È umanesimo integrale il servizio generoso alla vita a cura di Mons. Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Trapani, Presidente della Commissione Episcopale per la famiglia, i giovani e la vita

“La vita si fa storia”: è questo il tema che Papa Francesco ha affidato per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2020. “Per non smarrirci – egli dice – abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”.

Raccontare storie buone

Questa pubblicazione ci immette in un tessuto fatto di storie buone, che vedono protagonista il Movimento per la Vita in dialogo costante con i messaggi annuali – qui riprodotti – che i Vescovi italiani hanno rivolto alla Chiesa e al Paese in occasione della Giornata Nazionale per la Vita. Il cammino qui raccontato copre l’arco di tempo che va dagli anni Ottanta a oggi e sollecita una reale e coerente apertura al valore della vita con argomenti di ragione e testimonianze di fede. L’on. Carlo Casini nel 1979 denunciava: “tutti coloro che credono nel valore assoluto dell’uomo, tutti coloro che intendono ricostruire una società che privilegi i più deboli, debbono impegnarsi a rendere costantemente presente il loro pensiero. La prima difficoltà da battere è la censura, il silenzio, la menzogna. In ogni caso chi guida la vita politica, lasciando irrisolto questo problema, non può sperare che i difensori della vita umana finiscano con il dimenticarsene, né oggi, né domani, né tra molti anni”.

È un dovere raccontare le storie buone, come ha fatto nel 2018 un’altra pubblicazione del Movimento per la Vita ricordando i quarant’anni dall’introduzione della Legge 194: vi si documenta il fatto che dal 1975 al 2018 i Centri di Aiuto alla Vita hanno accolto appelli, rendendosi collaboratori della nascita in Italia di oltre 200.000 bambini. Sono voci di madri e di padri, di volontari e di esperti che narrano la profondità umana delle loro storie, la tensione drammatica e la bellezza della loro scelta a favore della nascita dei figli. Questo nuovo volume invita a continuare la tessitura di storie buone e il rifiuto di storie non buone. La Sacra Scrittura è la musica di fondo, come storia delle storie, perché riporta a quel Dio che si ricorda della schiavitù del popolo d’Israele e se ne prende cura: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Esodo 2,24-25). L’esperienza dell’Esodo rimane paradigmatica anche per le generazioni del XX e XXI secolo. Dio continua a farsi presente: invita ad andare oltre questi quarant’anni del nostro “deserto”, in cui è stato negato l’accesso alla vita a oltre cinque milioni di bambini, stando agli aborti “registrati” solo nel periodo che va dal 1978 al 2015. Scorrendo queste pagine si sente forte il bisogno di levare lo sguardo all’Autore della vita, alla visione di Colui che è il vero e instancabile Narratore. “Raccontarsi al Signore – continua Papa Francesco – e entrare nel suo sguardo di amore compassionevole verso di noi e verso gli altri. A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare le persone, affidare le situazioni. Con Lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti!”. È il nostro grido al Dio della vita, di cui il Magistero della Chiesa si fa appassionato interprete, invitandoci sempre alla “grande preghiera” e all’azione coerente a favore dei più poveri tra i poveri, i cittadini di domani portati in grembo dalle madri.

Nell’Italia che cambia

Il volume risale alla situazione storico-culturale del 1978, anno della Legge sull’aborto legale. In tale contesto maturò la decisione del Consiglio Episcopale Permanente della CEI di promuovere una Giornata in difesa della vita da celebrarsi ogni anno nella prima domenica di febbraio. Tale decisione prendeva posizione di fronte alla legge, ma soprattutto sottolineava la necessità sociale e pastorale di contrastare una mentalità abortista che lievitava già dalla prima metà degli anni Settanta e tendeva ad affermare il diritto all’aborto come valore che nulla, neanche la retta ragione, poteva bloccare. Il clima culturale mirava a contrapporre il diritto della madre ad abortire al diritto del figlio a nascere. Atteggiamento, questo, che obbliga, ieri come oggi, a ripensare il principio di giustizia: “Le moderne democrazie liberali, per non scadere nell’uso dispotico del potere nei confronti della vita umana, che sacrifica alcuni esseri viventi a vantaggio di altri o in nome di un supposto bene collettivo, sono chiamate al rispetto del principio di giustizia, che riconosce all’embrione di essere portatore degli stessi diritti fondamentali, in primis il diritto alla vita, condizione di possibilità di tutti gli altri” (Alberto Frigerio).

L’anno 1978 fa da spartiacque, in quanto registra dolorose ferite nella società italiana e grandi cambiamenti nella Chiesa. È l’anno dell’assassinio di Aldo Moro e della successione di tre Papi: Papa Montini, Papa Luciani e Papa Wojtyła. Si chiude l’era di Paolo VI e termina la “guida italiana alla testa del cattolicesimo universale con l’elezione di Giovanni Paolo II. Le barricate invisibili (come le definisce lo storico Vittorio De Marco) non segnano una frontiera, ma indicano una lotta del cattolicesimo in Italia. Sono anche le barricate dell’impegno pastorale e non solo delle passioni civili. L’affermazione della CEI come soggetto centrale della vita cattolica in Italia consente quell’elaborazione di progetti pastorali (che) strutturano la Chiesa italiana” (Andrea Riccardi). Dagli anni Ottanta i messaggi della CEI per la Giornata della Vita diventano un appuntamento importante per sensibilizzare la Chiesa e la società italiana tutta.

