La formazione dei volontari nelle case d’accoglienza

La Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo nasce come risposta concreta di un’esperienza di Chiesa alla ricerca delle nuove povertà e come aiuto concreto al bambino nel grembo materno, aiutandolo a nascere, attraverso la sua mamma. La Casa nasce sia come frutto di un Sinodo Diocesano sia all’impegno di un volontariato per la Vita, attivo nella città e provincia di Viterbo dal 1981. In quell’anno nacque il Movimento per la Vita e nel 1982 iI Centro di Aiuto alla Vita e quindi nell’anno 1983, il Centro RFN (Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità). In quel periodo le nostre famiglie aprirono le proprie case per accogliere le mamme a rischio di aborto che erano costrette ad allontanarsi da luoghi e famiglie di origine per proteggere il proprio figlio. Ci si rese però sempre più conto delle difficoltà nel gestire determinate situazioni all’interno di una famiglia, e grazie alla sensibilità dell’allora Vescovo mons. Fiorino Tagliaferri, volle che a chiusura del Sinodo del 1994-96 fossero realizzate due opere: la Casa di Accoglienza per donne in difficoltà per una gravidanza affidandola al volontariato per la Vita ed il Dormitorio affidandolo alla Caritas diocesana. La Casa fu aperta nel 2001. In questi 16 anni  c’è stato un grande cambiamento sia nelle tipologie delle accoglienze che nella organizzazione interna della Casa. Siamo partiti con la collaborazione tra volontariato e una Congregazione religiosa, Le Suore della Redenzione, nata allo scopo di aiutare le donne vittime di violenza. La compresenza nella Casa di volontarie, delle suore, di giovani tirocinanti e del Servizio Civile ognuno con i propri compiti è stata particolarmente fruttuosa e positiva. La formazione comune è stata elemento fondamentale per la condivisione delle responsabilità dell’opera educativa. Dopo 9 anni di ottima collaborazione la Congregazione ha dovuto, lasciare la Casa  per la diminuzione di suore. La Casa ha dovuto assumere del personale anche per ottemperare alla nuova normativa regionale. Oggi la vita nella Casa  è più complessa rispetto al passato perchè ci troviamo ad affrontare problematiche riguardanti oltre l’accoglienza della vita nascente  anche le realtà  nuove che provengano dalla fivet, uteri in affitto, contra-gestazione ed altro. L’utilità di essere più Associazioni (MpV,CaV, CRFN,CASA), ad affrontare  le problematiche attuali con sfaccettature diverse, è sicuramente una fonte di ricchezza naturale per poter far fronte a nuove situazioni. Dai corsi di formazione,   alle giornate culturali nel mese di febbraio è un continuo cammino formativo per chi opera e vive l’esperienza nelle Case di Accoglienza, sicuramente una formazione sul campo che diviene bagaglio personale di umanità. Vanno menzionate anche le opportunità che ci vengono dai vari Progetti  di Servizio Civile che si sono succeduti dal 2004 a d oggi  con i moduli di Formazione Specifica, sono stati e sono un’occasione preziosa a cui partecipano anche le varie figure a cui sopra accennavo. Gli stessi dipendenti  garantiscono anche i due pomeriggi di apertura al Centro di Aiuto alla Vita come volontariato. Abbiamo cercato di non far cadere il  CAV  e la CASA  nell’assistenzialismo creando una forte sinergia con il MpV ed il RNF dando la opportunità alle mamme, sia accolte in Casa che quelle aiutate dallo stesso CAV,  la possibilità di imparare a conoscere la propria fertilità attraverso un percorso educativo che, se vissuto in pienezza, porta ad una consapevolezza  di sé tale da rendere le donne in grado di fare scelte di vita responsabili.  Certamente la compresenza  di operatori  volontari e dipendenti, di giovani tirocinanti e del Servizio civile non sempre è facile, ma la presenza di noi volontari è guida e stimolo per i dipendenti di non vivere questa esperienza solo come lavoro senza motivazioni ideali, che sono invece alla base di questo nostro impegno per la Vita.

Maria Fanti, Responsabile della Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo

 

La formazione dei volontari nelle case d’accoglienza