Carlo Casini: la vita è una battaglia laica di ragione di Emiliano Tognetti

Il testo che segue è il testo dell’intervista fatta a Carlo Casini da Emiliano Tognetti del 11.03.2017. Si tratta infatti di un’intervista realizzata verbalmente per Sevengifts.org (www.sevengifts.org), un magazine online di informazione religiosa e culturale, edito dall’associazione di volontariato “Mamre” di Capannori (Lucca). 7Gifts.org è un progetto di volontariato per far conoscere realtà, testimoni, storie cristiane, di ispirazione cristiana al fine di creare un archivio gratuito di documenti online, di materiale free use, per chi vuole avere documentazione di prima mano su determinati temi cristiani.

 

Noi di 7Gifts.org, siamo con Carlo Casini, già parlamentare prima italiano e poi europeo, fondatore e primo presidente del Movimento per la Vita Italiano. È un volto noto che ci accompagna spesso quando parliamo di vita nel dibattito politico e parlamentare. Carlo, pronto?

Sono pronto a parlare di tutto ciò che vorrai. Dimmi tutto.

Sei uno degli esperti più riconosciuti sul tema della vita e in questi anni si potrebbe dire che te ne sei occupato in tutte le sue sfaccettature.

Si

Prima di essere un parlamentare, sei stato magistrato e se non sbaglio è da lì che è nata “l’urgenza per la vita”.

Si, io sono stato magistrato. Sono stato pretore a Empoli, pubblico ministero a Firenze fino al 1979. L’impegno per la vita, soprattutto quella nascente è nato in un giorno preciso: il 9 gennaio 1975. Perché questa data? Perché fui incaricato di verificare una denuncia, che diceva che in una villa nei pressi di Firenze, Viale dei Colli, si praticavano aborti allora clandestini. La legge che ha legalizzato gli aborti è del 1978, nel ’75 era proibito. Salvo il caso di pericolo di vita per la madre, negli altri casi non si poteva abortire. Io allora cosa feci? Incaricai i carabinieri di fare una perquisizione ed il primo pomeriggio, giunsi sul posto dove c’era una folla di gente. Andai e c’era una folla di decine, forse centinaia di donne in attesa di abortire. In questa villa, trasformata in una clinica dove c’erano ventidue letti, c’erano un medico già noto per fare aborti clandestini ed un rappresentante di medicinali che oltre al suo lavoro, faceva anche le interruzioni di gravidanza. Le donne venivano da tutta Italia e sul cancello c’era un cartello con scritto “Partito Radicale Italiano” che era l’organizzazione che portava le ragazze, e qualche volta anche i ragazzi, da ogni parte d’Italia con dei pullman per fare queste cose. Io dovetti interrogare tutti. Alcuni aborti erano già stati fatti, mentre altri non furono fatti e quindi salvai già alcuni ragazzini ed ho fatto l’esperienza non solo dell’aborto, che è l’uccisione di un bambino, ma anche della relativa facilità con cui si può evitare. Io racconto sempre di una ragazza, Rita, che aveva 18 anni e non aveva abortito, perché gli aborti si protrassero fino a tarda serata, erano tante e si era messa a piangere e diceva “Ora come farò a tornare? Se mio padre sa che sono qui a Firenze, come farò? La mia città è molto lontana.” Allora “È giusto, ha ragione. Bisogna avvisare suo padre”, “No, non lo avvisate!” Dissi ai carabinieri “Non si può tenere una ragazza lì. Avvisate il padre”. Come fu telefonato al padre, e non gli si disse nemmeno il perché, la ragazza di colpo si riprese e disse “Ora che lo sa mio padre, posso tenere il bambino”. Ed è nato il bambino. Questo per dire la banalità della cosa, una mancanza di confidenza. Questo per raccontare un caso che mi è rimasto impresso, ma potrei raccontarne tanti di episodi. Diciamo che da questo momento, è scattato in me qualcosa. È scattato qualcosa anche perché da questo episodio ha preso forza il movimento per legalizzare l’aborto, perché il Partito Radicale Italiano, lanciò un referendum per abrogare la legge penale che proibiva l’aborto. Nel febbraio del ‘75 intervenne anche la Corte costituzionale, che cercò di “dare un colpo al cerchio e uno alla botte” che con una sentenza, allargava un po’ l’aborto, ma lo limitava sempre a pochi casi. Però ci fu questa sentenza, ci furono i fatti drammatici di Seveso, in Lombardia. Nel ’77 una fabbrica, l’ICMESA di Meda ebbe una fuoriuscita di gas e gli dissero che questi avrebbero compromesso le gravidanze, nascere dei bambini malformati. Furono fatti degli aborti, autorizzati dal ministero della Giustizia Italiano. Di questi trentotto casi, fu accertato poi che nessuno era malformato, erano tutti sani e anche i ragazzi che invece sono nati, perché le mamme coraggiosamente, si erano rifiutate di abortire, erano tutti sani. Tutti bei ragazzi che poi ho conosciuto. Nel 1978 ci fu una legge per evitare il referendum, ma i radicali fecero un altro referendum contro questa legge. Nel frattempo, nel 1975 subito dopo quell’episodio era nato di fronte al Partito Radicale che diceva che “l’Aborto è un aiuto generale alla donna”, noi dicemmo “No, l’aiuto alla donna si dà, condividendo le sue difficoltà” e nacque il Centro di Aiuto alla Vita. Quindi nel gennaio l’intervento, nel febbraio la Corte costituzionale, nel marzo il Centro di Aiuto alla Vita, con lo scopo di dire “le difficoltà non si superano sopprimendo la vita, ma condividendo le difficoltà”. Nel 1981 ci fu il referendum che noi perdemmo nel senso che, contro il referendum radicale che voleva l’abrogazione totale della legge, che non passò e prese solo il 12 percento, noi facemmo un referendum che diceva “limitiamo questa legge” che già c’è dal ’78 per rispettare il più possibile la vita. Perdemmo anche noi perché prendemmo solo il 32 percento, contro il 50 percento che ci voleva. Come dico sempre “un referendum perduto nei numeri, ma non nella sostanza” perché soprattutto con l’aiuto dei giovani, nacquero i Centri di Aiuto alla Vita che esplosero sull’esempio di quello di Firenze, diretti a salvare la vita attraverso l’aiuto alle donne in difficoltà, e posso dire che i centri di aiuto alla vita, che sono in Italia oltre 350, hanno salvato circa 200.000 bambini. Il che vuol dire che il referendum non è stato inutile, nonostante tutto. Esplosero solidarietà e buona volontà. Questa in sintesi è la storia.

