Con Risveglio l’accompagnamento amorevole dei disabili di Francesco Napolitano

La Associazione Risveglio rappresenta un numero purtroppo ancora imprecisato ma elevatissimo di persone che si trovano nella condizione cosiddetta di stato vegetativo o di minima coscienza, molte delle quali assistite e affiancate direttamente da 22 anni.

Queste persone non possono difendersi, non possono chiedere, non possono parlare.

Noi diamo voce a loro ed ai loro familiari, con tutta la umiltà possibile, ma anche con tutta la partecipazione emotiva, la condivisione, il coraggio che provengono dalla forza della vita. Queste famiglie vivono la completa assenza e la condizione di disabilità estrema dei loro congiunti (spesso giovani o giovanissimi; incidenti stradali, nello sport, nel lavoro) con enorme sofferenza, con impagabile impegno quotidiano, ma senza paura e con la forza della inestimabile solidarietà, che diventa luminosa se alimentata dalla fede.

Tutte queste tantissime famiglie rimangono incredule e si sentono profondamente offese e abbandonate quando sentono o leggono leggi, istituzioni, sentenze affermare, con autoreferenziale arroganza e presunzione ideologica, che queste vite non sarebbero degne di essere vissute.

Non vi è accanimento terapeutico, non vi sono “spine” attaccate, perché di esse non vi è alcun bisogno.

La alimentazione e la idratazione, una volta posizionato il sondino gastrico, si presentano assolutamente semplici e possono essere offerte con sacche preconfezionate ma anche con cibi preparati in casa e liquidizzati con ordinari elettrodomestici.

È allora giunto il momento che su questo aspetto clinico non si divulghino ancora informazioni tese a distorcere la realtà, forse solo per giustificare il ritornello nichilista di verificare quali siano vite degne o non degne di essere vissute. In 22 anni nessuna delle tantissime famiglie coinvolte ha mai chiesto soluzioni eutanasiche o simili. Sono nostri fratelli e nostre sorelle con i/le quali condividiamo la vita in tutta la sua dimensione, fisica e spirituale.

Di recente Cristina e poi Cito sono volati al Cielo di morte “naturale” dopo più di 35 anni di Stato Vegetativo, accuditi amorevolmente dai genitori. Eluana Englaro, Vincent Lambert, Terry Schiavo e tanti altri – condannati da giudici presuntuosi e da leggi inique a morire- ben avrebbero potuto continuare ad essere tra noi fino al sopraggiungere di una morte “naturale”, secondo il disegno del Creatore. E avrebbero anche continuato a ricevere ma anche a darci molteplici insegnamenti, come ogni vita solidalmente e fraternamente vissuta può reciprocamente dare.

Non bisogna poi mai stancarci di divulgare che in qualche caso risposte possono clinicamente aversi anche a distanza di anni dall’evento.

Occorre dunque opporsi, con la operatività sul campo e con la inestimabile forza dell’esempio quotidiano, a leggi o sentenze che inopinatamente inducono a coltivare idee eutanasiche.

È necessario diffondere il preciso messaggio che questioni esistenziali, personalissime, attinenti ad un estremo rapporto della persona con sé stessa, con il proprio entourage e con i medici di fiducia non possono e non devono essere disciplinate e racchiuse in rigidi schemi normativi, né possono essere lasciate alla discrezionalità interpretativa della giurisprudenza.

Un esempio lampante è il caso che qui ci occupa.

La Corte Costituzionale è stata investita della questione dalla Corte di Assise di Milano.

È sconcertante leggere che questo giudice remittente ritiene di affermare che “il principio di sacralità della vita in relazione agli obblighi sociali dell’individuo, ritenuti preminenti nella visione del regime fascista (sic!), … dovrebbe essere riletto alla luce della Costituzione dalla quale si evincerebbe la libertà della persona di scegliere come e quando porre termine alla propria esistenza”.

Sono affermazioni che francamente disorientano nella loro presunzione e fragilità anche in linea di diritto.

Occorre dunque che la Consulta si fermi, disponga un rinvio e che in tal senso si adoperino, in modo trasversale, il Parlamento ed il Governo, per un preciso e motivato mandato da conferire alla Avvocatura dello Stato, che “difende” davanti alla Corte Costituzionale l’art. 580 del codice penale.

Del resto, anche dopo ed in virtù dell’incontro di oggi la Consulta non potrà ignorare che una sentenza che dichiarasse incostituzionale l’art. 580 codice penale avrebbe tutti i connotati di un provvedimento ancora più eutanasico della nefasta legge n.219/2017, da cui essa prende le mosse; essa poi non potrà far finta di non sapere che avallerebbe la diffusione di ideologie che subdolamente ingannano.

E allora siamo qui a dare diretta testimonianza sul campo che ingannare la “vita” è ingannare il significato della nostra stessa esistenza e dunque è ingannare la nostra stessa umanità.

E gli inganni sono destinati a soccombere di fronte alla “verità”.

 

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