Dire sì alla vita: libertà che cambia la storia di Angela Fabbri, Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Forlì
Gennaio 31, 2021 Sì alla Vita

Commento al Messaggio dei Vescovi per la 43° Giornata nazionale per la Vita

 

“L’uso individualistico della libertà porta a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la “casa comune”, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone”…

Dire “sì” alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia. Ogni uomo merita di nascere e di esistere.

Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in un atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile. Solo considerando la “persona” come “fine ultimo” sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale”.

Così recita il messaggio dei Vescovi italiani per la 43a giornata nazionale per la vita. Questi concetti, a me, nata e vissuta per parecchi anni in campagna, hanno stimolato una riflessione che vorrei condividere. Abitare in campagna ha significato conoscere, sperimentare, ossia vivere e relazionarsi con la natura, con le sue risorse e con i suoi “abitanti” vegetali, animali, umani: i tramonti e le albe, i fiori e i prati, i frutti e le stagioni, gli animali con i loro piccoli, le nascite, i bambini, gli anziani, le malattie e le morti. Ho visto l’erba e i fiori crescere e seccare, ho familiarizzato con vari animali e con il loro ciclo di vita, li ho visti diventare, cosi come le erbe, nostro cibo; ho assistito, fin da piccola, alla nascita di vitelli e di gattini, alla nascita (e anche alla morte) di bambini. In queste esperienze sono stata accompagnata dalla parola e più ancora dall’esempio dei miei genitori che, senza tentennamenti, hanno reso sempre comprensibile ed evidente lo “stacco” che esiste fra le piante, gli animali e la creatura umana.

Perciò, mentre trovo normale il rispetto, anzi la cura della natura nelle sue multiformi specie, non riesco a mettere tutti i “suoi abitanti” sullo stesso piano: la creatura umana ha in dote un corredo spirituale unico e irrepetibile, vale per sé stessa e quindi gode di una dignità singolare e vive questa superiorità in un “regime” di libertà e di responsabilità.

Come posso, perciò, condividere l’indifferenza e, a volte, anche il misconoscimento, di un diritto fondamentale come quello della vita di ciascun membro della comunità umana e quindi anche e principalmente del bambino concepito nel grembo materno, lui che non ha la voce per farsi valere?

Infatti mi sento, per vocazione, membro del popolo della vita (EV n.79) e chiamata non solo a costruire (come ho cercato di fare), insieme al sociale, strutture di servizio alla vita, ma anche a prestare un personale servizio di carità in particolare verso quei bambini cui potrebbe venire impedito di nascere. Il diritto della madre a decidere sulla vita del bambino che porta in grembo è troppo spesso reso esasperato e annebbiato da problemi e da situazioni anche molto dure, tanto che, pure le leggi che prevedono l’aborto (vedi legge nazionale n.194/78 e legge regionale n.27/89) nei primi articoli, richiamano a mettere in atto, già nei consultori pubblici, un vero ascolto delle motivazioni che portano la donna alla richiesta della interruzione della gravidanza e alla offerta di opportunità, soluzioni e possibili aiuti raccolti in un progetto concreto di accompagnamento.

Certo, tutto questo deve avvenire in un clima di serena empatia e di reale possibilità di aiuto in modo da dissipare “la nebbia” che avvolge quella accoglienza, lasciando intatta la libertà personale, perché la scelta finale possa avvenire con meno vincoli e condizionamenti possibili.

L’esperienza di offrire questo ascolto e aiuto mi ha portato quasi sempre a vivere momenti di prossimità indimenticabili: ostacoli che cadono, risorse sopite che emergono, affetti e sostegni parentali e amicali che “consolano”, sorrisi che nascono e poi quel bambino che comincia ad essere atteso in un clima positivo. Spesso le gravidanze ad esito incerto, che vengono accompagnate perché si verifichi la accoglienza di quel figlio, portano anche un clima positivo e di reciproco aiuto nella coppia, nella famiglia. Un esempio recente: a distanza alcuni mesi da un “salvataggio” che sembrava impossibile, la volontaria che ha accompagnato da me, per un colloquio ed eventuale sostegno, la coppia che lei stessa ospitava in casa, mi ha ripetuto più di una volta: “vedessi come adesso si rispettano e si vogliono bene i due genitori e non potrei crederlo se non lo vedessi con i miei occhi, conoscendo e avendo assistito a momenti di enorme ostilità reciproca!”.

Quel bambino, dunque, è un dono per la sua famiglia e per tutti noi: è un figlio di Dio che loda il creatore e che arricchisce la nostra terra! Senza quel servizio di prossimità, di custodia della vita, fatto con amore e all’interno di una rete di aiuti, quel bambino non avrebbe visto la luce! Perché, allora, questo servizio alla vita è così poco considerato?

Perché, soprattutto a noi credenti, non incide sui pensieri e sulle scelte, ciò che anche la scienza conferma, ed è ben esplicitato nel messaggio sopracitato: “Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in un atto concreto”, cioè la nascita!? Perché si evita di parlare chiaramente delle reali difficoltà che una nascita può portare in una famiglia e dei possibili aiuti e accompagnamenti fruibili? Da una gemma e\o da un bocciolo ne escono foglia o fiore. Da un uovo fecondato ne esce piccolo della specie Dalla fecondazione umana si forma un embrione, nasce un bambino. In che modo si può far crescere nelle nostre realtà ecclesiali questa attenzione verso la vita nascente, naturalmente accanto a tutte le altre forme di povertà, per valorizzare anche il servizio a questo tipo di “marginalità” ricordando che, per ognuno di questi servizi, Gesù ci dirà:” l’avete fatto a me”

 

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