Giornata per la pace 2020: un cammino di speranza per tutti di Matteo Cantori

È felice consuetudine, dal primo Gennaio 1968, che il Santo Padre rivolga a tutto il mondo un messaggio, un’esortazione pratica a vivere in un clima di pace, di fratellanza, di amore per quanto il buon Dio ci ha posto intorno.
Al principio dell’anno civile, viene diffusa la voce del Successore di Pietro e la sua parola corre veloce tramite i mass media, i social, quelli che sono gli eredi delle telescriventi. Il tema di questo anno 2020 è “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”.
Rileggendo il testo integrale del messaggio stesso, un passo potrebbe apparire significativo e concentrare i vari concetti: “Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”, cui si aggiunge l’urgenza di una “conversione ecologica integrale” nei singoli contesti urbani ed extraurbani. Che cos’è la pace?
A questo nostro primo interrogativo il Santo Padre ricorda che “la pace rappresenta un cammino di speranza di fronte agli ostacoli e alle prove”.
Si tratta di un percorso che invita l’uomo a guardare in un’ottica positiva ciò che è negativo, ciò che è male, ciò che separa l’uomo stesso dagli altri uomini. In altre parole, la speranza è un comportamento umano da adottarsi anche laddove risulti difficile, che “può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino”.
Se la pace è speranza, perché il Papa la definisce anche “riconciliazione”? La pace è riconciliazione, in quanto si innesta nella società ed in ogni ambito in cui la società stessa vive ed opera. Viene spontaneo pensare alla comunità politica, internazionale, all’ambito economico e della produzione: sono tutti settori in cui si vive un disagio, un’incomprensione, una problematica che mette a repentaglio la sicurezza e la stabilità dell’uomo medesimo, in quanto non si riesce a trovare un compromesso equo, una possibilità di chiarirsi ovvero di riconciliarsi, placare gli animi.
Precisa il Papa che “riconciliazione è anche ascolto e contemplazione del mondo che ci è stato donato da Dio affinché ne facessimo la nostra casa comune”. Si apre, quindi, il concetto- chiave legato al tema ecologico.
Riconciliarsi significa riappacificarsi con qualcuno ovvero -sia pur simbolicamente-con qualcosa; e quando si ha un cambiamento, si ha necessariamente una conversione, un passaggio.
L’uomo da decenni ormai pare aver rotto colla natura, aver creato una sorta di muro dettato dallo spreco e da interessi particolari. Ecco perché è bene che si impegni a ritrovare un equilibrio con il Creato, ristabilendo un’armonia che potrebbe giovargli e dargli soddisfazione anche sul piano pratico.
Ogni uomo è chiamato, perciò, ad essere “artigiano di pace”, cominciando dalle piccole cose, dai rispettivi contesti operativi e, quindi, abbracciando anche l’ecologia, ciò che il Creatore dall’inizio dei tempi ha donato all’uomo. Soltanto seguendo questa scia si raggiungerà la meta!

 

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