Guidati dall’amore all’uomo. Per una scelta chiara e motivata di Carlo Casini, in Si alla Vita, a.II, n. 9, novembre 1979, p. 1

Da quando la legge 194 è entrata in vigore, siamo stati costantemente provocati sul tema del «referendum». Amici e nemici ci hanno chiesto pubblicamente e privatamente: che cosa aspettate a muovervi? Da un lato c’è chi ci giudica troppo prudenti, dall’altro chi continua a lanciarci avvertimenti affinché ci guardiamo bene dall’incamminarci sulla strada dell’«avventura» referendaria. Nel corso del 1979 le provocazioni su questo tema sono diventate anche fatti: i radicali hanno dato inizio alla procedura per effettuare un referendum volto ad allargare ancora (ma è possibile?) la legge 194, quasi a sfidarci con una alternativa perversa (o la rendete ancora più permissiva o difendete questa legge!) e – sul versante opposto – due gruppi hanno presentato in Cassazione due diverse richieste di referendum abrogativo parziale in senso favorevole al diritto alla vita, quasi per «stanarci», per convincerci a superare le nostre esitazioni. Le elezioni anticipate e la conseguente mancata raccolta di firme hanno reso meno significative queste provocazioni, ma gli interrogativi restano.

Il Movimento per la Vita ha reagito, mi pare, con il più grande senso di responsabilità. Ha evitato ogni atteggiamento emotivo o frettoloso, avviando, invece, una riflessione pacata, aperta ad ogni opinione e disponibile a qualsiasi soluzione. Ciò è avvenuto nel massimo possibile riserbo. Ma, già in un documento assai dettagliato del gennaio di quest’anno («Aborto: il problema del referendum»), scrivevamo che sarebbe giunto il momento di una decisione da rendere pubblica e soprattutto da motivare pubblicamente. Questo momento è ormai imminente. Infatti i risultati pratici della legge sono sotto gli occhi di tutti e la sua «iniquità totale» non è più soltanto una affermazione teorica. Le speranze di una sua incisiva modifica, a prescindere dal referendum, sono legate o all’intervento della Corte Costituzionale o ad un gran impegno politico dei parlamentari sensibili al problema.

Responsabilmente, prima di decidere, abbiamo voluto attendere l’intervento della Corte Costituzionale e il maturare di una eventuale impegno politico. Ma il 5 dicembre p.v. la Corte prenderà in considerazione le sedici eccezioni di legittimità costituzionale sollevata da altrettanti giudici italiani. Quanto ad eventuali iniziative legislative, ho già espresso in un precedente numero del «Sì alla vita», con l’articolo intitolato «Una legislatura per la vita», la nostra disperata speranza («Spes contra spem»!): è certo, però, che i tempi dell’attesa sembrano doversi chiudere con l’imminente importante congresso democristiano. La nostra riflessione deve quindi farsi stringente e prepararsi alla dimostrazione pubblica delle scelte.

Perciò questo numero del giornale riassume in forma problematica le questioni fino ad ora dibattute.

Nei prossimi mesi dovremo tirare le fila, lasciandoci guidare dallo spirito di unità, dall’amore concreto per l’uomo, dal coraggio della ragione.

Tre sono i consolidati e certi punti di partenza:

a) Noi non siamo «quelli del referendum». Non siamo nati per questo e non finiremo per questo, sia che lo si faccia sia che non lo si faccia. Ci interessa l’uomo concreto, la sua vita concreta, come problema permanente. Il bambino concepito esposto al rischio dell’aborto esprime in forma emblematicamente ultima l’emarginazione umana. La madre letteralmente costretta dalla cultura dominante a sopprimere suo figlio, costretta persino ad acclamare la sua schiavitù, esprime, anch’essa in forma ultima, il bisogno di liberazione del mondo contemporaneo. Sono queste persone concrete che ci interessano più che i principi astratti, le vittorie o le rivalse. Su di loro misureremo le nostre scelte, quali episodi di un più vasto e più lungo impegno.

b) La legge 194 è una delle più importanti cause dell’aborto. Siamo assolutamente certi che essa incrementi il numero delle soppressioni di esseri umani. Perciò sappiamo che non basta puntare sulla «educazione delle coscienze», né sulla «corretta gestione della legge» o sull’«adeguamento delle strutture» o, infine, su una «politica sociale». Il cambiamento della legge è un obiettivo permanente in una strategia di concreta difesa della vita umana.

c) Non ci muove alcun interesse personale o politico. Accettiamo che ogni scelta abbia per noi soltanto un costo. Vogliamo continuare in spirito di servizio ed in umiltà. Intuiamo però che sullo specifico tema dell’aborto si misura un progetto globale ed in questa intuizione troviamo forza dopo ogni esitazione: «se vuoi la pace difendi la vita».

 

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