Bernie Sanders, pro-choice al 100% di Giovanna Sedda

La lunga corsa delle primarie per scegliere il candidato del partito democratico sta per concludersi: restano solo due nomi, Joe Biden e Bernie Sanders. Quest’ultimo dopo una campagna tra alti e bassi è ancora all’inseguimento, ma non si dà per vinto. Il sentore Sanders, già candidato alla nomination democratica nel 2016 fu poi sconfitto da Hillary Clinton. Quest’anno è ancora una volta arrivato al duello finale superando una agguerrita serie di dibattiti tra i tanti candidati iniziali. E non è cambiato nemmeno il suo programma politico ispirato alle socialdemocrazie nord-europee e centrato sulla proposta di un sistema di sanità pubblica. Immutate sono anche le sue posizioni progressiste sui temi bioetici. Sanders è un convinto sostenitore delle istanze femministe e proaborto. L’organizzazione pro-aborto Planned Parenthood (attraverso il suo braccio politico Planned Parenthood Action Fund), promuove Sanders a pieni voti: il senatore è 100% pro-choice. Come ha riassunto in un suo tweet, Sanders considera “l’aborto un diritto fondamentale”. Una posizione estrema anche per il partito democratico stesso, che ha spesso riassunto la sua posizione sull’aborto con lo slogan “sicuro, legale e raro”. Sanders rifiuta l’ultimo punto, per lui l’aborto non necessita né prevenzione ne limiti: l’aborto dovrebbe essere sicuro, legale e accessibile per chiunque lo scelga” ha dichiarato in un dibattito. Coerente con questa linea radicale, il senatore ha sempre promosso l’aborto in ogni decisione politica: dal finanziamento pubblico dell’aborto (abolizione del Hyde Amendment) al rifiuto di tutelare i bambini che nascono vivi durante un aborto (opposizione al Born-Alive Abortion Survivors Protection Act). Le idee radicali di Sanders si estendono anche ad altre questioni bioetiche: dal sostegno alla ricerca sulle cellule staminali embrionali (Stem Cell Research Enhancement Act) alla promozione del controllo demografico (opposizione alla Mexico City Policy e all’Helms Amendment). Una sua nomination e vittoria presidenziale potrebbe mettere a rischio i recenti progressi del movimento pro-life negli Stati Uniti, specialmente dopo la nomina di due giudici pro-life alla Corte Suprema. Tuttavia, una sua candidatura democratica potrebbe affievolire le file degli elettori democratici, favorendo il partito repubblicano e la rielezione di Donald Trump.

 

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