Casa d’Accoglienza di Padova

TESTIMONIANZA DI M. AIUTATA DALLA CASA D’ACCOGLIENZA DI PADOVA

M. è una ragazza albanese che aveva poco più di vent’anni e un bambino di 5 mesi quando a luglio 2013 è entrata nella nostra comunità.
I servizi sociali ci avevano descritto M. come una ragazza con poche risorse e con capacità limitate, che necessitava di regole e limiti e di essere guidata e sostenuta nel prendersi cura del proprio bambino; nella struttura dove prima era accolta avevano avuto un bel po’ di difficoltà con lei! Anche con noi, ci furono una serie di intoppi: M. era insofferente e poco collaborativa, faceva fatica ad adattarsi ai ritmi della casa, a rispettare anche le più semplici regole di convivenza e a prendersi adeguatamente cura di suo figlio. Ci risultava difficile, come comunità, poterla aiutare, da un lato perché aveva il permesso di soggiorno in scadenza non rinnovabile e non c’era, da parte sua, un chiaro progetto sul suo futuro se non semplicemente la volontà di non tornare dal marito che, a suo dire, era un uomo violento ed aggressivo, dall’altro perché, la sua giovane età ed il suo carattere un po’ avventato la portava spesso a mettersi nei guai o fare gesti sconsiderati.
Non fu facile, per noi educatrici, stabilire un contatto con lei perché dovevamo fare continuamente i conti con la sua impulsività e imprevedibilità e alla fine dovemmo, a malincuore, arrenderci alla decisione dei servizi sociali che la convinsero a ritornare in Albania visto che per lei non c’era possibilità di restare in Italia. Salutammo M. a fine estate con il cuore un po’ pesante per non essere riuscite a farle sentire tutta la nostra vicinanza e sostegno e con un senso dilagante di impotenza e tristezza perché eravamo venute a sapere che, mentre era accolta da noi, con una serie di bugie e stratagemmi, era andata ad abortire.
Poco prima di Natale M. ci chiamò per dirci che era tornata in Italia con il figlio ma che non voleva dirci dove si trovava perché non voleva rischiare che la rimandassero a casa….quel senso di amarezza tornò a farsi sentire: dov’era? Chi l’avrebbe aiutata? Chi si sarebbe preso cura di lei e del bambino?
Qualche giorno fa hanno suonato alla porta della comunità… era una giovane donna ben vestita e curata che ci ha sorriso e ci ha abbracciate con slancio ed affetto. Abbiamo impiegato qualche secondo a riconoscerla; M. era così diversa…così felice e radiosa….così viva!!.
Ha iniziato a raccontarci la sua storia…sembrava un fiume in piena che si faceva fatica ad arginare tante erano le cose che voleva dire: ci ha raccontato delle città che ha dovuto cambiare alla ricerca di un lavoro, delle notti trascorse in strada perché non aveva un posto, della comunità in cui ha dovuto vivere per un tempo, delle persone poco gentili che ha incontrato e che l’hanno presa in giro con false promesse, delle numerose prove che ha dovuto affrontare, dei momenti di estrema solitudine che si è trovata a vivere….
Poi per fortuna ha conosciuto una famiglia che, in cambio di un aiuto domestico, l’ha accolta nella loro casa con suo figlio, le hanno dato fiducia, calore, affetto… un po’ alla volta si sono affezionati a lei tanto che alla fine le hanno anche dato una casa ed un aiuto concreto con il bambino.
M.ci ha detto che ora è felice e serena perché finalmente ha una casa tutta sua, perché è riuscita a portare la sua famiglia in Italia e dare così, anche ai suoi fratelli, l’opportunità di vivere meglio, senza rancore verso di loro che non l’avevano aiutata in passato, perché ha delle persone vicino che le vogliono bene, e perché può dare a suo figlio ciò che ha sempre sognato.
Rincontrare M., lasciarsi travolgere dalla sua gioia ed euforia, vederle brillare così gli occhi, è stato, per noi, un momento molto bello e particolarmente intenso….
È proprio vero che a volte basta un piccolo gesto di accoglienza per far crescere nelle persone la forza e il coraggio di non arrendersi, ed anche la volontà di crescere dai propri errori per ricominciare!

 

Casa d’Accoglienza di Padova (.pdf)