Evangelium Vitae e diritti umani di Franco Vitale

1.Considerazioni generali

Il presente lavoro è una lettura di alcuni passi della Lettera Enciclica di S. Giovanni Paolo II del 25 marzo 1995. Sono trascorsi 25 anni dalla promulgazione del Vangelo della Vita, che è di viva attualità per intendere nella pienezza valoriale i diritti umani, che, per credenti e non credenti, sono a fondamento dell’«umana convivenza» e della «stessa comunità politica»[1].

  1. Da Introduzione paragrafi da 2 a 5

Sulla premessa della vita umana, sacra dall’inizio al termine perché collegata con il dono della vita divina, l’Enciclica afferma il diritto alla vita “di ogni essere umano”; diritto “primario” e basilare per la comunità, che va “sommamente rispettato” e che “i credenti” devono “difendere e promuovere”. Si evidenzia, però, che si accrescono notevolmente “le minacce alla vita delle persone”. Il diritto alla vita è violato da “ogni specie di omicidio”, nonché dal “genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario” e da “tutto ciò che offende l’integrità della persona” e “la dignità umana” (per questo passo l’Enciclica si riporta al Concilio Vaticano II). Si riscontrano “gravi preoccupazioni” per la giustificazione di “alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale”, e per la richiesta, non tanto della “impunità”, ma della “autorizzazione da parte dello Stato” … “con l’intervento gratuito delle strutture sanitarie”. Si fa notare “un cambiamento profondo nel modo di considerare la vita e le relazioni tra gli uomini” … “scelte un tempo unanimemente … rifiutate dal comune senso morale, diventano a poco a poco socialmente rispettabili”. Infine, si rileva che “l’esito … è drammatico: … eliminazione di tante vite umane nascenti o nella via del tramonto … la stessa coscienza fatica sempre più a percepire la distinzione tra il bene e il male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana”. L’Enciclica “vuole essere dunque una riaffermazione precisa e ferma del valore della vita umana e della sua inviolabilità …” e “appello” per tutti: “rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana!”.

  1. Da Capitolo 1 – paragrafi 7, 9

Si afferma il diritto alla dignità personale. L’Enciclica nel paragrafo 7 si riporta alla “prima uccisione: Caino uccide Abele”. Dio punisce Caino, ma è misericordioso e “gli dà … un contrassegno” per “proteggerlo da quanti vorranno ucciderlo … per vendicare la morte di Abele”. A questo punto si stabilisce il diritto alla dignità dell’uomo: “Neppure l’omicida perde la sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante” (paragrafo 9).

  1. Paragrafi 11, 12

“La vita nascente e terminale”.

Gli “attentati” al concepito ed alla vita “terminale” sono diretti a far “perdere” nella coscienza collettiva il carattere di “delitto”, e ad accreditarli come “diritto”.  Essi “colpiscono la vita umana … quando è priva di ogni capacità di difesa”; e si verificano “in larga parte … all’interno e ad opera di quella famiglia che costitutivamente è invece chiamata a essere “santuario della vita”. Si osserva subito come sia elevato il valore riconosciuto alla famiglia che si qualifica fondamentale diritto, e dovere, legato alla vita, specie se precaria e fragile. La causa della “eclissi” del “valore della vita” si indica nella “profonda crisi della cultura” determinante “scetticismo” sul “sapere” e sull’«etica» e l’incomprensione “del senso dell’uomo, dei suoi diritti e dei suoi doveri”. Nel contempo si ricordano le “situazioni di particolare povertà, angustia, o esasperazione … fatica della sopravvivenza, dolore ai limiti della sopportabilità … violenze … che investono le donne”. Tutto questo fa sì che la “scelta di difesa e promozione” della vita siano “esigenti fino all’eroismo”. L’Enciclica non si ferma ai “gravi aspetti … della problematica sociale”, che “in qualche modo” possono giustificare le “diffuse incertezze morali” e “attenuare nei singoli la responsabilità soggettiva”. Si afferma che “siamo di fronte ad una realtà più vasta … caratterizzata dall’imporsi di una cultura antisolidaristica, che si configura in molti casi come vera cultura di morte … promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società”. Le conseguenze: “la vita che più necessita di accoglienza, amore, e cura è ritenuta inutile, è considerata come un peso insopportabile e, quindi, è rifiutata in molte maniere”. Colui che “con la sua malattia, con il suo handicap, o … con la sua stessa presenza mette in discussione il benessere … tende ad essere visto come un nemico da cui difendersi o eliminare”. Tutto questo porta ad “una specie di congiura contro la vita”. È agevole rilevare che le suddette considerazioni della Enciclica portano ad affermare, a tutela delle vite fragili, il diritto alla non discriminazione, il diritto di uguaglianza ed il diritto di sviluppo della propria realtà personale, e ciò in stretta aderenza ai principi in merito stabiliti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Ogni attentato alla vita, anche se debole, all’inizio e prima della nascita, o toccata da handicap, o allo stato terminale, in ogni momento – anche se brevissimo – del suo svolgersi, si pone contro la concezione dello Stato di diritto, fondato sulla democrazia. Negare la vita significa rassegnarsi al dispotismo degli uni sugli altri.

