Gambino: “La medicina non può mai assecondare una volontà di morte” Marcello Palmieri, Avvenire 31/7/2019

Per Alberto Gambino, giurista e prorettore dell’Università Europa di Roma, presidente di Scienza & Vita, il Comitato nazionale di bioetica «ha snaturato i suoi compiti».

Cosa non la convince?
Innanzitutto, e questa è la premessa, il fatto che abbia affrontato il tema dividendosi in gruppi.

Cosa c’ è di male?
Il Comitato è un organo consultivo del Governo, non uno strumento politico. E mettere 13 nomi sotto una posizione, 11 sotto un’ altra, due sotto un’ altra ancora, poco si addice a un’ istituzione scientifica. Ma le divergenze d’opinione ci sono pur sempre, certo.
Sarebbe però stato meglio indicare le diverse linee di pensiero, senza nomi.

Al di là di questo?
C’è un punto non condivisibile: la distinzione tra suicidio medicalmente assistito ed eutanasia. Nel momento in cui, accanto al suicidio, s’introduce la parola ‘medicalmente,’ allora significa che in entrambi i casi si snatura il compito tipico dei medici: curare, accompagnare, lenire il dolore.
La distinzione del Cnb non centra il problema. Se la medicina deve iniziare ad assecondare il desiderio di morte, che sia eutanasia o suicidio assistito poco importa.

Quale altro aspetto non le piace?
La conseguenza di quanto evidenziato, vale a dire le ricadute di questo cambio di prospettiva sul sistema sanitario nazionale. Tutto il discorso su eutanasia e suicidio assistito nasce da casi limite, sui quali non possiamo emettere un giudizio finale.
Ma il rischio è che queste situazioni solitarie orientino tanti altri pazienti verso il modo più energico e dirompente per terminare la loro esistenza, soprattutto in un tempo di risorse scarse come quello in cui stiamo vivendo.

Il CNB chiede al Parlamento d’intervenire con una legge. Condivide questo monito?
Ritengo che sia l’unico aspetto positivo del documento. Se infatti l’organo legislativo non si pronuncerà entro il 24 settembre, a farlo sarà la Corte. E già sappiamo come, perché l’ha scritto nell’ordinanza.

Lei come farebbe la legge?
Non arriverei ad abolire il reato di aiuto al suicidio in ambito medico, ma mitigherei le pene. E solo per casi limite.

 

Gambino: “La medicina non può mai assecondare una volontà di morte” (.pdf)