Che l’accoglienza non sia stata mai particolarmente attenta in sede culturale e parlamentare non fa poi tanta meraviglia. Per contestualizzare meglio certe reazioni critiche rivolte a chi si dice contrario all’aborto, basterebbe menzionare il silenzio ufficiale nei confronti degli studiosi di demografia: “il dibattito sulla composizione e sull’evoluzione della popolazione è stato per lungo tempo un tabù nel nostro Paese. Per decenni chiunque si sia occupato degli andamenti demografici e delle loro conseguenze è stato accolto nel migliore dei casi dal silenzio di tanti intellettuali e di buona parte dei media, nel peggiore dei casi è stato additato come oscurantista” (Marco V. Lo Prete). Il “malessere demografico” (Antonio Golini) della popolazione italiana aumenta di anno in anno e obbliga tutti al cambiamento di mentalità. Nel 2018 il Festival di Statistica di Treviso ha ipotizzato un pronostico impressionante: fra 100 anni l’Italia potrebbe ridursi a sedici milioni di abitanti, se non cambiano le politiche per la natalità e il sostegno alle famiglie.

Coscienza storica e teologica

Questo volume si fa strumento utile per quanti vogliono andare oltre quella che Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti chiama “la fine della coscienza storica”. I giovani sono da lui invitati a rifiutare le proposte di chi ignora, anzi disprezza la storia. Solo così ci si oppone a ogni possibile manipolazione autoritaria: “Sono le nuove forme di colonizzazione culturale. Non dimentichiamo che «i popoli che alienano la propria tradizione e, per mania imitativa, violenza impositiva, imperdonabile negligenza o apatia, tollerano che si strappi loro l’anima, perdono, insieme con la fisionomia spirituale, anche la consistenza morale e, alla fine, l’indipendenza ideologica, economica e politica» (card. Raúl Silva Henríquez nel 1974). Un modo efficace – continua il Papa – di dissolvere la coscienza storica, il pensiero critico, l’impegno per la giustizia e i percorsi di integrazione” (Fratelli tutti, 14). Di coscienza storica erano cariche le osservazioni fatte dall’on. Carlo Casini per il Natale 1976: “Natale non è soltanto per i credenti la celebrazione della Incarnazione e della Nascita in assoluto. È anche il simbolo più sperimentale della capacità del messaggio cristiano di toccare le nervature più profonde della struttura umana come tale”. Nello stesso periodo Angelo Narducci sollecitava i credenti al cambiamento di mentalità e all’assunzione di responsabilità: “Contro le false e mistificanti liberazioni dell’uomo che vengono propugnate da chi nega il diritto di nascere, deve essere più che mai sensibile la volontà di tutti i credenti di operare perché sia posto riparo a una legge omicida, perché sia eliminata la piaga degli aborti clandestini, perché la donna sia realmente rispettata, perché le famiglie possano crescere e svilupparsi secondo un disegno d’amore e non di egoismo”.

Nel 1987 l’allora card. Josef Ratzinger, in una relazione qui riportata, sviluppava una densa riflessione storico-teologica che ben riassume le motivazioni culturali e spirituali di questa iniziativa editoriale: “Il cristianesimo è quella memoria dello sguardo di amore del Signore sull´uomo, nel quale sono custoditi la sua piena verità e la garanzia ultima della sua dignità. Il mistero del Natale ci ricorda che nel Cristo che nasce ogni vita umana, fin dal suo primo inizio, è definitivamente benedetta e accolta dallo sguardo della misericordia di Dio. I cristiani sanno questo e stanno con la propria vita sotto questo sguardo di amore; ricevono con ciò stesso un messaggio che è essenziale per la vita e il futuro dell´uomo. Allora essi possono assumere oggi con umiltà e fierezza il lieto annunzio della fede, senza del quale l´esistenza umana non sussiste a lungo. In questo compito di annuncio della dignità dell´uomo e dei doveri di rispetto della vita che ne conseguono, essi saranno probabilmente derisi e odiati, ma il mondo non potrebbe vivere senza di loro”. Lo “sguardo di amore” di Dio motiva i credenti e benedice gli uomini di buona volontà che in tutti gli ambienti – legislativi e politici, culturali e morali – s’impegnano a modificare le logiche abortiste e le derive individualistiche e consumistiche a favore di un umanesimo plenario, capace di immenso stupore e di generoso servizio alla vita dal suo primo sorgere nel grembo fino al tramonto naturale.

Libertà e vita

Mi piace concludere con un accenno al messaggio per la Giornata della Vita 2021, centrato sulla fecondità del legame “libertà e vita”, legame che si rivela capace – se vissuto nel giusto equilibrio – di guidare le nuove generazioni, le famiglie e le comunità verso la narrazione di storie buone. Si tratta – dicono i Vescovi italiani – di un “binomio inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice. Senza il dono della libertà l’umanità non sarebbe sé stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce. L’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità. Essa è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità e disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicita”.

Trapani, 25 dicembre 2020

Festa della Vita

 

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