Federvita Lombardia: al via il progetto “babymamme” di Maria Pia Sacchi Mussini

Cinque CAV lombardi più FederVita lavorano insieme per un progetto finanziato dalla Regione Lombardia: si chiama “Percorsi Babymamme”. Ne abbiamo detto nello scorso numero di Sì alla vita.

Come vicepresidente di FederVita e volontaria del CAV di Pavia (uno dei cinque partecipanti; gli altri sono quelli di Busto Arsizio, Cernusco sul Naviglio, Lodi e l’Ambrosiano) sto facendo, nell’ambito di questa iniziativa, un’esperienza entusiasmante che vale la pena condividere.

È proprio dei CAV scambiarsi informazioni su mamme in difficoltà che, non potendo essere seguite in un luogo, vengono indirizzate altrove. Del resto, SOS Vita esprime in modo lampante l’anticampanilismo dei nostri CAV. Ma ancora diverso è mettersi in gruppo e lavorare in rete: per crescere insieme, per scambiarsi idee e risorse, per imparare gli uni dagli altri a raggiungere un obiettivo comune. L’esperienza così accumulata viene buona per altri progetti in difesa della vita e può trasformarsi in cultura operativa.

Di che cosa si tratta, in concreto? Sotto la guida dell’Ambrosiano (già esperto in materia di babymamme) abbiamo iniziato un percorso di conoscenza reciproca che valorizzasse le potenzialità dei singoli CAV; ci siamo attrezzati con uno specifico corso per affrontare le sfide del web e comunicare con ogni mezzo la buona notizia dell’aiuto alle giovani mamme; abbiamo partecipato a un corso di formazione tenuto da psicologhe, con una assistente sociale, che aiutasse le volontarie e i volontari a relazionarsi alle mamme adolescenti e al loro contesto familiare e sociale; ora, finalmente, metteremo in campo (con le nuove e le vecchie competenze) tutte le nostre energie per aiutare le babymamme ad accogliere e a far nascere i bimbi che portano in grembo.

Ci si potrebbe chiedere: che cosa c’è di speciale in questo progetto? Volontari e volontarie CAV non fanno da anni l’esperienza della condivisione, dell’accoglienza, del “salvataggio” di bambini e di mamme in difficoltà? Certamente. E lo fanno bene: i numeri dei casi affrontati annualmente dai CAV parlano chiaro.

Però qui c’è un valore aggiunto. Che non è solo il finanziamento regionale (anche se non va sottovalutato!): è lo spirito di collaborazione che ci anima, la curiosità di ascoltare le esperienze altrui, la voglia di imparare o di perfezionare quello che già si conosce, di operare insieme allo stesso scopo.

L’esigenza di creare una rete, secondo la richiesta del Bando Regionale, ci ha “costretti” a procedere fianco a fianco, a scoprire le nostre carte – i nostri punti di forza e le nostre debolezze – consentendo di sostenerci a vicenda e di scambiarci spunti e risorse che sono diventate patrimonio comune.

Mettersi a lavorare insieme è un’esperienza che consiglio a chi non l’abbia già fatta; una sfida da accogliere per crescere insieme, e far crescere i nostri CAV.

Nel mio piccolo un esempio concreto. Il sito del CAV pavese era obsoleto e sottoutilizzato. Il progetto ci ha “costretto” a cambiarlo da cima a fondo: dopo un paio di giorni, proprio attraverso il nuovo sito si è presentata una giovane volontaria, che ora segue con entusiasmo e competenza le nostre pagine social. La vita corre sul web!

 

Federvita Lombardia: al via il progetto “babymamme” (.pdf)