Come e perché un libro sul pensiero e l’azione di Carlo Casini di Marina Casini Bandini

Buonasera a tutti. Sono molto contenta di questo lavoro. Quindi parto con un grazie, non solo mio ma anche della mamma e dei fratelli che mi hanno pregato di portare il loro saluto. Grazie al Direttore, ai giornalisti Andrea Fagioli, Claudio Turrini Andrea Fagioli, che con il loro contributo hanno impreziosito il volume, grazie specialmente a S.E. il Card. Betori che ha aperto il volume con una testimonianza molto bella. Grazie di cuore anche ad Angelo Passaleva e Francesco Ognibene.

Abbiamo da subito condiviso l’idea di Domenico per diversi motivi. In primo luogo perché ci è sembrato un bel modo di ricordare il babbo nel primo anniversario della sua nascita al Cielo; in secondo luogo perché ci è sembrato doveroso che Firenze, la sua Firenze, gli rendesse questo omaggio (il babbo in diversi articoli parla con fierezza di Firenze e si sente orgoglioso di rappresentarla in Europa; il Card. Betori scrive che attraverso l’impegno del babbo per la vita ha conosciuto «Un volto bello della Firenze cattolica, fatto di generosa dedizione caritativa e sociale e di chiarezza di fede».); in terzo luogo, ma non meno importante perché siamo convinti che il pensiero e l’opera del babbo meritino di essere conosciuti e diffusi. Non è questo semplicemente un voler celebrare l’uomo, ma è la convinzione che il suo pensiero e la sua azione ci aiutano ancora oggi a comprendere e affrontare il tempo che stiamo vivendo con tutte le grandi questioni che sono sul tappeto e a tracciare le linee operative costruire il futuro. Il babbo qualche volta diceva che “si pensa con tutta l’anima” per dire che nel pensiero c’è un coinvolgimento di tutta la persona fin nelle fibre più profonde. Non vi è dubbio che la sua persona di talenti ne ha ricevuti molti e tra questi una straordinaria capacità di lavoro e una intelligenza fuori dal comune che uniti ad un’intensa spiritualità, ad una notevole cultura specialmente giuridica e a una spiccata passione per il bene comune lo hanno portato a comprendere la realtà non solo in profondità, ma anche in estensione col respiro del profeta che è abitato da una luce che lo porta a vedere lontano. Non a caso il Card. Betori scrive che degli incontri col babbo «conservo ancora una viva memoria della passione e al tempo stesso della chiarezza concettuale, del limpido orizzonte di fede e della progettualità concreta». Per questo il suo pensiero è sempre attualissimo. Ed è per questo che il libro edito da Toscana oggi va letto e meditato.

I testi sono vari – articoli, interviste (molte fatte a lui, qualcuna fatta anche da lui ad altri), riflessioni come appunto dice il titolo – e coprono svariati anni. Non ci si annoia a leggere. Anzi. La lettura è piacevole. I temi sono tanti dalla pornografia alla riforma del codice di procedura penale, dal referendum del 1981 ai concorsi europei per studenti promossi dal Movimento per la vita, dalla proposta di riforma dell’articolo 1 del codice civile all’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi”; dalla violenza sessuale all’adozione; dalle riflessioni sui temi delle giornate per la vita alla lettura politica degli avvenimenti che hanno portato al disfacimento della prima repubblica e alla necessità di una ricomposizione del mondo cattolico sulla questione antropologica e i valori non negoziabili (che lui, proprio in un articolo su «Toscana Oggi» preferisce indicare come fini); dal regime carcerario e dalla droga ai convegni dei CAV e alle tante iniziative del MpV, dalla questione del dialogo con gli “avversari politici” in nome della vita (memorabile la lettera a D’Alema) al tentativo di unificare le forze di ispirazione cristiana (si vedano gli articoli e le interviste sull’incontro c.d. delle Brigidine) senza dispersioni quando si tratta di difendere la vita e la famiglia. La speranza e la fiducia nel progetto politico che ha dato impulso all’UE attraversano molti suoi scritti. Non mancano poi riflessioni di carattere più spirituale che lasciano intravedere che significa essere nel mondo ma non del mondo. Sì, perché il suo pensare e il suo agire erano fortemente ancorati alla realtà e – alla scuola di La Pira – ispirati ad un forte senso della storia che è orientata verso una meta positiva perché accompagnata da Colui che è il Signore del tempo e della storia. Per questo nella sua vita non c’è mai stato spazio per la rassegnazione, il ripiegamento, la chiusura. Tutt’altro! Il suo stesso tenacissimo impegno per la vita era vissuto non con l’atteggiamento nostalgico di chi guarda al passato, ma con lo slancio e la fiducia di chi vuole propositivamente costruire il futuro.

Lo dice molto bene il Card. Betori nella sua testimonianza: «Alla mutazione culturale in atto nel Paese e all’abbandono di criteri e principi fino a quel momento ritenuti parte integrante di una legge naturale, Carlo Casini volle rispondere con il Movimento per la Vita, come strumento di educazione delle coscienze alla difesa di un’antropologia pienamente rispettosa della dignità della persona umana dal suo inizio fino al suo termine naturale. Un’antropologia che nella fede cristiana trovava fondamento e orientamento, ma che si nutriva di motivazioni razionali, così da poter essere condivisa anche nel confronto con il pensiero laico. Tutto questo era poi accompagnato dall’on. Casini con una testimonianza concreta di cura della persona, del bambino non ancora nato e della madre, affidata ai Centri di Aiuto alla

Vita. Quanti bambini debbono la loro esistenza all’opera di questi Centri e quante madri vi hanno trovato accoglienza e sostegno!»

Rileggendo queste pagine, mi sono venuti in mente alcuni passaggi di un suo scritto dell’ottobre 1965 (si tratta di esercizi spirituali) in cui il babbo parla di una “spiritualità laica” che si dovrebbe esprimere nella “consacratio mundi” e dice «Perciò il mondo è sì una valle di lacrime e non esattamente la mia patria (“Pellegrino son io sopra la terra”) […]; però esso è stato creato da Dio e non può non essere buono; in esso io sono chiamato a realizzare la mia salvezza. […] I valori umani sono anche valori cristiani? Se sono veri valori voglio credere […] di sì. […] La vita […] paragonata al mio destino eterno è degna […] di minima considerazione: il finito scompare quando è paragonato all’infinito. Ma è pur vero che nella misura in cui il finito cerca di finalizzarsi all’infinito, di realizzarsi secondo l’infinito, scopre in sé qualche traccia dell’infinito, il barbaglio dell’assoluto: e se ne arricchisce e se ne sublima. Io dunque piango pensando che la vita è il regno della sofferenza e dell’espiazione, ma posso gioire pensando che è anche il mondo dell’attesa e della costruzione. E, anzi, un altro motivo della gioia cristiana è immanente in questa lotta per la costruzione. Non soltanto l’intelligenza vede un segno positivo finale posto dinanzi a tutte le cose, ma anche la volontà si impegna per questa positività finale e questa lotta che fa uscire la nostra vita dalla grettezza e dalla dimenticanza, può farci esultare: C’è qualche cosa da fare!

Il tedio non può aver posto nella mia vita. Avanti! Avanti!». Ecco, Questo spirito è mantenuto in tutto il pensiero e l’azione di Carlo Casini di cui queste pagine sono una preziosa testimonianza.

E con questo concludo il mio intervento invitando con la stessa esortazione “Avanti! Avanti!” a leggere questo libro ringraziando ancora Toscana Oggi.

 

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