionata. Vediamo e ascoltiamo quanto hanno da dirci: Giuseppe Grande, Pino Morandini, Irene Pivetta, Elisabetta Pittino, Bruna Rigoni, Maria Luisa Di Ubaldo, Lara Morandi, Don Francesco Coluccia, Andrea Tosato, Massimo Magliocchetti, Giovanni Buoso, Giovanna Sedda, Giuseppe Forni.

 

CONCLUSIONI E RINGRAZIAMENTI

Non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fosse stata una calorosa e convinta collaborazione di tutti.

Veniamo ai ringraziamenti che sono sempre un po’ imbarazzanti per il timore di dimenticare involontariamente qualcuno. Grazie ancora a Giuseppe Grande, Pino Morandini, Irene Pivetta, Elisabetta Pittino, Bruna Rigoni, Maria Luisa Di Ubaldo, Lara Morandi, Don Francesco Coluccia, Andrea Tosato, Massimo Magliocchetti, Giovanni Buoso, Giovanna Sedda, Giuseppe Forni.

Ringrazio i membri del Direttivo uscente, della Giunta, i Presidenti di Federazione, il tesoriere, i probi viri, i revisori dei conti, coloro che insieme ai responsabili hanno lavorato nelle Commissioni e nelle equipe. Ringrazio i membri della Segreteria nazionale: Linda Costanzi, Roberto D’Avino, Eleonora Ottoni, Leo Pergamo. Ringrazio Michele Squeri che ci ha affiancato per tutte le questioni tecniche legate alle varie location e all’organizzazione. Fatemi rivolgere un ringraziamento speciale a Giuseppe, il nostro grandissimo Segretario Generale. Non ci sono parole per ringraziarlo. Si è sobbarcato tantissimo lavoro che ha svolto senza farlo pesare, ma anzi incoraggiando e motivando tutti. L’altro giorno, mentre lo ringraziavo personalmente mi ha ripetuto una frase di Santa Bernardette di Lourdes: «Io sono come la scopa che quando non serve più la si mette dietro la porta, lieta di essere servita». Ma di Giuseppe c’è bisogno eccome! Ringrazio tutti coloro che in questo triennio si sono spesi e hanno creduto nel Movimento, hanno lavorato senza chiedere nulla in cambio, sono stati diffusori di speranza e di vita! Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che nonostante i miei limiti hanno avuto fiducia in me. Per quanto mi riguarda ho cercato di fare ciò che ho potuto. Mi scuso se non sempre (forse mai) sono stata all’altezza di un compito che in tanti momenti ho avvertito più grande di me e se anche involontariamente ho mancato verso qualcuno. Adesso apro il dibattito ripetendo in alto i cuori!

 

Assemblea Nazionale 25-26 settembre 2021 (.pdf)