  1. Il paragrafo 13

Il paragrafo 13 riprede il tema dell’aborto riscontrandone la “diffusione” e gli investimenti di “somme ingenti” per “preparati farmaceutici che rendono possibile l’uccisione del feto nel grembo materno, senza l’aiuto del medico”. Si fa, altresì, riferimento alla “contraccezione”, che si pretende essere “il rimedio più efficace contro l’aborto”; il che è del tutto errato, attesi “i disvalori insiti nella mentalità contraccettiva”. Contraccezione e aborto, anche se di “diversa natura e peso morale … sono … in intima relazione”. Si rileva una “mentalità edonistica … nei confronti della sessualità” ed “un concetto egoistico di libertà”, a riguardo della “procreazione” considerata “ostacolo al dispiegarsi della propria personalità”. “La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita”. Dall’insegnamento sopra esposto emerge preoccupazione per il calo della procreazione che affligge la comunità civile e ne lede il diritto alla sua stessa esistenza, volta che si riduca fortemente il numero dei concepimenti. Vi è conferma nel paragrafo 16: “Contraccezione, sterilizzazione e aborto” sono “cause che contribuiscono a determinare la situazione di forte denatalità”. Nel paragrafo 14 è espresso un giudizio del tutto negativo per la “mentalità … che accoglie la vita solo a certe condizioni e che rifiuta il limite, l’handicap, l’infermità”; e si condanna l’aborto eugenetico.

  1. I paragrafi 15 e 16

Ai paragrafi 15 e 16 l’Enciclica si occupa dei “malati inguaribili” e dei “morenti”. Nel “contesto sociale e culturale”, che rende “più difficile … sopportare la sofferenza”, si tende a “risolvere il problema del soffrire … con l’anticipare la morte al momento ritenuto più opportuno”. La tutela del diritto alla vita e della dignità della persona viene vanificata con la “diffusione dell’eutanasia mascherata e strisciante o attuata apertamente e persino legalizzata”. L’Enciclica fortemente contesta l’eutanasia, che, “oltre che per una presunta pietà di fronte al dolore del paziente, viene talora giustificata con una ragione utilitaristica … per evitare spese improduttive troppo gravose per la società”. Le conseguenze, secondo l’Enciclica, sono gravissime poiché, per le ragioni suddette, “si propone … la soppressione dei neonati malformati, degli handicappati gravi, degli inabili, degli anziani, soprattutto se non autosufficienti e dei malati terminali”. Tutto questo, come avversato dalla Enciclica, si pone in contrasto con la nostra Costituzione e con i principi a favore dell’umanità affermati dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e dalle altre Dichiarazioni e Convenzioni Internazionali. I diritti fondamentali ed inalienabili dell’uomo nella Enciclica trovano chiara affermazione; e degli stessi si evidenziano, con realismo, le gravissime violazioni, come accade per: “gli embrioni soprannumerari … soppressi o utilizzati per ricerche che, con il pretesto del progresso scientifico o medico, in realtà riducono la vita umana a semplice materiale biologico di cui poter liberamente disporre” (vedi paragrafo 14).

