Dopo l’aborto, le minacce continuano alla fine della vita di Marco Invernizzi, Presidente Alleanza Cattolica

Nell’estate in cui maturava l’alleanza per la vita di oltre 50 associazioni cattoliche, veniva a mancare una paladina della vita, Paola Bonzi, la fondatrice del centro aiuto alla vita dell’ospedale Mangiagalli di Milano, scomparsa a 76 anni mentre si trovava in vacanza sulle coste pugliesi.

Paola, che era nata nel mantovano nel 1943, ha salvato la vita di 23mila bambini in oltre trent’anni di attività alla guida di questo cav, fondato nel 1984 in alternativa allo spirito ideologico dell’epoca successiva alla legalizzazione del diritto di uccidere, dopo la legge 194 del 1978.

Alla celebrazione della messa a Milano per il trigesimo della morte, il 9 settembre, in una chiesa di Sant’Ambrogio colma di fedeli, l’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sindaco Giuseppe Sala hanno sottolineato lo straordinario lavoro per la vita di Paola, la sua capacità di solidarietà verso le tante mamme in difficoltà, e non hanno dimenticato di attirare l’attenzione sul fatto che il cav Mangiagalli continua la sua opera e ha bisogno di essere aiutato di più di quanto sia avvenuto in passato.

Le parole del sindaco e il suo impegno ad aiutare l’opera di Paola Bonzi sono state ascoltate dalle migliaia di persone presenti e certamente verranno ricordate in un prossimo futuro.

Tuttavia Paola Bonzi non era soltanto una donna, madre di due figli e nonna di quattro nipoti, piena di amore verso le tante mamme in difficoltà e verso i loro bambini concepiti, non ha soltanto dato vita a un’opera importante e straordinaria di solidarietà.

Paola era perfettamente consapevole che la vita, da decenni, non è soltanto minacciata dall’egoismo, dalla miseria economica, dalla mancanza di capacità d’integrazione di molte donne straniere finite in Italia dove credevano di trovare chissà quale paradiso terrestre.

Paola conosceva bene la ragione principale di questa tragedia di cui ha parlato tante volte in diverse circostanze: esiste una congiura contro la vita, che ha un carattere diabolico e ideologico, che va aldilà delle difficoltà economiche o sociali. Dispiace che questo suo aspetto venga dimenticato: lei era una donna lontanissima da ogni atteggiamento ideologico, sapeva parlare con tutti e non si sottraeva al dialogo con ogni istituzione, da chiunque fosse guidata.

Ma sapeva anche che l’aborto era diventato una bandiera ideologica per affermare che la volontà dell’uomo non deve conoscere alcun limite, che l’autodeterminazione deve essere assoluta, che non esiste natura o realtà che possano erigere dei limiti al desiderio dell’uomo. Ricordiamo anche questo senza fare torto alla sua memoria. E facciamolo soprattutto oggi quando la vita viene minacciata nel suo momento finale, di fronte alla minaccia che dopo l’aborto anche l’eutanasia diventi una legge dello Stato italiano. Se Paola fosse ancora con noi certamente spenderebbe il suo entusiasmo per combattere questa battaglia, per i malati e gli anziani, così come ha sempre fatto per le mamme e i loro bambini.

 

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