Casa d’Accoglienza di Cagliari: l’esperienza di Cristina a cura di Simone E. Tropea

Cristina ha un cuore grande ed una voce stanca mentre le parlo. Un cuore grande e un po’ affaticato che nell’ultimo periodo le ha dato qualche problema di salute, ma nonostante tutto è stata così generosa da voler offrire la sua testimonianza e il suo contributo a questo numero. Le facciamo i nostri migliori auguri e riportiamo quanto ci ha riferito con passione e attenzione.
Abbiamo parlato del centro di accoglienza di Cagliari, di cui è direttrice, una struttura nata tra mille difficoltà negli anni ’90, che ha dovuto e deve ancora combattere con l’incomprensione di chi, stupidamente, giudica gli ospiti del centro, e con i cavilli di una burocrazia e di una politica a volte accondiscendente a volte scontrosa e ostile, che ruba risorse ed energie all’attività principale del centro: l’accoglienza.
Il centro ha la disponibilità ad accogliere 6 persone, attualmente si trovano lì due donne e un minore. Il personale che vi lavora è costituito dalla direttrice, da educatrice altamente qualificate, e da una psicologa. Oltre naturalmente ai volontari che fanno fronte a tutte le evenienze. Due anni fa, a causa del trasferimento dei locali del centro, l’amministrazione locale ha infatti predisposto che i lavoratori del centro dovessero avere tutti, almeno, la laurea, conforme alla normativa regionale vigente.
Questo ha fatto si che, da una parte, il profilo professionale del personale fosse alto, ma dall’altro lato ha significato il licenziamento di quelle persone che da più di vent’anni lavoravano presso il centro e che pur avendo maturato un’esperienza molto significativa nell’ambito dell’assistenza alle mamme e ai minori in difficoltà, non presentavano più i requisiti minimi, legalmente richiesti.
Quando Cristina ne parla la sua voce racconta la sofferenza di chi è tutta una vita che combatte con la miopia fredda e, a volte, poco concreta delle istituzioni.
Uno dei temi di cui abbiamo parlato più a lungo è stato quello della relazione con il vicinato. Fin da quando la struttura non era altro che un appartamento al sesto piano di un palazzo, ad oggi, che si trova invece al primo piano di una palazzina a tre livelli, con uno spazio aperto dove i bambini possono giocare, spesso si é dovuta confrontare con l’ostilità e il pregiudizio di un ambiente sociale chiuso e freddo.
La passione che l’ha spinta e che ha spinto sempre tutti i volontari di Cagliari a continuare il loro servizio, origina da una passione per la Vita, riconosciuta come un miracolo, che Cristina mi racconta andando indietro nel tempo, ed arrivando a quel giorno in cui, nei primi anni ’90, suo padre, Francesco Chiappa, primario nel reparto di terapia intensiva neonatale, riuscì a salvare la vita di una bimba di 23 settimane.
La vita della piccola Valeria fu salva grazie anche all’intercessione del beato cappuccino, fra Nicola da Cagliari, e questo miracolo resta addirittura agli atti del processo di canonizzazione. Questa esperienza ha segnato la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. Sua madre, Rosanna Muzzonigro, è stata infatti colei che ha combattuto insieme a Cristina per aprire il centro di accoglienza nel ’94 e poi nel ’97, ed è colei che Cristina vorrebbe portare a vedere oggi, il suo sogno finalmente realizzato.
Rosanna oggi sta meglio, ma purtroppo ha avuto un malessere fisico che l’ha costretta sulla sedia a rotelle. Grazie alla sua tenacia, a quella di suo marito, tra i primi fondatori del Movimento per la Vita, e grazie al fatto che Cristina ha raccolto la loro eredità e la loro testimonianza, ad oggi, la luce del centro d’accoglienza illumina anche il contesto cagliaritano e resta come un punto di riferimento e una provocazione per tutta la società sarda.
Come “Sí alla Vita”, facciamo i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione a Cristina, e soprattutto esprimiamo la nostra meraviglia e la nostra gratitudine, per gli amici di Cagliari, che ci hanno offerto e ci offrono una così bella testimonianza di amore per la vita e di accoglienza della vita come dono assoluto, in mezzo a mille difficoltà e incomprensioni.

 

Casa d’Accoglienza di Cagliari: l’esperienza di Cristina (.pdf)