Una domanda. Da come l’hai raccontata, sembra che l’impegno politico sia fondamentale. Sempre, ma in particolare qui, che si parla di vita. Quanto è importante la comunicazione, quando si parla ad una donna in difficoltà, sia nei mass media?

La comunicazione è importantissima ed in un certo senso anche la politica.

La comunicazione è importantissima perché, io uso un po’ uno slogan “la parola può salvare la vita”. Proviamo a guardare in profondità la cosa. Ci sono tante cose che vanno male, tanti aborti. Il ministro della salute, nelle sue ultime relazioni fa notare come gli aborti siano scesi sotto i centomila. Sono diminuiti rispetto al passato, sì, perché ci sono degli aborti nuovi, clandestini, incontrollabili. Quelli “chimici”, le varie pillole del giorno dopo, dei cinque giorni dopo eccetera. Accanto a questo male, che resta terribile, in una delle ultime relazioni l’OMS calcola che ci siano quaranta milioni di aborti nel mondo, c’è il tantissimo bene che tante mamme, anche in difficoltà, accolgono i bambini e non ci pensano lontanamente a sopprimerli. Perché? Perché sono stupide? I Radicali dicevano “è come un capello, non è un bambino, è un grumo di cellule”. Ma tantissime famiglie lo sanno che è un essere umano, uno di noi, e questa è la ragione principale per cui non ci pensano lontanamente ad abortire. Se tutti i media però bombardano dicendo “è solo un grumo di cellule”, è chiaro che una donna in difficoltà crede a quello. Perché? Perché la comunicazione umana cambia la coscienza o incoraggia la coscienza.

Io ho moltissimi casi, non uno, ma moltissimi casi di vite salvate per le parole ascoltate. Uno ne può raccontare tante, ma vi dico quello che mi ha emozionato di più. Ero a Sassari, in Sardegna e mentre ero a giro, una signora con la carrozzina mi ferma e mi dice “Onorevole Casini?” “Sì, mi dica” “Le volevo presentare suo figlio” ed io scherzando “Signora, non lo dica a mia moglie! Perché dice così?” “Eh, io stavo andando ad abortire, avevo già il certificato e tutto ed ho visto una trasmissione alla televisione dove ha parlato ed ho cambiato idea. E questo è il bambino. È un po’ suo figlio” “Bene signora! Allora le faccio tanti auguri!”. Potrei raccontarne molti di episodi, la comunicazione ha un valore molto importante. E la politica anche. Il politico è quello che poi scrive le leggi e le leggi dovrebbero in qualche modo rappresentare la razionalità collettiva. Cioè quello che è giusto. Se ad uno si dice che è giusto che “si può sopprimere il bambino”, la gente ci crede se lo dice la legge. In più i parlamentari, vengono intervistati ed hanno contatto con folle di persone e possono aiutare o meno la vita. Quindi, rispondendo alla domanda, è estremamente importante! E questa comunicazione, indicando la verità cioè che l’essere umano è sempre “uno di noi”, uso questa formula dalle iniziative europee del Movimento per la Vita, per riconoscere la verità, se non riconosciamo che tutti gli esseri umani sono uguali in dignità anche quando sono così poveri. Madre Teresa di Calcutta diceva “il bambino non nato è il più povero fra i poveri”. Se non riconosciamo che il bambino è il più povero fra i poveri, seguo il ragionamento di Madre Teresa, “perché meravigliarsi della guerra, del terrorismo? Se ammettiamo che una madre possa uccidere suo figlio, non ci scandalizziamo se qualcuno fa la guerra”. Ecco perché Madre Teresa di Calcutta nel ricevere il Premio Nobel per la pace disse che “l’aborto mette a repentaglio la pace nel mondo”. Non è una condanna della donna come tale, ma chi introduce tale principio che può essere applicato in tanti casi, anche a vite già nate.

Una delle tecniche comunicative per mettere le persone in confusione è quella di usare il linguaggio medico, quasi come ad “oggettivizzare” il problema dell’aborto. Parlare quindi di “gravidanza”, di “feto”, di “embrione”, quasi a far perdere quel senso di continuità dall’embrione al feto all’essere umano che la scienza sa benissimo esserci. Dalla vita alla morte è un unico ciclo. Etichettare le fasi e dire “in quella fase non è un bambino, lì si può intervenire” è stata una tecnica usata molto. Quanto ha inciso secondo te?

Capisco bene! È il problema che è stato chiamato “dell’antilingua”, cioè cambiare il vocabolario, serve anche ad ingannare. Chiamare “donna” e “madre” è un fatto che fa dimenticare il bambino. Dire “Interruzione Volontaria di Gravidanza” o meglio “IVG” invece di “aborto” è un inganno. Questo non vale solo nel caso dell’aborto, ma in quella che oggi è chiamata la Procreazione Medicalmente Assistita. Dire “medicalmente assistita” è diverso da dire “procreazione artificiale”; quindi le parole cambiano la realtà delle cose. È vero tutto questo e  alla base di tutto questo, c’è un dato che spero di riuscire a spiegarlo in poche parole. Se noi domandiamo alla scienza moderna, non all’uomo della strada, e non a livello politico, ma a livello scientifico, ai medici, agli scienziati a coloro che se ne intendono “Dai, risolviamo questo problema: è un essere umano o non è un essere umano?” Finora in tanti anni di impegno, non ho mai trovato nessuno che mi abbia detto “Non è un essere umano”, ho trovato moltissimi, quasi tutti che cercano di cambiare discorso, che dicono “Sì, va bene, però c’è il problema della procreazione, che siamo troppi ecc.” ma nessuno che dica che non è un essere umano. Ho incontrato persino Edward, premio Nobel per la medicina ed è colui che ha fatto nascere la prima bambina in provetta, Louise Brown. Bene, l’ho incontrato in tre importantissimi congressi scientifici a livello internazionale, che sostiene che buttare via gli embrioni che non sono venuti bene, selezionare i migliori e buttare via i peggiori, è una cosa che si può fare perché la vita nasce dopo 6-7 giorni e non subito. “Professore, ci può spiegare le ragioni scientifiche di questa sua tesi?” La risposta data davanti a tanta gente “No, non è una risposta scientifica, perché è noto che la vita si sviluppa in modo continuo, senza salti di qualità, il patrimonio genetico è sempre quello e se non c’è un evento esterno che interrompe la vita, la vita si sviluppa come quella di un essere come siamo noi. Ma, è utile stabilire un termine convenzionale, per far progredire la scienza!”. (2 Carlo 6,30)

È quello che diceva Hitler: facciamo esperimenti sugli ebrei perché questo è utile per salvare i soldati tedeschi. Questo è il dato di fondo: nella cultura moderna, c’è una congiura contro la vita nascente, ma questa congiura non ha la forza di dire “non è un essere umano”, lo si dice forse così a livello popolare forse, ma non è un’affermazione sostenibile in termini di ragione. E si preferisce “non guardare” è “rifiutare lo sguardo”, l’arma contro la vita è quella di discutere, di usare l’antilingua, di usare parole che non fanno pensare, non fanno guardare al bambino e alla maternità. Quindi è verissima questa affermazione che tu hai fatto.

