Aupetit: Lejeune ha combattuto una “buona battaglia” di Michel Aupetit, Arcivescovo di Parigi – Traduzione a cura di Maria Pia Sacchi

Omelia di Msg Michel Aupetit alle Esequie della Sig.ra Birthe Lejeune – Saint-Germain l’Auxerrois (1er) – Martedì 12 maggio 2020

 

“Io sono la Resurrezione e la Vita” (Gv.11,25). Questa frase di Nostro Signore dovrebbe essere incisa sul frontespizio di ogni chiesa nell’attesa che venga incisa nel cuore di ogni uomo. Marta dice a Gesù: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Lei crede che Gesù possa impedire la morte, che possa salvare delle vite, un po’ come fanno i medici. Tuttavia, si tratta di ben più di questo, perché tutti i medici sanno che la loro battaglia contro la morte un giorno sarà comunque persa. No, Gesù resuscita Lazzaro, lo fa ritornare dalla morte. Ogni vita viene da Lui e a Lui ritorna.

E perché questo percorso dalla vita alla Vita? Per imparare ad amare, ad amare come Dio, ad amare per imparare ad abitare la vita, perché Dio, che è amore, venga ad abitare in noi.

Birthe e Jérôme Lejeune hanno voluto amare per vivere, hanno voluto vivere per amare. Allora, perché hanno conosciuto un’opposizione tanto violenta?

Chi è contro la vita? Chi è contro l’amore? Satana, che sfigura l’amore nei cuori. È per questo che sono stati attaccati da chi si rifugiava dietro un sentimento di finta compassione per mascherare viltà e inerzia.

Satana detesta la vita. Tutta la cultura di morte, dall’aborto all’eutanasia passando per la distruzione degli embrioni soprannumerari e la riduzione embrionale è opera sua, in cuori accecati da un mondo che non sa più vedere la bellezza di ogni vita.

Ma Dio fin dalle origini ci aveva dato accesso all’albero della vita, quando vivevamo nella sua intimità. E insiste ancora, quando rinnova l’alleanza con Mosé: “Ecco, io ti ho posto davanti la vita e la morte. Scegli dunque la vita!” (Dt 30, 19).

Com’è terribile essere rinnegati dagli amici, da quelli che dovrebbero sostenerci.

Persino all’interno della Chiesa, c’è chi – accecato da un’ideologia mortifera o dalla paura del mondo – ha combattuto con incredibile violenza i portatori di amore e di vita nel nome del Signore.

Come Cristo fu tradito, abbandonato, il discepolo che lo segue fedelmente conosce il dolore dell’abbandono e del tradimento. È allora che il suo cuore può dire con il salmista: “Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma tu, mio compagno, mio intimo amico, legato a me da dolce confidenza! Camminavamo concordi verso la casa di Dio”. (Sal 55, 13-15)

È contemplando l’amore di Gesù che arriva fino alla fine che Birthe Lejeune ha perseverato in questa battaglia per la vita nell’amore, continuando a essere fedele al suo sposo che con coraggio l’aveva inaugurata.

Oggi, lei può dire con San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia” (2 Tm 4,7) e ascoltare le parole del Cristo che l’accoglie vicino al suo sposo: “Prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,23).

 

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