Ecco perché il DDl Zan è liberticida di Massimo Gandolfini

Sono almeno due anni che il mondo “pro-life” e “pro-family” sta svolgendo un grande lavoro, culturale ed informativo, per mettere in luce danni e rischi legati al DDL ZAN che, personalmente, considero una legge scellerata e strutturalmente liberticida. Quindi, inaccettabile.

In quel testo, sono talmente numerosi i passaggi dannosi e pericolosi che tentare di sintetizzarli in modo completo, in poche righe, è compito davvero arduo. Comunque proviamoci.

Partiamo dall’articolo 1 del testo, intitolato “Definizioni”. Prima osservazione critica: il compito del legislatore non è certamente quello di cercare di spiegare il significato di costrutti culturali legati a particolari ideologie. Particolarmente grave appare l’avallo che di fatto viene dato al concetto di “identità di genere”, addirittura prevedendo che la personale percezione identitaria debba essere accolta e tutelata “indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione” sessuale. Tradotto in modo semplice e chiaro, ciò significa che un uomo che si percepisce donna e si dichiara tale, deve essere trattato e deve godere di tutti i diritti propri di un soggetto femmina.

Come sta accadendo, ad esempio, nel mondo sportivo, in cui atleti maschi – autoidentificatisi femmine – chiedono e pretendono di gareggiare con le donne! Ogni commento è superfluo. Basterebbe un briciolo di normale buon senso per comprendere (e condannare) tutta l’assurdità di simili asserzioni.

Strettamente connessi a questo articolo 1, sono gli articoli 7 e 8 che prevedono l’organizzazione di eventi/percorsi educativi di propaganda e formazione alla cultura della “identità di genere”, tanto (e soprattutto) per il mondo scolastico, ma anche per la nostra società in generale. Ciò significa che un bimbo o una bimba di 6/7 anni – ma anche ben oltre, fino ai 18 anni! – si troverà ad avere in classe “esperti” che “insegneranno” che il sesso biologico è poco importante perché lui/lei sceglierà il proprio “genere” sulla base del desiderio, della “percezione” momentanea, dell’orientamento contingente e, di conseguenza, la condotta affettivo/sessuale sarà determinata da questa scelta, libera e variabile nel tempo.

Soprattutto in età evolutiva, non c’è nulla di più destruente per la strutturazione dell’identità di sé per un bimbo, che metterlo di fronte alla indeterminatezza, alla opzione fantastica, al costrutto mentale, alla “fluidità identitaria”, in opposizione al dato di realtà. L’età evolutiva è caratterizzata dal bisogno di concretezza, proprio a partire dall’oggettività del proprio corpo; è addirittura immorale, oltre che rigorosamente sbagliato, abbandonare il bimbo/a alla confusione, alla mancanza di punti fissi, concreti, oggettivabili, che sono gli ingredienti irrinunciabili per uno sviluppo armonico della propria personalità, coerente con la propria sessualità.

In aggiunta, si prevede che l’UNAR elabori strategie “formative” per ogni categoria di lavoratori (insegnanti, giornalisti, pubblica amministrazione, lavoratori della comunicazione e dello spettacolo, ecc…) sulla scia di quanto già fece nel 2013 con la strategia pro-LGBT. In pratica, tutto ciò significa implementare una campagna di vero e proprio indottrinamento dell’intera società sui canoni dell’indifferentismo sessuale e dell’identità di genere.

Tutto ciò, senza mai dimenticare che una legge “speciale” che difenda da vessazioni o violenze le persone omosessuali è assolutamente inutile,

perché già da anni la magistratura ha a disposizione tutto lo strumentario giuridico (leggi e codice penale) per perseguire e condannare chiunque si macchi di reati di violenza – fisica   o verbale – verso ogni persona, comprese ovviamente le persone omosessuali.

Dobbiamo ripetere fino allo sfinimento che la “prova-provata” della concreta inutilità risiede proprio nel fatto che fino ad oggi chiunque si è reso colpevole di simili reati è associato alle patrie galere, magari da anni! Dunque, una proposta di legge inutile, dannosa, pericolosa, liberticida e sfacciatamente ideologica dal cui annullamento la civiltà del nostro Paese non potrà che trarre grande giovamento.

 

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