Mi viene anche in mente la domanda “Perché?” “Perché l’aborto? Perché interrompere una gravidanza? Qual è il motivo di fondo?”

Beh, noi con i Centri di Aiuto alla Vita e con il Movimento per la Vita conosciamo le angosce reali di tante donne e ragazze giovani e meno giovani, sposate e non sposate, potrei raccontare tante storie. Quindi è anche vero che una gravidanza non voluta, non pensata può cambiare la vita. Mi viene in mente una ragazza a cui non sono riuscito personalmente a salvare la vita. Sono stato coinvolto non direttamente, non ero a Firenze, ero a Roma e sono stato contattato telefonicamente “Vediamoci, parliamone” poi sono andato anche giù eccetera. Questa voleva fare il magistrato, era laureata in legge, una famiglia che aveva soldi e lei voleva fare magistratura. “Se io ho un figlio ora che non sono sposata, che non ho marito ed il fidanzato mi ha abbandonato, come faccio poi io a fare carriera?” e non sono stato in grado di farle cambiare idea. Questo vuol dire che a volte ci sono componenti economiche e sociali, gravi; altre volte c’è anche una “libertà malata”, una concezione malata di libertà. Io sono libera, se decido di scegliere quando e come voglio. Quindi diciamo, perché c’è l’aborto? In parte non vogliamo risolvere in una famiglia le varie difficoltà, in parte perché c’è una concezione sbagliata della libertà. E questa concezione sbagliata, fa fatica a confrontarsi col tema dell’uccisione di un essere umano. E di regola cerca di auto-ingannarsi, modificando lo sguardo. Queste credo che siano le ragioni di fondo. Io ci credo meno, però, sono stati scritti libri oggi meno perché c’è una preoccupazione maggiore per il crollo della natalità, ma 20-30 anni fa c’erano libri che propagandavano la contraccezione e l’aborto perché dicevano che eravamo troppi nel mondo, è un disastro! Ci sono certi libri che hanno scritto queste cose qua! C’è un’associazione internazionale International Planner Parenthood che nasce su questa base, che bisogna propagandare l’aborto perché bisogna far sì che nascano solo persone sane, persone che stanno bene. Le persone malate devono essere eliminate, sono un peso per la società, che senso ha farle nascere, quando senza soffrire possono essere eliminate prima di farle nascere? Ora sono cose terribili, ma questa è una… e poi c’è questa idea sbagliata di libertà. Adesso accanto all’aborto, come aggressione contro la vita nascente, si è aggiunta la fecondazione artificiale! Perché è bello vedere un bambino in braccio ad una coppia che sarebbe stata sterile, perché non avrebbe potuto generare un figlio. Bellissimo! Però se questa è una selezione di embrioni, se ne fanno molti, molti vengono buttati via, selezionati e poi il bambino in braccio è soltanto il 16-17 % di tutti i trasferimenti, le statistiche dicono questo, perché queste tecniche non hanno la stessa efficacia di una fecondazione naturale, beh. Cosa c’è dietro questa Fecondazione Artificiale? C’è il desiderio di coppie adulte di avere un figlio, un desiderio di per sé lodevole. Per altro non esiste un “diritto ad avere un figlio”, “esiste il diritto di un figlio a nascere”, ma dietro ci sono interessi economici di una grandezza… e questo vale sia per quanto riguarda la Fecondazione Artificiale, sia per quanto riguarda la contraccezione. Quante confezioni di questa che viene chiamata “contraccezione d’emergenza”, vengono vendute ogni anno da parte delle società produttrici? Quanti soldi si fanno? Come fare per renderle vendute? Basta dire “non sono abortive, sono soltanto contraccettive, perché il bambino non c’è fino a 5-6 giorni dopo il concepimento” basta dire “non serve la ricetta medica, sono preparati da banco”, “vai e le compri in farmacia” e vendi di più, guadagni di più. Quindi ci sono due cose dietro questa cosa: una concezione falsa della realtà, della libertà ed un interesse economico ragguardevole.

Mi veniva in mente che la teoria sulla crescita esponenziale dell’umanità è degli anni 60-70, la teoria Maltusiana, è stata fra le altre cose smentita. Questo perché presupponeva che l’umanità dovesse crescere a livello esponenziale, come se la gente non morisse, e poi anche matematicamente non è valida.

