Carlo Casini. Prima della nascita è sempre uno di noi Avvenire – Pagina Vita, 2 novembre 2012, p. 14

Novembre è il mese in cui si celebra l’anniversario della Convenzione universale dei diritti del fanciullo votata dall’Assemblea dell’Onu il 20 novembre 1989. Nel contesto di una generale dimenticanza dei bambini non ancora nati risuona l’appello di Giovanni Paolo II: «Io chiedo che il bambino il quale si forma nel corpo della madre, venga riconosciuto uomo a tutti gli effetti […] Salvate l’uomo non ancora nato dalla minaccia dell’uomo nato, che si arroga il diritto di toccare e uccidere la vita di un bambino nel grembo materno!» (Vaduz, 8 settembre 1985). Proprio mentre si avvicina l’anniversario in cui in tutto il mondo i diritti dei bambini saranno riproclamati, due sentenze hanno detto: «No, il non ancora nato non è un bambino». Si tratta della decisione della Corte europea dei Diritti dell’uomo che il 28 agosto scorso ha condannato l’Italia perché la Legge 40/2004 non consente la selezione degli embrioni generati in provetta prima del loro trasferimento nel seno materno e della sentenza della Corte di Cassazione del 2 ottobre scorso che ha condannato un medico per non aver messo in condizione una donna di abortire il figlio down. Nella prima decisione si legge una sola frase per respingere tutti gli argomenti con i quali si dimostra che la diagnosi genetica preimpianto implica l’uccisione programmata e direttamente eseguita di un gran numero di embrioni, siano o no affetti dall’anomalia che si vuole individuare. La Corte ha risposto con poche parole: «Noi non pensiamo che il concepito possa essere considerato un bambino». Nella seconda decisione, quella italiana, il presupposto del tortuoso ragionamento secondo cui esiste un diritto di eliminare i figli malformati e un corrispondente diritto del figlio a non essere fatto nascere malformato, e la affermazione che prima della nascita esiste soltanto un aggregato biologico, non un bambino. La «nascita malformata» – scrivono i giudici – danneggia anche i fratelli, che vengono privati di una parte delle attenzioni e dell’affetto che i genitori devono dedicare al figlio disabile. Di fronte a queste autorevoli affermazioni di giuristi va ricordato che ancora più autorevolmente nella Convenzione universale dei diritti del fanciullo i rappresentanti di tutti i popoli della Terra hanno scritto all’articolo 1: «Ai sensi della presente Convenzione s’intende per fanciullo ogni essere umano in età inferiore ai diciotto anni, a meno che secondo le leggi del suo Stato, sia divenuto prima maggiorenne». La ragione per cui l’inizio dell’infanzia non è r Anche nel diritto positivo al più autorevole livello è riconosciuta l’esistenza di un uomo anche prima della nascita. Embrione, feto, neonato, fanciullo, ragazzo, adolescente, giovane, adulto, anziano, vecchio sono nomi diversi di un’unica realtà umana e come si può chiamare anziano un vecchio, fanciulla una ragazza di 20 anni, ragazzo un giovanotto, bambino un neonato, così si può chiamare bambino non ancora nato un embrione e un feto. Cosi fa la Convenzione sui diritti del fanciullo. Non l’ha dimenticato la Corte Costituzionale italiana nella sentenza n. 35 del 10 settembre 1997, che proprio sulla Convenzione del 1989 appoggia l’affermazione che «il diritto alla vita del concepito» «ha ottenuto un sempre maggiore riconoscimento anche a livello internazionale e mondiale». Non l’ha dimenticato la Corte Costituzionale polacca che, nella decisione del 28 maggio 1997, ha scritto: «La difesa della maternità non può significare la difesa della donna incinta e della madre di un bambino già nato. La parola indica la relazione tra la donna e il bambino, incluso anche il bambino appena concepito». All’appello di Giovanni Paolo II risponderanno i cittadini europei gridando: «è uno di noi».

 

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