  1. Il paragrafo 18

Nel paragrafo 18 si fa un altro richiamo ai “diritti umani”, che vengono definiti “diritti inerenti a ogni persona e precedenti ogni Costituzione e legislazione degli Stati”. Si può notare che il predetto concetto dei diritti umani, coincide con i diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti e garantiti dalla Costituzione Italiana all’art. 2, comma unico, prima parte. L’Enciclica, in merito, giustamente addita la “sorprendente contraddizione” che la società attuale subisce. Da un canto “le dichiarazioni dei diritti dell’uomo e le molteplici iniziative” dalle stesse suscitate “dicono … a livello mondiale di una sensibilità morale” che riconosce “il valore e la dignità di ogni essere umano in quanto tale, senza alcuna distinzione”. D’altro canto “a queste nobili proclamazioni si contrappone … nei fatti una loro tragica negazione”. L’Enciclica sul punto è fortemente severa: la smentita dei diritti umani “è ancora più sconcertante, anzi più scandalosa”. A motivazione si adduce: in una società ove “l’affermazione e … la tutela dei diritti umani” costituiscono “l’obiettivo principale e insieme il suo vanto”, si assiste ad un “continuo moltiplicarsi” e ad una “diffusa legittimazione degli attentati alla vita umana”, ed al “rifiuto del più debole, del più bisognoso, dell’anziano, dell’appena concepito”. Ed ancora riportiamo: “Questi attentati” sono contrari “al rispetto della vita e rappresentano una minaccia frontale a tutta la cultura dei diritti dell’uomo”. Tale minaccia mette “a repentaglio lo stesso significato della convivenza democratica: da società di conviventi le nostre città rischiano di diventare società di esclusi, di emarginati, di rimossi e soppressi”. Allargando lo “sguardo … ad un orizzonte planetario … l’affermazione dei diritti delle persone e dei popoli, quale avviene in alti consessi internazionali si riduce a sterile esercizio retorico”.

  1. Il paragrafo 19

Nel paragrafo 19, ove si cercano le “radici” della suddetta “contraddizione tanto paradossale” l’Enciclica offre valutazione “di ordine culturale e morale”; inoltre affronta la questione giuridica della “soggettività” con argomenti di estremo interesse e risolutivi. In primo luogo, si confuta la “mentalità … che … deformando il concetto di soggettività, riconosce come titolare di diritti solo chi si presenta con piena … autonomia” e non si trova nelle “condizioni di totale dipendenza dagli altri”. Tale teorica non si può “conciliare” con la visione dell’uomo quale essere “indisponibile”. Inoltre, l’Enciclica richiama che “la teoria dei diritti umani si fonda proprio sulla considerazione del fatto che l’uomo … non può essere sottomesso al dominio di nessuno”. Altro rilievo, fortemente critico, si dirige contro “quella logica che tende ad identificare la dignità personale con la capacità di comunicazione verbale ed esplicita”. Accettando tale tesi si perviene a ritenere che per “il nascituro o il morente … non c’è spazio nel mondo”. Pertanto, è la “forza il criterio di scelta e di azione nei rapporti interpersonali e nella convivenza sociale”. Questo è contro “lo Stato di diritto”, ove “alle ragioni della forza” subentra la “forza delle ragione”. Infine, la causa della denunziata “contraddizione … tra la solenne affermazione dei diritti dell’uomo e la loro tragica negazione”, si coglie “nella concezione della libertà che esalta in modo assoluto il singolo individuo” ed esclude la “solidarietà”, la “piena accoglienza” e il “servizio all’altro”.

  1. Conclusione

Fermiamo a questo punto la lettura dell’Evangeliun Vitae per quanto attiene ai diritti umani. Quanto sopra esposto è breve contributo; si ritiene sia sufficiente per comprendere l’alto insegnamento della Enciclica che vivifica il concetto dei diritti umani. Al riguardo, il dono dell’Evangelium è stato fecondo e di particolare efficacia specie per la dottrina giuridica che, in larga parte, nella interpretazione del disposto degli artt. 2 e 3  dalla Costituzione Italiana (diritti inviolabili e tutela dello sviluppo umano dal concepimento al naturale termine), è pervenuta ad affermare la dignità e la piena protezione del concepito, titolare del diritto alla vita, alla identità, allo sviluppo in seno della madre ed a nascere: diritti di rango costituzionale che ne costituiscono la personalità di ordine giuridico. Quest’ultima compete sin dal primo istante della vita, né, per la dignità dell’uomo, può essere sottratta al malato terminale o al morente.

[1] Le parole virgolettate sono riprese dal testo dell’Evangelium Vitae. Questa notazione vale per tutto il prosieguo della riflessione

 

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