Si. Quando io cominciai ad occuparmi del problema della Vita da un punto di vista teorico, mi sono imbattuto diverse volte in contraddittori che parlavano della cosiddetta “Bomba Demografica”, cioè l’aumento esponenziale dell’umanità, dovuta alla generazione di molti figli che avrebbe reso impossibile nutrire tutti quanti. Allora io rispondevo “Voi dite delle bugie” perché fra i paesi più ricchi del mondo, ci sono i paesi più popolati, prendiamo ad esempio l’Olanda che non ha nemmeno ricchezze nel sottosuolo. È uno dei paesi a più alta densità di popolazione, eppure la gente è ricca, sta bene eccetera. Sono patrimonio il petrolio, il ferro, l’oro, ma anche l’umanità è una risorsa non piccola per il progresso civile! Rispondevo così e portavo ad esempio questi paesi qua. Stati dove invece la densità della popolazione è più bassa, sono paesi dove c’è anche più povertà. Basti pensare ai paesi dell’Africa, che è proprio così. Oggi però, le cose sono cambiate. Oggi si parla di “Inverno Demografico”, ci sono anche dei libri intitolati così. Il crollo della popolazione demografica, nelle statistiche, fa pensare ad una decrescita così grave da causare anche problemi economici. Ad esempio, il problema delle pensioni; come faremo? La popolazione, grazie a Dio, riesce a raggiungere sempre più spesso un’età avanzata; un tempo dire che “uno a 70 anni”, voleva dire “poveretto, sta per morire”. L’altro giorno, stavo preparando una trasmissione per Radio Maria, mi ha scritto una signora di 102 anni “Sono qui con mio marito a ragionare…” e mi manda questa lettera a cui ancora non ho risposto. Quindi ci sono questi casi. L’allungamento dell’età è un fattore positivo, dovuto alle conquiste mediche, ai progressi scientifici eccetera, però se aumenta il numero delle pensioni anziane e diminuisce il numero dei giovani che dovrebbero lavorare, è difficile mantenere le pensioni. Ci sarà un momento di tracollo. È vero che ci sono tanti giovani disoccupati e questo è un altro problema grave, dovuto all’industrializzazione che sostituisce l’artigianato e di cui non possiamo qui parlare. È anche vero però che il “giovane” significa “innovazione” e l’innovazione consente di trovare soluzioni ai problemi che ci sono. In più a questa paura per il crollo della natalità, si aggiunge qualche altra motivazione che io non condivido del tutto: cioè la motivazione “ah, ma allora verranno i musulmani, non saremo più tutti italiani” si dell’Italia perché genera pochi figli. Lo stesso si dice della Francia, della Germania, di altri paesi; il timore di perdere l’identità nazionale. Questo mi spaventa meno. Dico la verità, sarò paradossale, ma noi abbiamo scritto nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” i diritti dell’uomo precedono quelli del cittadino. L’uomo precede il cittadino. Quindi ad un certo punto è secondario che ci sia un paese che contrappone la sua identità a quella degli altri; questo è un argomento con ancora qualche venatura egoistica. Il metodo per vincere la denatalità è riconoscere che l’uomo, anche quello piccolo piccolo, ha la stessa dignità, lo stesso diritto di vivere. Mi hanno detto che ad una edizione di Sanremo c’è stato un coro di bambini disabili, meno abili, e questo è bello, molto bello! Noi nell’epoca moderna, a parole, abbiamo detto che abbiamo una carta dei diritti delle persone meno abili, sembrerebbe di avere almeno questo. Diciamo infatti che non c’è differenza fra un ragazzo disabile che ha avuto un incidente in carrozzella ed il vincitore delle olimpiadi. Anzi abbiamo inventato le Olimpiadi per disabili, le Paraolimpiadi. Ma dobbiamo essere coerenti, questo allora vale sempre; anche per le persone piccole piccole, come sono i bambini “non nati”. Allora questo è l’argomento principale per combattere la denatalità e combattendo la denatalità, si assicura il problema del superamento del ricambio sul mercato del lavoro e si mantiene anche l’identità delle nazioni che non dico che non è un male, ma non è il peggior male, che se c’è è meglio. Il tema di fondo però è la difesa della vita, non altre ragioni meno nobili.

Una curiosità personale: quanti figli hai?

Quattro. Quattro più due, quattro sono geneticamente figli miei e di Maria, mia moglie. Gli altri due sono i figli di cugini di mia moglie, che mentre i loro genitori mi chiamano “Carlo”, loro mi chiamano “nonno” perché sono cresciuti con noi per certe ragioni gravi, poi si sono trovati senza genitori e sono stati con noi e li abbiamo tenuti come figli. Quindi per riguardo a loro, e al fatto che mi chiamano “nonno”, li considero come figli: quattro più due.

Diciamo che anche con quattro figli, un po’ la denatalità con tua moglie l’hai combattuta!

Beh, sai, considera che in famiglia mia i figli di mio padre e di mia madre erano stati nove. Ed io sono il penultimo. Due sono morti bambini, c’era una mortalità maggiore. Mio padre era contadino e veniva dall’esperienza di una famiglia povera, non da una famiglia ricca. Uno morì a due anni, l’altra morì a sette anni, quindi siamo rimasti in sette. Ora siamo rimasti in tre, perché gli anni passano. Questo era normale un tempo, perché la società contadina aveva bisogno di braccia per lavorare la terra ed aveva bisogno di braccia giovani e quindi si facevano molti figli. I figli erano “braccia per lavorare la terra” e “bastone per la vecchiaia”. Oggi non è più così, oggi i figli sono preoccupazioni: bisogna farli studiare, l’università, cosa faranno, poi c’è la droga, diventeranno sbandati. Allora il figlio lo devi apprezzare in modo autentico e profondo. Ecco il tema nuovo. Non ci sono più puntelli che ti fermano la vita, è la consapevolezza in sé della vita umana che garantisce la vita stessa. Ecco un punto che sottolineo spesso; siamo ad un cambio di civiltà, perché i valori che prima erano sostenuti da dei puntelli esterni, come quando si costruisce una casa e si tolgono i puntelli dove c’è il cemento. Se il cemento c’è ed è buono, l’impianto regge. Pensiamo alla fedeltà coniugale. C’è sempre stata l’infedeltà, ma la fedeltà era sempre garantita dalla donna. Perché? Perché la donna manteneva la famiglia e se non avesse tenuto un legame col marito, non avrebbe mangiato. C’era anche questo elemento, oltre al valore in sé. Oggi questo valore qui non c’è. E su cosa basi la fedeltà? La basi come valore riconosciuto, apprezzato e quindi il nostro, in qualche modo è un tempo di autenticità. Pensiamo alla sessualità. Un tempo aveva certi limiti, dovuti al fatto che davanti ad un figlio “che fai?”. Oggi con la contraccezione, l’aborto tu devi credere alla sessualità, come dato “non banale”, come un dato così per divertirsi, ma ha un significato così profondo che merita di essere usata nella Gioia, come Dio vuole, ma misurata con regole che essa ha, misurate sul valore della vita. Questo è un altro punto importantissimo.

Hai accennato ad una cosa e mi hai fatto venire in mente una domanda. A noi dieci anni sembrano pochi, ma qualche anno fa erano molti. C’era un’altra concezione del tempo. Quanto è legata la legge sull’interruzione di gravidanza con la legge sul divorzio? Perché come modo di ragionare, mi sembrano molto collegate. Perché non può esserci una vita, senza una famiglia.

Il collegamento è innanzitutto cronologico. In Italia la legge che introdotto la legge sul divorzio è del 1970, c’è stato un referendum nel 1974, vinto dai divorzisti e mi ricordo che sul fronte sul divorzio qualcuno diceva “guardate che dopo il divorzio, viene l’aborto” e altri “no, c’è solo il divorzio” e poi invece è venuto subito l’aborto, nello stesso decennio è stato introdotto l’aborto, con la legge nel 1978 ed il referendum nel 1981. Ed ora entra l’eutanasia eh! Dobbiamo resistere, ma l’eutanasia è già tutta compresa nell’aborto. Perché se è lecito uccidere una persona che ha tutta la vita davanti a sé, perché non si dovrebbe uccidere una persona che ha pochi giorni o poche speranze di vita? Se si può uccidere un “Leonardo da Vinci”, che era figlio di una ragazza madre, è un esempio, ma quanti bambini che oggi vengono uccisi potrebbero essere degli scienziati, portare avanti il progresso scientifico?

