Dove l’accoglienza si fa casa

Anche quest’anno si è svolto il Seminario delle Case di Accoglienza, aderenti al MpV Italiano, in apertura del Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita. Il Seminario alla sua 11° edizione ha visto la partecipazione di numerosi  presidenti delle Case accompagnati, da operatori e volontari, per approfondire argomenti propri delle Case e crescere nella formazione per dare un servizio sempre più qualificato alle mamme accolte. Nella presentazione del dossier della raccolta dati relativo all’anno 2016, al quale hanno partecipato 32 strutture sulle 40 aderenti, è emerso che ben 245 sono state le donne accolte con 295 figli dei quali 43 sono nati durante la permanenza in Casa. Il 45 % delle donne di nazionalità italiana, la restante parte proveniente da 39 Paesi, in maggioranza dalla Romania, Nigeria, Marocco e Albania. Il 73% sono state inviate dai Servizi Sociali dei Comuni o dalle Asl o dai Consultori Pubblici, il 10 % dai Tribunali dei Minori e dalle Forze dell’Ordine. Il 4% dai Cav e S.O.S. Vita, il 3 % dalle Caritas, Parrocchie e Consultori di Ispirazione Cristiana. Il’10 % da altre realtà. Sempre meno vengono inviate donne incinta dai Servizi Sociali non perché stiano diminuendo ma perché  i Comuni,  avendo   scarse risorse economiche,  prendono in considerazione le maternità difficili dopo che è nato il bambino. Per questo in assemblea plenaria del Convegno dei Cav ho voluto  rivolgere un appello agli oltre 800 volontari  presenti affinché nei propri territori facessero opera di intercettazione dei bisogni di accoglienza delle mamme per presentarle ai Servizi Sociali e nel caso di diniego di farsi tramite diretto con quelle Case che per propria scelta sono nelle condizioni di accogliere le mamme anche senza il contributo economico dell’Ente Locale. La raccolta dati relativa al 2017 si arricchirà di altre informazioni riguardanti l’uscita delle mamme dalle Case per conoscere quante sono ritornate nella famiglia o luoghi di origine e quante hanno intrapreso un percorso autonomo e come in tal caso sono state aiutate nell’inserimento lavorativo e alloggiativo. Nel corso del Seminario si è inoltre approfondito il tema dell’accoglienza delle donne richiedenti asilo. Il 40 % delle Case si sono organizzate per aprirsi a questo tipo di accoglienza, con tutte le difficoltà che ne derivano, pur di non far mancare un aiuto alle donne immigrate che spesso   sono oggetto di violenza e obbligate ad abortire. Si sono quindi definite le diverse tipologie di accoglienza. Case di prima accoglienza dove le donne vengono accolte per vivere la gravidanza in un clima sereno e per un percorso di formazione, che può durare anche fino ad un anno dopo la nascita del figlio, seguite dalle operatrici e dalle volontarie per un progetto personalizzato condiviso con i Servizi Sociali ; Case di seconda accoglienza dove le mamme vivono in semiautonomia in appartamenti da sole o con altre mamme dove la presenza delle operatrici non è più H 24. Quindi il Seminario si è concentrato ad approfondire i ruoli ed il rapporto tra gli operatori dipendenti e gli operatori volontari ponendo in evidenza come sia fondamentale per le Case la compresenza di entrambe le figure che svolgono funzioni diverse ma entrambe necessarie. Per le due figure si è ribadito la necessità di una formazione specifica e di una formazione comune che non tralasci il coinvolgimento dei Centri di Aiuto alla Vita e dei Movimenti per la Vita del territorio affinché si comprenda sempre di più l’importanza di fare rete per offrire un servizio migliore e non ci si dimentichi che lo sforzo comune per sconfiggere la piaga dell’aborto è quello di non separare l’aspetto culturale da quello dell’accoglienza.

Roberto Bennati, Vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano

 

Dove l’accoglienza si fa casa