Con le DAT il primo passo verso l’eutanasia, come in Francia di Marie Christine Jeannenot

Da un po’ di anni ho iniziato la battaglia per la vita con associazioni e persone di buona volontà sul territorio italiano anche per Charlie Gard, Alfie Evans e ultimamente Vincent Lambert. Dal punto di vista personale ho perso mia mamma nel 2018 in Francia e vorrei fare una breve testimonianza e ribadire con forza il no al suicidio assistito, l’eutanasia e qualsiasi modifica dell’art. 580 del codice penale.

Mia madre aveva una malattia inguaribile che non lascia scampo (un tumore al pancreas) ed è morta solo dopo circa due settimane in ospedale, aveva dolori si, ma mangiava da sola, chiacchierava e …non era in fin di vita (anche a detta dei medici stessi). Non entrerò nei dettagli però risulta che i medici (molto giovani e legati a un ospedale regionale universitario) non hanno detto la verità in diverse occasioni; accennavano anche che mia madre era confusa mentre non lo era per niente, chiedevano se ero “la persona di fiducia” …dopo la settimana in cui ho visto mia madre sono dovuta tornare in Italia pensando di tornare presto per portarla via.

Non ho fatto in tempo, è morta la settimana dopo (in circostanze dubbie, con la sospensione dei trattamenti) e l’ho rivista solo nella sala mortuaria.

Persone in stato di malattia inguaribile o con qualche patologia non sono facilmente trasportabili. Spesso la persona può trovarsi intrappolata da protocolli (basta che sia nel coma o dichiarata confusa) e diventa più facile applicare il fine vita a volte anche senza il parere della famiglia o del paziente stesso, togliendo idratazione e nutrizione (che non sono terapie ma il diritto vitale di ognuno).

Ricordo che sia la legge Claeys-Leonetti (in Francia dal 2016) che i DAT (in vigore dal 31 gennaio 2018 in Italia), rappresentano un primo passo verso leggi peggiori come possiamo vedere per esempio in Svizzera e in Germania (con il suicidio assistito) e l’eutanasia (in Olanda, Belgio, Lussemburgo).

Si è visto come in certe situazioni Stati e tribunali tolgano la potestà ai genitori e alle famiglie grazie a leggi mortifere e impongano sempre la morte del paziente (con l’aiuto delle strutture sanitarie) invocando il loro “best interest” e l’ “ostinazione irragionevole” anche se ciò non è vero nella maggioranza dei casi.

L’esistenza di protocolli, imponendo pratiche di origine eugenetiche, non permette al medico l’obiezione di coscienza e altera pericolosamente la relazione tra il paziente e il medico (o l’operatore sanitario).

Costui diventa allora l’esecutore del fine vita, sia lui che il paziente sono svuotati della loro umanità e ricondotti a semplici oggetti di una mentalità utilitaristica della nostra società. Il paziente debole diventa un costo da abbattere e in questo caso non è accompagnato come si dovrebbe, è scartato.

Ribadisco che in Italia esiste già la terapia del dolore con le cure palliative e che leggi che introducono il suicidio assistito o l’eutanasia, vanno rifiutate sotto ogni forma.

Ci sarà un momento nei dibattiti in cui rimarrà solo il silenzio…il silenzio della scelta e della responsabilità, la coscienza nuda non avrà più scuse e solo i fatti conteranno…spero che sceglierai con Amore di difendere chi non ha voce; che vedrai il volto caro di un parente, un amico, uno sconosciuto, per i quali non accetterai nessun compromesso e per i quali dirai di Sì alla Vita.

 

Con le DAT il primo passo verso l’eutanasia, come in Francia (.pdf)