Bocelli per fare un altro nome.

Allora l’Eutanasia è tutta compresa. Cosa ci sta al fondo? Un concetto corrotto di libertà. Io posso fare quello che voglio e se gli altri sono un impedimento, io posso togliere di mezzo anche gli altri. Nei limiti in cui questo “togliere di mezzo” non è pericoloso per me, perché in fondo togliere di mezzo uno che è giovane, forte, ecc. io vado in prigione, si potrebbe avere una sorta di vendetta. Togliere di mezzo uno che non può parlare, invece… e la famiglia è collegata a questo perché al solito siamo tutti lì. Io sostengo che un nuovo umanesimo, di cui c’è bisogno, nasce se riusciamo a porre la prima pietra e la prima pietra è il riconoscimento della vita ai più poveri ed indifesi. E non c’è nessuno di più povero ed indifeso della vita che nasce non può esserci, perché non ha altro che la vita stessa, l’appartenenza al genere umano. Allora se riconosciamo questo come valore, tutto il resto verrà di conseguenza, non faremo le guerre, non taglieremo le teste a nessuno. È un po’ questa la regola ecco. E la famiglia e la sessualità sono giustificate dal valore della vita. Noi dobbiamo riscoprire questa realtà. Il discorso sarebbe lungo, ma per noi credenti è significativo quello che dice in Genesi, cioè che dopo aver creato le cose, le piante e gli animali, Dio come atto di creazione ultimo e perfetto, ha creato l’uomo. No, ha creato la donna che ha fatto dopo l’uomo! Ma perché? Dice Madre Teresa di Calcutta “Dio ha posto la maternità della donna. La maternità è il timbro che Dio ha posto sulla vita nascente, ed è il timbro dell’amore”. Se la Vita ha senso, questo senso è il fare esperienza dell’amore. A parte il gesto sessuale, che se fatto nell’ottica di Dio è un gesto d’amore, è la gravidanza l’esperienza d’Amore. E perché la Gravidanza? Perché Dio ha fatto una cosa così complicata, così fragile? Perché la gravidanza è un abbraccio che più intimo non si può! Abbracciare è il gesto più intimo. E tutti noi, per nove mesi abbiamo ricevuto questo abbraccio dalla mamma, ma in modo così intimo ed intenso che lascia un timbro nella vita di ogni uomo. Anche per chi non crede, questa è un’intuizione, un mistero che è coinvolgente, stupefacente, meraviglioso. Allora, se non si capisce bene, non si ricostruisce sulla famiglia. Dove s’impara ad amare? Io cito sempre Madre Teresa di Calcutta perché l’ho conosciuta e una delle ultime giornate per la Vita era dedicata a pensare come lei. Il tema era “Uomini e donne nel solco di Madre Teresa di Calcutta”. Bene lei, in una delle molte conversazioni avute con lei a Firenze chiede “Dove si impara ad amare? In famiglia s’impara ad amare. Quindi distruggere la famiglia, vuol dire perdere il senso della vita”. Ed ecco anche gli sbandamenti sui giovani, che per stordirsi hanno bisogno della droga, hanno bisogno delle luci psichedeliche e delle musiche assordanti, che non fanno nemmeno dialogare. Non so se sono esagerato, ma un pochino ci azzecco.

Parlando di famiglia mi venivano in mente due temi che vorrei toccassi. Il primo: insieme alla maternità, la paternità; perché spesso è un incentivo o un freno all’aborto. E poi secondo te, come sono cambiati i figli nati dopo la promulgazione della legge dagli anni ’80 ad oggi. Se è cambiato qualcosa, com’è cambiato? Anche in senso positivo te lo chiedo.

Dunque, io ho sottolineato molto il valore della maternità, perché sul tema della vita mi sono trovato accusato molte volte da un certo femminismo, che io chiamo “Vetero-femminismo” che risale agli anni 50-70, che spero sia superato, di essere “nemico delle donne”: “Tu sei contro l’aborto e quindi non ti preoccupi del benessere delle donne” ed allora io per reazione, e quel che dico è vero, tendo ad esaltare il ruolo della donna. Ma la paternità è importante. Gli psicologi conoscono bene il bisogno di integrazione fra la capacità di tenerezza della madre e la capacità di dare fermezza, una guida, di orientamento del padre; di un’intelligenza analitica della donna e di un’intelligenza sintetica come quella dell’uomo. Si integrano a vicenda. È vero anche che nella modernità molte cose sono giuste. Quale ragione di fondo, giustifica il fatto che sia solo la donna ad esempio a lavare i piatti e non l’uomo? Qui non c’è una ragione di fondo. Una collaborazione domestica, come cambiare i pannolini al bambino. Io ne ho cambiati tanti di pannolini ai miei figli. Ci sono cose giuste; la paternità deve essere condivisione delle difficoltà. Però è certo che nei primi anni di vita, la madre gioca un ruolo particolare, per la tenerezza che esprime in natura ad esempio. Ci sono bambini che non crescono, non perché non hanno cibo, ma perché non hanno amore; l’amore ha una valenza anche fisica! Questo per quanto riguarda maternità e paternità. Devo dire che anche che è ingiusto dire che “le donne abortiscono e gli uomini no”. No, anche gli uomini abortiscono, a volte in maniera grave, costringendo la donna, la propria moglie, partner ad abortire. Conosco molte esperienze in questo senso. A volte ci sono uomini che si oppongono, ma la donna abortisce lo stesso, è frequentissimo ed è la cosa, apparentemente meno violenta, l’uomo che dice “ma, durante la gravidanza decidi tu, è affar tuo!” Già questa è una volenza. Come “affar tuo”? Se c’è un figlio è nostro. Anche questa è una pressione e di questi casi ne conosco tanti. Quindi anche l’uomo può abortire e allo stesso tempo può creare le condizioni per cui se una donna si sente amata, si sente sostenuta e ci sono le condizioni familiari costruite sul matrimonio, non abortisce. Questo è chiaro! L’elemento comune denominatore dell’aborto, per come mi sembra di averlo conosciuto in tutti questi anni è la solitudine. Cioè la donna che si sente sola, ha questa condizione esistenziale. Se la donna è accompagnata, che l’aiutano a superare i problemi, a volerle bene, specialmente se è il padre del bambino, questo aborto non avviene.

