Australia: le realtà pro-life oltre la restrittiva legge di Giovanna Sedda

Il governo australiano non rilascia dati annuali sugli aborti, tuttavia le diverse realtà pro-life che operano sul territorio stimano una media di 80.000 aborti ogni anno. Questo significherebbe che circa il 25% delle gravidanze nel paese termina con un aborto. Secondo childrenbychoice, un gruppo pro-aborto locale, sopperisce alla mancanza di dati ufficiali attraverso delle stime su altri dati sanitari.

Ad esempio, utilizzando una combinazione di dati provenienti da Medicare (assicurazione sanitaria pubblica), dati ospedalieri pubblici e richieste di risarcimento per le assicurazioni sanitarie private.

Tuttavia, la stima più recente è stata calcolata nel 2005, prima che l’aborto farmacologico fosse disponibile in Australia. All’epoca la stima era di 83 210 aborti, con un maggiore propensione a ricorrere all’aborto per le donne di età compresa tra 20 e 29 anni. Il tasso di aborto stimato risultante in Australia era di circa 19,7 per 1000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni, che è relativamente alto se confrontato con altri paesi in cui l’aborto è legale e di facile accesso. Ad esempio, nello stesso anno Germania e i Paesi Bassi avevano entrambi tassi di aborto inferiori alla metà di quelli australiani e in entrambi paesi contraccezione e aborto sono facilmente accessibili, oltre che associati a una diffusa educazione sessuale.

Sempre stando ai dati stimati, metà delle gravidanze in Australia sono non-pianificate. Per esempio, il South Australian Department of Health dichiara che più di 1 donna su 3 in Australia ricorrerà all’aborto a un certo punto della propria vita.

Per quanto riguarda l’aborto farmacologico, la cosiddetta pillola abortiva, è stato reso disponibile solo recentemente e il suo uso rimane limitato. La legislazione sull’aborto varia localmente da Stato a Stato; nella maggior parte l’aborto è legale fino alla nascita: New South Wales, Queensland e New South Wales (con due firme di dottori oltre la 22esima settimana), Victoria (con autorizzazione dopo le 24 settimane), Tasmania (con parere medico dopo la 16esima settimana), Australian Capital Territory (può essere praticato da un operatore sanitario, anche un infermiere). South Australia, Western Australia e Northern Territory sono le aree dove l’accesso all’aborto è più ristretto e maggiormente riconosciuto il diritto dei medici all’obiezione oltre alla possibilità, da parte delle associazioni pro-life, di fare attività al di fuori dalle cliniche abortive.

Se da una parte la legislazione è permissiva e gli aborti molto frequenti, dall’altra le realtà pro-life sono numerose e molto attive in tutto il territorio. Esistono tantissime associazioni locali, con numerosi membri attivi. Ad esempio, Right To Life – Western Australia conta ben 1750 membri.

Abbiamo chiesto a due di queste associazioni, Right to Life e Life Choice, un gruppo di giovani prolife molto attivo in tutto il territorio (https:// lifechoice.org.au/) di raccontarci la loro esperienza. Ma il novero dei gruppi prolife è lunghissimo: Prolife Victoria, Cherish life, Family Life International, Priests for Life sono solo pochi esempi.

Le leggi diventano ogni giorno più liberali e l’aborto sempre più frequente. Tra le attività più comuni nel continente australiano c’è quella di riunirsi in preghiera o in manifestazioni fuori dalle strutture in cui si praticano aborti. Ma, anche su questo versante, gli stati stanno iniziando a ostacolare i volontari vietando la presenza dei prolife. Se i vari gruppi pro-life sembrano essere fermati dalla legislazione, quasi tutte le realtà pro-life australiane portano avanti altre attività di formazione, con l’intento di formare l’opinione pubblica e diffondere una cultura di accoglienza della vita. D’altronde, l’aborto non è l’unica questione etica che preoccupa l’Australia: anche l’eutanasia sta prendendo sempre più piede e diventando legale in un numero crescente di Stati.

 

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