CARLO CASINI il profeta della vita di Francesco Ognibene, Avvenire 24.3.2020

A 85 anni si è spento ieri nella sua casa romana, vinto dalla Sla. Magistrato, politico, promotore di innumerevoli battaglie a tutela del nascituro. «Uno di Noi» l’ultima sua grande causa in Europa.

 

Addio al fondatore del Movimento per la Vita, tra i protagonisti del cattolicesimo italiano impegnato nella società. 236mila i bambini aiutati a nascere dal 1975 grazie ai volontari che l’hanno seguito «Le auguro che quando il Signore lo chiamerà siano i bambini ad aprirle la porta lassù!». Era il 6 aprile del 2014 quando papa Francesco, ricevendo il direttivo del Movimento per la Vita, si rivolse a Carlo Casini, fondatore di una realtà capace dal 1975 di aiutare a nascere 236mila bambini mettendosi al fianco di 770mila donne. Parole dolcissime e profetiche, che commuovono pensando oggi alla semina di bene e di vita sparsa a piene mani da un uomo che è stato tra i grandi protagonisti del cattolicesimo italiano laicamente impegnato nella società dagli anni Settanta, quando la sua professione di magistrato gli fece toccare la tragedia umana dell’aborto. Da allora non ha risparmiato una stilla di energia nel promuovere in ogni sede e in ogni modo la causa del «più piccolo tra noi», anzi, di «uno di noi», come amava ripetere negli ultimi anni. Al termine di una lunga malattia, che l’aveva costretto all’immobilità e al silenzio esteriore, Carlo Casini è morto nella sua casa romana quand’era quasi mezzogiorno di ieri, antivigilia della festa dell’Annunciazione e del 25° dell’enciclica della vita, la Evangelium Vitae di san Giovanni Paolo II. 85 anni, fiorentino, ottavo dei nove figli di una casalinga e di un manovale delle ferrovie morto quando lui aveva poco più di tre anni, Casini è stato fondatore del Movimento per la Vita, ma anche magistrato, giurista, parlamentare, eurodeputato, promotore di iniziative pubbliche di straordinario rilievo ed efficacia mobilitando un volontariato vasto e appassionato, di ogni ceto ed età, presente dovunque in Italia. Al suo fianco, come sempre durante la malattia, instancabili, la moglie e i figli, tra i quali anche Marina, bioeticista, che ne ha raccolto il testimone nell’impegno alla guida del Movimento, del quale è presidente nazionale. Gli ultimi mesi di calvario per il progredire della Sla diagnosticata nel 2017, che ne aveva progressivamente spento le facoltà fisiche, sono state per Carlo Casini un continuo avvicinarsi all’unione definitiva con Dio al quale ha dedicato tutta la sua vita di padre di famiglia, di politico generoso, di promotore di una mobilitazione sociale con pochi precedenti nella storia del cattolicesimo italiano, moderna per impostazione e metodi, laica nell’approccio, pervasa di valori evangelici. Lascia un esempio di eccezionale dedizione alla causa della vita nascente, per la quale ha profuso ogni energia umana, intellettuale e spirituale, battendosi non solo per fermare la legge 194 tramite il referendum abrogativo del 1981 ma anche per far germogliare la pianta dapprima esile e oggi ricca di rami e frutti del Movimento per la Vita, come nell’immagine del granello di senapa, capace di esprimere centinaia di Centri aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, case di accoglienza, mettendosi in ascolto e al fianco di madri tentate per povertà, smarrimento, solitudine o disperazione di imboccare la drammatica scelta dell’aborto. Ultima battaglia di Carlo Casini la campagna Uno di Noi, che con una mobilitazione popolare in tutto il Paese consentì la raccolta di centinaia di migliaia di firme a sostegno della petizione europea per la salvaguardia dell’embrione umano e dei suoi diritti, un’iniziativa profetica che puntava a porre la vita umana nel suo primo stadio come paradigma delle politiche dell’Unione. Uno sforzo incompreso purtroppo dalle istituzioni europee ma che ha fatto nascere una rete continentale di realtà associative ora impegnate nel proprio Paese e a livello comunitario per non cal-pestare i diritti dell’umanità fragile scartandola nel nome dell’efficienza e di un concetto spietato di salute come assenza di difetti, diritti che invece Casini ha rilanciato con energia come punto fermo della nostra civiltà, come sta confermando l’emergenza coronavirus. Dal letto della sua casa, persa ormai la facoltà della parola, ha continuato a comunicare con gli occhi, le mani, lo sguardo, immerso – dicono i testimoni – nella preghiera e nella contemplazione dentro la quale ha riletto la sua esistenza spesa per gli altri, e accolto l’abbraccio nel quale il Signore della vita lo ha preso con sé.

 

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