Il Convegno Cav come momento centrale della vita del MpV

Anche quest’anno il Convegno si è confermato come il momento centrale dell’attività dei CAV. Il numero dei partecipanti, la loro voglia di incontrarsi e di lavorare insieme, la disponibilità alla fatica di sessioni di lavoro intensissime per durata e difficoltà degli argomenti sono testimonianze dirette e reali della passione che ci lega.

Dobbiamo adesso guardare ai prossimi impegni. E mai come in questo Convegno sono stati riaffermati – ma sono anche stati chiaramente percepibili nell’ambiente, prima ancora che nelle parole – i criteri e gli elementi di bellezza e di gioia nell’attività in cui dedichiamo il nostro tempo (anzi, la nostra vita): l’amicizia, lo spirito di iniziativa, la concretezza, la consapevolezza che il diritto alla vita – e il contrasto all’aborto – sono argomenti troppo difficili per essere affrontati come singole persone o come singoli gruppi isolati uno dall’altro.

Il Convegno non è un’assemblea, non si esprime con mozioni, votazioni, elezioni (queste – per inciso – saranno in marzo, all’Assemblea Nazionale: e non avrebbe senso che CAV e MpV partecipino a un Convegno come questo per poi essere assenti in quella sede. Quindi partecipare ! partecipare!! partecipare!!!).

Ma ugualmente è possibile individuare alcuni aspetti di massima importanza, e lavorare su di essi. Ne indico quattro (lo spazio qui disponibile impedisce di andare oltre): i) il rapporto con le istituzioni: questa volta ovviamente le istituzioni presenti sono state quelle di Regione Lombardia, che vantano una bella serie di provvedimenti a sostegno della vita. Provvedimenti perfetti? soddisfacenti? No, certamente, ma testimonianza di una sensibilità che va coltivata. Significa che, in Lombardia e anche di più nella altre regioni, sollecitare con intelligenza i politici regionali, informandoli e spiegando loro le nostre ragioni, fa parte della nostra responsabilità. Otterremo tutto e subito? No, ma riuscire ad avere un ascolto almeno parziale permette di progredire nella giusta direzione; ii) corrispondentemente, fa parte della nostra responsabilità anche usare gli strumenti esistenti e usarli al massimo a favore del diritto alla vita. Non facendolo perderemmo delle ottime occasioni; iii) attenzione al mondo dei giovani: un problema da sempre ripetuto, e sul quale è giusto chiederci se stiamo operando al meglio. Nel senso che i messaggi – su tutti gli argomenti, ma sulla sessualità in particolare – che arrivano ai giovani (e non solo a loro) sono tato abnormi e mendaci che dobbiamo veramente chiederci se i nostri messaggi sono ancora quelli adatti a farci ascoltare, o non siano culturalmente inefficaci o addirittura fallimentari. Non cambia solo l’utenza dei CAV, è pazzescamente cambiato l’ambiente culturale in cui i giovani vivono: dobbiamo trovare nuove modalità per riprendere il colloquio con essi, dobbiamo avere il coraggio di parlare il loro linguaggio, di affrontare gli argomenti che li attraggono, per poterli riagganciare e comunicare loro gli ideali e i valori nei quali crediamo;  iv) la presenza dei CAV negli ospedali: con il difficile obiettivo di essere riconosciuti come soggetti attivi nell’attività ospedaliera. La nostra serietà, la nostra capacità di intervento devono essere tali da far superare ogni perplessità riguardante il carattere volontaristico della nostra attività.

Con l’augurio, concludendo, di nuove occasioni di incontro e di lavoro comune, con la stessa vivacità ed entusiasmo di quest’ultimo Convegno Nazionale.

 

Paolo Picco, Presidente FederVita Lombardia

 

Il Convegno Cav come momento centrale della vita del MpV