7 febbraio 1993. Ripartire dal rispetto della vita per rinnovare la società – XV Giornata per la vita Messaggio della Commissione Episcopale per la famiglia della Conferenza Episcopale Italiana

La società italiana ha urgente bisogno di rinnovamento: oggi tutti lo pensano e lo chiedono.
Ma non si rinnova la società se non si rinnova la vita morale, personale e pubblica. L’immoralità compromette la convivenza sociale e la democrazia con diffusi comportamenti di illegalità e di corruzione, e dilaga nell’esistenza quotidiana della gente con la violenza contro la vita nelle sue diverse manifestazioni: dalla delinquenza criminale organizzata alla droga, all’industria della pornografia, all’abbandono e alla violenza sui bambini, dall’aborto all’emarginazione degli anziani, dei più deboli e dei più bisognosi.
Alla radice dell’illegalità, della corruzione e di ogni forma di violenza contro la vita sta un fatto inquietante: la perdita di valori comuni e condivisi, il disorientamento morale, anzi il confondere tra loro i concetti fondamentali del bene e del male: “Guai a coloro … che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is. 5,20). Se è indipendente e separata dalla verità, la morale diventa un fatto individualistico, nel quale i sentimenti, le passioni, i gusti momentanei e soggettivi si pongono a norma dell’agire, generando così il grave disordine che è sotto gli occhi di tutti. Riscoprire il patrimonio di valori che hanno guidato la crescita civile dell’umanità, è l’unica strada per il rinnovamento da tutti invocato. Nel confronto con la legge iscritta nel cuore di ogni uomo, che la rivelazione di Dio conferma e perfeziona, ciascuno è chiamato a formare la propria coscienza, e così riconoscere il bene e decidersi per esso. “L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore” (Lc 6,45): così Gesù ci ricorda come ogni bene, come pure ogni malvagità, scaturiscano dal cuore, dal luogo cioè in cui decidiamo di noi stessi e del senso della nostra esistenza (cf. Mt. 15,19).
Per l’amore che portiamo a ogni persona e a tutta la società, sentiamo il dovere di affermare che non vi potrà essere rinnovamento morale e, dunque, nemmeno culturale, sociale e politico, se non si riparte dal rispetto della vita di ogni uomo, dal momento del concepimento a quello della morte naturale. Lo insegna Gesù con i gesti di amore e misericordia che compie verso chi è minacciato nella propria vita: così Egli dà forma ad una società nuova, abbattendo barriere, pregiudizi e discriminazioni e creando condivisione e solidarietà.
Il rispetto della vita deve essere totale e coerente: come si può condannare la criminalità organizzata e approvare l’uccisione nel grembo materno del bambino non ancora nato? Come si può lottare contro l’emarginazione e favorire la morte di chi soffre una malattia inguaribile? Come si può investire denaro in spese superflue o voluttuarie e negare aiuto e sostegno a chi manca di pane, della casa, del lavoro? Chi si batte per la tutela della salute, per la giustizia sociale e per la qualità della vita deve, anche e prima di tutto, affermare il diritto alla vita e lottare per il suo concreto e quotidiano riconoscimento. Non ha doti morali autentiche una società che, mentre afferma valori quali la salute, la giustizia e la pace, si contraddice e rende i poveri più poveri, nega la solidarietà, inganna e delude i giovani, strumentalizza la donna, non rispetta il bambino, manipola le sorgenti della vita e considera azione irrilevante o addirittura una conquista civile “l’interruzione volontaria della gravidanza”, come nelle nostre società viene asetticamente chiamato l’aborto.
I cristiani, per primi, devono dare testimonianza di una vita onesta e generosa. Questa decisione, radicata nella fede in Gesù Cristo e tradotta con coerenza nella vita personale familiare e sociale, favorirà il rinnovamento morale. Un particolare appello rivolgiamo ai genitori perché accolgano i figli con amore perché si prendano cura di loro e li educhino con sapienza al rispetto per la vita, coltivando in loro i valori della solidarietà e della fraternità.
Ripartire dal rispetto della vita dell’uomo per rinnovare la società è compito dei cristiani, è compito di ogni uomo e donna di buona volontà, di ogni cittadino. Tale compito, però, non può essere assolto soltanto con l’impegno dei singoli, che pur rimane necessario e ineludibile. Bisogna che le persone di buona volontà si uniscano, si associno e coinvolgano le strutture sociali e civili, impegnandole a creare le condizioni di una più diffusa ed esigente moralità. Il primo impegno sarà di gettare le basi di una politica familiare nuova.
Il compito che ci attende è grande, ma siamo convinti che molti accoglieranno la sfida a costruire, nella moralità. una convivenza autentica.

 

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