Conosci padri che hanno impedito l’aborto?

Certo, li conosco! Non sempre ci riescono, ma si ci sono. Un caso clamoroso che ho conosciuto direttamente e forse lo sai perché è andato su tutti i giornali. Lui si chiama Simone e lei Anna; tutti e due studenti universitari non sposati, ma lei resta incinta e decide di abortire. Va in ospedale. I genitori di lei spingevano molto perché lei abortisse, perché “questo è un ragazzo di cattiva famiglia, noi siamo una famiglia importante eccetera”. Va in ospedale e viene messa in anestesia; è sul lettuccio ed in sala operatoria irrompe Simone con la pistola in mano che dice “Fermi tutti, qui c’è mio figlio, non lo dovete ammazzare!” Naturalmente succedono delle cose ovvie: l’aborto viene interrotto perché c’è confusione, c’è disordine eccetera; il ragazzo viene arrestato per minaccia a mano armata. La ragazza si sveglia e aspetta qualche giorno, perché venga ripetuto l’aborto. E riflette “Ma allora Simone mi vuole bene! Se ha rischiato di andare in carcere per questo…” Come ho saputo questo fatto? L’ho saputo perché andando a parlare in qualche luogo, questo è finito su tutti i giornali, ad Ivrea loro si sono sposati prima che nascesse il bambino. Ad Ivrea si avvicina una ragazza col pancione che mi dice “Perché non viene al battesimo del nostro bambino che nasce? Questo è il bambino di cui sui giornali è stato detto che “il padre è finito in carcere”!” anche se poi il processo è finito con piccole pene. Allora è evidente che non si deve entrare con la pistola in mano, questo è un caso limite, esagerato e fuori dal comune; però se un uomo vuole bene alla sua ragazza le sta vicino. La maggior parte delle ragazze si sente abbandonata, ecco! Quindi se l’uomo vuole, riesce ad evitare.

Secondo te, quanto è importante il dialogo?

Il dialogo è importante fra il babbo e la mamma. Ma qui è un rapporto triangolare, misterioso come il mistero trinitario di Dio. Ma insomma, oggi i bambini nascono bene, in circostanze buone. Oggi la società non è più quella di prima; le finestre delle case sono aperte, c’entra di tutto: la televisione, i computer, è difficile dare garanzie assolute di una buona educazione. La condizione preliminare è che essi si sentano amati, ma non basta. Non devono sentirsi amati in modo folle dal padre e dalla madre, ma in modo trinitario: il padre e la madre devono amarsi fra di loro e questo li educa.

Allora arriviamo ai figli e riprendiamo la seconda parte della domanda precedente: i figli nati dopo la legge 194, che cosa hanno di diverso rispetto alle generazioni precedenti?

Io temo che ci sia l’assuefazione, ormai sono passati gli anni, nessuno ci pensa più, nessuno sa nulla, e va bene così. Anzi i principi della “libertà corrotta” chiamata “autodeterminazione” ergono a valore supremo; messo sugli altari non è l’amore, ma l’autodeterminazione che è un’antilingua questa. La libertà è una cosa diversa: la libertà è capacità di amare. Se non fossi libero, non sarei capace di amare; come si fa ad essere capaci di amore se sono costretto? Quindi, la libertà è l’altare su cui si mette l’amore. Invece oggi si mette l’amore sull’altare della libertà e si devia in “quello che voglio”. Questa è la questione. Allora, questi sono i frutti della storia precedente e in più c’è l’assuefazione a cui noi non dobbiamo cedere. In particolare, per quanto riguarda l’aborto, la giornata per la Vita che si celebra ogni prima domenica di febbraio, è stata istituita con l’esplicita motivazione di contrastare la rassegnazione, dimostrare che non ci si rassegna e non ci si deve rassegnare mai. Questo è molto importante! Ecco perché penso che sia importante, non solo condividere le difficoltà delle donne, ma anche ripetere queste cose, che il bambino è un bambino, è uno di noi. Per vincere gli effetti dell’antilingua. A questo riguardo, bisogna rendersi conto che non sono battaglie che possono vincersi in pochi giorni, in pochi mesi o in pochi anni. Sono battaglie epocali queste. Ci sono stati secoli e millenni nei quali si è teorizzato che lo schiavo non è un essere umano, ma è molto simile ad un asino che fa del lavoro gratis, ed era “utile”. Oggi la gente sposta le fabbriche in India o in Cina perché costa meno, figuriamoci se non costava nulla. Anzi, si paga solo quello che frustava, che faceva lavorare sotto la minaccia della frusta. C’è voluto secoli per liberarsi della minaccia della schiavitù. Oggi questo principio dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, che è proclamato a parole nelle nostre costituzioni e nelle nostre convenzioni, incrocia l’uomo nella sua dignità più totale, che è la vita incipiente, il bambino non nato. Quindi noi si tratta di arrivare ad affermare che si tratta di uno di noi senza scoraggiarsi mai, sapendo che ci possono volere anche molti anni. Ma se io dico “ho perduto, basta non faccio più nulla” si va poco lontano; possiamo perdere una battaglia, non dobbiamo perdere la guerra, diciamo così. Io sono anche ottimista e mi capita di incontrare anche tanti giovani che sentendo parlare di valori, si risvegliano, non ci sono incrostazioni sulla loro coscienza, diventano paladini contro l’aborto. Nel movimento per la Vita, abbiamo molti giovani, ecco.

Quelli che il Papa chiama “la nuova evangelizzazione”.

Si, certo

Anche in senso laico, non solamente religioso.

Certamente sì.

Allarghiamo lo sguardo dall’Italia al resto del mondo. Sei stato parlamentare europeo.

Si, dall’1984 in poi, con una pausa in cui sono tornato a fare il giudice, fra il 1999 al 2006 e poi fino al 2014. Quindi per 23 anni.

Quindi conosci l’Europa.

