Aborto. Polonia, in vigore la sentenza contro lo scarto di disabili e down di Francesco Ognibene, Avvenire, 27 gennaio 2021

È contro i diritti umani sopprimere un essere umano in gravidanza perché disabile. Resta possibile abortire per stupro, incesto, pericolo per la salute della madre o condizioni estreme del feto

 

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale polacca, è diventata operativa il 27 gennaio la sentenza con la quale il 22 ottobre 2020 il Tribunale costituzionale di Varsavia aveva dichiarato illegittimo uno dei tre casi previsti dalla legge per consentire l’aborto, ovvero la diagnosi di anomalia genetica del feto, accogliendo il ricorso di un gruppo di parlamentari che chiedevano la cessazione degli aborti eugenetici. La lunga sequenza di manifestazioni in tutto il Paese ha fatto tardare ma non impedito che la sentenza entrasse in vigore, anche se con un correttivo annunciato dalla Corte: alle due motivazioni che permettono ancora l’aborto (stupro e incesto, rischi per la salute della madre) si aggiunge infatti anche l’accertata probabilità di danni irreversibili o letali del feto come esito dei suoi difetti congeniti.

Mentre la disinformazione fa il suo corso, con le agenzie di stampa che parlano di «divieto quasi totale» di abortire», nessuno degli oppositori della sentenza sembra accorgersi che la Corte ha voluto cancellare la selezione sistematica di disabili e Down prima della nascita, ovvero un abuso dei diritti e dell’uguaglianza tra gli esseri umani. Che questo avvenga in casuale coincidenza con il Giorno della Memoria, nel quale l’umanità rinnova l’impegno perché mai più si ripeta una selezione legale di massa in base a caratteristiche delle persone, è un dettaglio che dovrebbe far riflettere. Ma la protesta è già ripartita, alimentata dagli oppositori al governo conservatore che in autunno hanno anche dato luogo ad assalti alle chiese, prese di mira perché si accusa la Chiesa cattolica di sostenere il governo, al quale l’Unione Europea peraltro rimprovera di non rispettare la divisione dei poteri nominando i giudici del Tribunale costituzionale.

Il Parlamento di Strasburgo ha ritenuto perciò di poter intervenire censurando la sentenza contro gli aborti eugenetici, una presa di posizione respinta dalle istituzioni di Varsavia come ingerenza impropria in un affare interno.

La piattaforma «Women’s strike» ha invitato alla protesta di piazza: «Esprimete la vostra rabbia oggi come meglio ritenete» ha esortato la leader Marta Lempart, mentre per Klementyna Suchanow, un’altra organizzatrice, «si annuncia una notte difficile». Per frenare le manifestazioni – in piena pandemia – era intervenuto l’esercito.

 

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