Culle per la vita: un segno di speranza di Rosa Rao Cassarà, 13 agosto 2020

Un auspicio nel nome Luigi, grande combattente, e un biglietto in cui dichiarano l’eterno loro affetto, è tutto il corredo che i genitori sono stati in grado di dare al loro bambinello affidandolo alla comunità parrocchiale di Bari il 19 luglio c.a. In quest’ultimo gesto vi è tutto l’amore e la speranza di una mamma: lo ha tenuto stretto a sé per nove lunghi mesi di trepidazione cercando forse un’alternativa di salvezza per il suo bambino ma alla fine ha affidato ad altri l’essenza del suo cuore come fardello per lei troppo pesante. Il ritrovamento di Luigi nella Culla per la Vita ha scosso l’opinione pubblica come già accaduto nel caso degli altri 10 neonati lasciati in precedenza in altre culle italiane. Fino ad alcuni fa la Puglia era una delle poche regioni nelle quali ritardava la costruzione di una Culla ma quelle esistenti stanno già portando “frutto”. Prima di Luigi, infatti, già nella culla di Monopoli appena dopo un anno dall’inaugurazione è stato lasciato un altro bimbo, Emanuele, il 26-2-2018. Questa Culla, realizzata dal MpV/Cav locale, era nata con il plauso popolare dopo un anno dal ritrovamento di un’altra neonata, Chiarastella Luna, rinvenuta morta sulla spiaggia locale dove era stata partorita il 14-2-2017.

Per ogni bambino salvato casualmente tutti plaudono all’iniziativa delle Culle, ma allora, mi è stato chiesto da una giornalista, come mai le Culle attive in Italia sono solo circa 60? La risposta la intuì già il rimpianto presidente nazionale Carlo Casini: “La più importante funzione delle “culle” è quella di ricordare a tutti che “i bambini non si buttano, ma si accolgono e che se una mamma non è in condizione di accoglierli, la società tutta intera apre le braccia. Indirettamente, quindi, le “culle” non parlano solo dell’infanticidio, ma anche dell’aborto.

Quale abbandono è più totale del distruggere un figlio nel proprio seno, per farlo finire nei rifiuti ospedalieri? Proprio la silenziosa evocazione del tema dell’aborto ha originato – io credo – l’opposizione alle “culle” protrattasi per molti anni.”

Infatti, mentre le Culle per la vita sono state promosse anche da altri Enti nel corso dell’ultimo decennio quale extrema ratio per evitare gli infanticidi, le vere Culle viventi, i volontari del MpV/Cav, che hanno già aiutato a nascere decine di migliaia di bambini sin dal 1975 tramite la loro rete nel territorio che si avvale del n. verde 8008.13000, continuano ad operare fra mille difficoltà e opposizioni ideologiche, come avvenne anche quando Giuseppe Garrone, già presidente del MpV/ CAV di Casale Monferrato, ripropose la riedizione aggiornata della ruota degli esposti, le attuali Culle per la Vita.

Con l’archiviazione dell’esposto presentato da una deputata nazionale al fine di far chiudere l’allora Cassonetto per la Vita, s’intensificò la battaglia culturale del MpV affinché la luce della ragione affiancasse quella del cuore quale segno di coerenza dell’unico messaggio pro vita.

Come non ricordare a questo proposito la costante testimonianza e l’esemplare vita della grande Rina Andriolo Ciampi di Massa, che ci ha lasciati da poco dopo aver dedicato tutta la sua vita al volontariato pro life?

La sua tenacia la portò ad appassionarsi all’iniziativa della Culla e per anni lottò affinché anche la sua città ne avesse una a completamento   della   Casa di accoglienza Coniugi Ciampi dedicata alle mamme in difficoltà e in ricordo del proprio figlio morto in un incidente stradale. Quando finalmente il 12-9- 2010 il suo sogno si realizzò, mi confidò che la gioia provata in quella occasione aveva consolato il suo cuore e lenito il suo dolore. Ogni Culla custodisce in sé la memoria di un passato di umanità e proietta la sua luce di speranza in un futuro migliore… come un granello di senape.

 

Culle per la Vita: un segno di speranza (.pdf)