Si, anche perché ho avuto incarichi che mi hanno costretto a girare per l’Europa e a non stare fermo a Bruxelles o a Strasburgo, perché come presidente della Commissione Affari Costituzionali, avevo l’obbligo di tenere i rapporti con i parlamenti nazionali. Quindi, nell’arco di una legislatura dovevo incontrare i parlamenti di tutti i 28 paesi, Senato e Camera, quindi sono tanti incontri. La mia impressione è che in Italia, su queste tematiche Vita e Famiglia, nonostante tutto stiamo meglio che nella maggioranza degli altri paesi. Ci sono paesi che sono un disastro, come l’Olanda, il Belgio, la stessa Francia; sono un disastro. Come spiegare anche il numero degli aborti? Io fatto varie volte un confronto: il numero degli aborti in Italia si dice che va diminuendo. Temo che non sia vero, perché va diminuendo anche il numero delle donne in età feconda, per il crollo delle nascite, le pillole per tante ragioni. Queste cose ci sono anche in altri paesi, dove gli aborti vanno aumentando. Moltissimo in Francia, circa 220.000 negli ultimi anni, soprattutto nelle zone limitrofi. Lo stesso avviene in Inghilterra ed hanno popolazioni simili come numero di abitanti ed hanno leggi che tutto sommato non sono molto diverse. Ci sono dei paesi, dove invece gli aborti sono pochi o relativamente pochi, penso in particolare alla Polonia dove, contrariamente a quello che si dice, non è vero che non c’è una legge che non permette l’aborto, ci sono state battaglie che hanno permesso l’introduzione di questa legge, un po’ per la dittatura comunista, poi una legislazione come quella italiana. Cioè per motivi di salute fisica o psichica, malattie genetiche e violenza carnale; ma gli aborti in Polonia non superano mai le 1000 unità all’anno: 500, 600, 700. Come mai? In Germania, dove la popolazione è di 80 milioni di persone, più che di noi, gli aborti se non meno, sono uguali a quelli italiani, come mai? Eppure, c’è una legge che è più permissiva di quella italiana. Perché? Perché in Polonia la legge, pur concedendo l’aborto, comincia con “bisogna riconoscere il diritto alla vita del concepito” ed è applicata in modo rigoroso. In Germania la legge è più lassista, però c’è scritto nella Giurisprudenza che è bellissima. Quindi voglio dire che il riconoscimento dell’appartenenza del concepito al genere umano, che è uno di noi, è un fattore di prevenzione, che aiuta a diminuire. Non che le cose vadano bene in Polonia o in Germania, ma vanno meglio che da noi. Mentre dove queste cose non si dicono e non si fanno, come in Inghilterra, in Francia, o in Belgio o in Olanda, è una frana totale.

In Spagna?

La Spagna non l’ho nominata perché mi fa molto dispiacere. È come in Inghilterra o in Francia; c’è stato un aumento degli aborti. La popolazione è inferiore e quindi il numero degli aborti, sono più che in Italia comunque, sono 120 – 130 mila, e sono in crescendo. Ma la storia spagnola è una storia particolare. L’aborto è stato introdotto dieci anni dopo che in Italia, nel 1984, intervenne la Corte costituzionale spagnola che l’abiurò. Hanno fatto un’altra legge che era simile a quella italiana, ma aveva una differenza importante, cioè che per dimostrare le richieste dell’aborto serviva la certificazione medica e questo riduceva il numero degli aborti. Se il medico ti deve mettere per iscritto che effettivamente c’è un pericolo per la salute e deve dire come, quale e perché è più complesso. Poi è intervenuto Zapatero ed ha abolito questa norma. Basta che la donna dichiari di sentirsi male, come in Italia, che nei primi tre mesi non richiede un certificato medico, ma solo un certificato che la donna è incinta e una dichiarazione che vuole abortire, non che c’è un pericolo per la salute, purtroppo. Ed in Spagna sono aumentate. Questo dimostra come la politica possa incidere su queste cose. In Europa non è che le cose vadano meglio che in Italia, vanno peggio e se posso dare un elemento di speranza, nella cultura europea c’è un elemento di inquietudine, che è quello che ho detto prima. La cultura europea non è in grado di dire che è “un grumo di cellule”; non lo dice parla di altro. Quindi tutto lo sforzo deve essere diretto a trovare il modo di discuterne, di parlarne, di trovare il modo. In fondo la cultura europea è quella che proclama l’uguaglianza dei diritti dell’uomo, che si risvegli e che in qualche modo recuperi il valore della vita nascente. Questa è una speranza, ma bisogna essere molto ottimisti.

Voglio approfittare ancora di te, perché è un’occasione molto preziosa.

Si

Gli Stati Uniti? Se ne parla poco e spesso a sproposito; so che loro sul tema della vita sono molto più radicalizzati su due fronti, almeno questa è la percezione che abbiamo in Italia (pro-life e pro-choice). È vera questa percezione o la situazione è diversa?

La situazione è abbastanza complessa. Cominciamo a guardare al passato per arrivare al presente. Io sono stato ad un congresso dei Movimenti per la Vita negli Stati Uniti molti anni fa, nel 1982. Sono più di un movimento ed effettivamente, ebbi la sensazione che siano molto robusti e molto battaglieri. Anche lì c’è l’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita; come MPV Italiano abbiamo scritto alla federazione dei Centri di Aiuto alla Vita degli Stati Uniti e sono stato lì di recente. Operano come noi, sostanzialmente. Però sono scollegati, mentre qui no, lì i Centri di Aiuto alla vita sono del tutto scollegati da quelli che fanno informazione politica e culturale. Ho avuto la sensazione di una forte struttura, anche perché nel 1982 ho visto che in ogni diocesi, c’era una persona delegata per il Movimento per la Vita. È proprio un impegno dei cattolici come tale, lì negli Stati Uniti. Questo ha fatto sì che gli Stati Uniti su tante cose siano di fatto una sorta di guida per tutto il mondo; quello che fanno gli USA viene immediatamente imitato. Loro hanno avuto l’aborto non introdotto da una legge, ma da una sentenza della Corte suprema nel 1973. Da allora negli Stati Uniti più che su una legge, puntano ad avere una sentenza della Corte suprema che capovolga quella ed allora la nomina dei giudici è una cosa importantissima, per chi sono, per come la pensano. Oggi la situazione si è un po’ ingarbugliata per via di Trump, il presidente. Sul tema della Vita, Trump ha fatto due cose buone: ha tolto i finanziamenti alle organizzazioni che propagandavano nel mondo l’aborto, come aveva fatto Reagan a suo tempo, poi reintrodotto ed ha nominato alla Corte suprema un giudice sicuramente pro-life, che ancora non cambia gli equilibri perché ce ne vorrebbe un altro. Trump è molto criticato da molte parti per altre ragioni: il problema degli immigrati, i muri col Messico, un linguaggio poco diplomatico, aggressivo, questo turba la cosa, perché un po’ tutto si tiene. Per essere esemplare, la difesa della Vita deve gettare tutta la luce su tutta la vita. Questo mi lascia un po’ di preoccupazione, se devo dire la verità. Questo fatto di togliere il finanziamento è una cosa abbastanza importante, perché da quanto Reagan tolse il finanziamento, l’Europa fornisce denaro alle organizzazioni internazionali che propagandano e fanno l’aborto. IPPF, dispone di 65000 cliniche per l’aborto nel mondo e che l’Europa debba dare un contributo a questa roba è assurdo ed è in contrasto con gli statuti, perché non ha competenza in questo campo. Ha competenza in materia economica, non di struttura della famiglia e diritto alla Vita. Dare questi soldi, anche per la ricerca distruttiva degli embrioni in tutto il mondo, viene dai finanziamenti. Quindi una delle battaglie da ingaggiare e che è già ingaggiata è quella di dire “almeno resta neutrale, almeno non dare soldi, non dire che non c’è di mezzo un essere umano”. L’Europa oggi si sta sfilacciando; perché? Perché è soltanto una rete di interessi economici e basta; bisognerebbe trovare l’anima dell’Europa e l’anima dell’Europa non può che essere quella che affonda le sue radici in una tradizione anche cristiana che vede la dignità dell’uomo, l’uguaglianza come valori fondativi. Lo dice il trattato sull’Unione Europea all’articolo 12 “l’Europa si fonda sul rispetto della dignità umana, sull’eguaglianza e sul rispetto dei diritti dell’uomo”. Allora applichiamo questo principio, ma diciamo che l’uomo è sempre uomo, anche quando è all’interno del seno materno.

Un’ultima domanda, dopo questa lunga chiacchierata: il ruolo della Chiesa in tutto questo? La difesa della Vita, anche se nasce dalla fede è una battaglia per tutti; è una battaglia laica, nel senso più alto del termine.

Certamente, è una battaglia laica nel senso “di ragione”. Perché la laicità è un concetto che anche questo viene deturpato, essere laici non è “non pensare a Dio, non credere in Dio, essere contro la Chiesa”. Laicità invece vorrebbe dire “usare la ragione”, con quale scopo? Rispettare la dignità umana. Lo dice la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948; c’è scritto che “il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo, consiste nel riconoscimento di ogni essere appartenente alla famiglia umana”. La tragedia è che non sanno chi è l’appartenente alla famiglia umana! Questo è un problema prima di tutto di ragione. Dico una cosa paradossale: se io fossi convinto che nel grembo materno, nella provetta di laboratorio, non ci fosse un essere umano, ma un grumo di cellule, a parte che avrei sbagliato tutta la mia vita, ma è la scienza, è la ragione che mi dice che lì c’è un essere umano. La fede ci mette qualcosa in più, da forza, da entusiasmo a questa lotta per la vita, ma è la ragione la base. Quindi è un discorso di carattere laico; questo è certo ed è dimostrato anche da tanti esempi. Certo che chi si mette a riflettere sul tema della Vita, piano piano di incammina verso il Creatore: “Perché? Ma che senso ha? Perché siamo tutti uguali?”. La modernità dice che siamo tutti uguali, mica io. L’ho detto prima: il ragazzo in carrozzella, vale quanto il ragazzo che vince le olimpiadi; il premio Nobel in dignità è uguale ad un malato di mente, il barbone che è costretto a vivere fra i cartoni per strada, come dignità umana vale quanto il presidente della Repubblica. Questo non viene contestato dal pensiero moderno; nei fatti ci si comporta male, ma non viene contestato. Come dignità, poi le funzioni sono diverse, le possibilità di fare cambiano, però la vita è la stessa. E se questo è vero, la ragione dice che bisogna estendere questo concetto a tutti. Ma poi, una volta che io voglio capire “perché è vero?” allora la fede illumina, riscalda, getta una luce abbagliante “perché tutti siamo figli di Dio!” “perché tutti siamo destinati ad una felicità nel cuore di Dio!”. La nostra vocazione, la nostra chiamata in questa vita è come un aperitivo. Questa nostra vita, se lo crediamo veramente, è l’inizio di un grande banchetto che sarà la Vita Eterna. La fede getta una luce straordinaria. Gesù che è morto in croce, Dio l’Onnipotente che, com’è scritto nel salmo 8 “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure, l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”. Voglio dire, la Fede getta una luce smagliante sulla dignità umana, ma l’uomo anche se non ha la fede, l’ha intuita l’ha detta. Ma non l’ha detta perché ne ha la dimostrazione piena, ma sulla base di un’esperienza storica che si afferma la dignità umana. Quindi dobbiamo dire che siamo tutti uguali, o ci sarà il rischio del Nazismo eccetera, quindi siamo tutti uguali. Ma la Ragione vera non è detta, è postulata. La Fede dà la spiegazione piena a ciò che la ragione intuisce. Questo secondo me è il rapporto vero fra laicità e fede, che trova sul tema della Vita umana una possibilità di incontro straordinaria.

Ed è stata determinante in questo, la voce dei Papi.

Certo! La Chiesa non può dimenticare questo aspetto. Come quando c’è una guerra deve dire “fate la pace”, Papa Francesco parla di “guerra spezzettata”, ma anche quella dell’Aborto è una “guerra spezzettata”. È diffusa ed è giusto che la Chiesa se ne occupi. Non se ne dovrà occupare nei termini tecnici della legge, ma nel valore certo che deve occuparsene. A questo riguardo, devo dire che c’è un testo di Giovanni Paolo II che è l’Evangelium Vitae che dev’essere un testo di studio, come un manuale sulla vita da studiarsi in ogni occasione, nei seminari, nella preparazione dei giovani al matrimonio, perché veramente è straordinaria. Lì ci si trova la spiegazione di tutto ed è bellissima la preghiera finale a Maria, aurora del Mondo nuovo quando si dice “affidiamo la causa della vita” e quello che trovo interessante è l’elenco poi che dice “guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà.” C’è tutta la vita, ma al primo posto c’è questo “sconfinato numero di bambini a cui viene impedito nascere”; se noi non siamo in grado nelle nostre case, nelle nostre famiglie, accanto a noi di difendere la vita nascente, come possiamo difenderla quando le cose sono molto più complicate e difficili? Nessuno di noi è in grado di dire “io posso far finire una guerra”, come facciamo? Sono cose complesse, che dipendono da tante cose; problemi anche difficili da capire. Ma se vicino a noi c’è una donna che vuole abortire, una parola buona si può dire. Per fare una legge che difende la vita, dipende anche da me, dipende anche da te. Ecco perché San Giovanni Paolo II mette al primo posto la vita umana, non perché non è importante il resto, ma perché è come trasfondere nella difesa della vita a tutta la vita.

Allora, grazie!

Abbiamo concluso?

Si, per ora sì.

Grazie a voi!

 

Carlo Casini: la vita è una battaglia laica di ragione (.pdf)