I giovani e la Vita di Carlo Casini

Signore – scriveva S.Agostino – il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te

Qui si  rivela, a mio modo di vedere, la grandiosità della questione aborto di cui stiamo discutendo. Non una questione, è la questione. Perché non è soltanto il problema dell’uomo tutto intero […], ma è in fondo la questione stessa del senso del mistero, la questione del senso dell’infinito, la questione in fondo del senso di Dio

La solidarietà fra le generazioni è il segno della solidarietà totale di tutta l’umanità. E allora i giovani chi sono? I giovani sono il frutto e la speranza di questa solidarietà, se c’è lui che concretamente è chiamato oggi a costruire una società nuova fondata sul valore della vita

 

PRESENTAZIONE

“Non c’è libertà vera dove la vita, ogni vita umana, non è accolta e amata”. Il richiamo a “realizzare una svolta culturale” è contenuto nel messaggio dei Vescovi per la Giornata della Vita del 3 febbraio ’91.

È un richiamo che si legge nelle parole rivolte ai giovani da Carlo Casini, una richiesta pressante nella coscienza che solo da un rispetto incondizionato della vita di ogni uomo deriva il fondamento di tutti i diritti inalienabili della persona umana, il cui riconoscimento è alla base di ogni società democratica, di ogni vivere civile.

È necessaria una cultura, cultura che i giovani incarnano “naturalmente”, che difenda l’uomo fin dal primo momento della sua esistenza. Questa cultura nasce dalla coscienza della vita come valore, valore insito nel semplice esistere come uomo. Il giovane sa che nessun “avere”, nessuno standard di intelligenza, bellezza, efficienza può costituire la dignità dell’uomo: la dignità è nella semplicità stessa del suo esistere, nel desiderio infinito di amare, ma anche di essere amato, di comprendere, di comunicare. Salvare il senso, la dignità del vivere, significa salvarlo innanzitutto in ciascuno di noi.

Il desiderio di amore e di infinito sono la traccia evidente della presenza di Dio nei giovani, in tutti i giovani: l’uomo è persona, cosciente dell’inviolabilità e della sacralità della vita, in quanto teso verso Dio da cui proviene. È la crisi della fede in Dio e nell’uomo all’origine della crisi di identità dell’uomo moderno e della sua grande tentazione: quella di anteporre la libertà, come criterio ultimo e senza limiti, alla stessa verità della sua identità. L’uomo che non concepisce sé stesso come creatura, come figlio di un padre e di una madre, e ancor più come figlio di Dio Padre e Madre insieme, è l’uomo dominatore, ma incapace di amare, l’uomo produttore, ma sterile perché non sa dare la vita. “I giovani – dice Giovani Paolo II – hanno congenito il senso della verità. E la verità deve servire per la libertà. Essere veramente liberi significa usare la libertà per ciò che è vero bene. Essere veramente liberi significa essere un uomo “per gli altri”.

Giovanni Gazzaneo

 

I giovani e la Vita

Io prenderei proprio la mossa della mia riflessione da questo fatto, la sensibilità dei giovani. Mi giungono notizie ad esempio che nelle scuole se si sa parlare, se la parola è accompagnata dall’amore per l’uomo, i giovani sono quelli che più ascoltano. È la persona anziana che dice “non mi riguarda”, “non mi interessa”, che resta neutrale. I giovani ascoltano, si lasciano coinvolgere; sono notizie consolanti.

Essi hanno avvertito che comprendere la vita, comprendere il significato misterioso della vita, significa muovere i primi passi in una forma di nuova spiritualità. Significa scoprire qual che cosa che è significante, che dà una visione totale, che è illuminante, cioè che ridà senso alle cose che si toccano. Ed è su questo, dicevo, che io voglio meditare, partire da questo fatto che è certo.

I giovani, una minoranza forse, ma sono stati largamente coinvolti dal tema della vita.

Allora, dicevo, io ripenso anche alla mia giovinezza, a quello che ero a 15/16/17/18/19/20 anni. Ebbene, come non dire che il giovane è istintivamente innamorato della vita? Pensa te a voi stessi, io penso a me stesso. E vi è qualche cosa di misterioso, a ben guardare, in questo innamoramento del giovane per la vita. Perchè? Che senso ha, che segno è? Io mi do mando se questo innamoramento del giovane per la vita (poi ne vedremo meglio gli aspetti), non sia come un misterioso ricordo crescente in lui, un ricordo recente, un ricordo ancora vicino, un ricordo che forse il tempo cancellerà o illanguidirà. Voglio dire come una memoria di un infinito toccato di recente, che si traduce in attesa indistinta di infinito. Pensate, il giovane ignora la morte, di regola, non lo riguarda. Non è un fatto che entra nella sua conoscenza reale. Sa che esiste, ma emotiva mente non lo riguarda, è lontana, gli sembra impossibile che lo coinvolga. Pensate, la giovinezza non ha il senso del limite, tutto sembra possibile. E lo so! E la mia esperienza sarà la esperienza di tutti.

Questo senso del limite si acquista lentamente. Anzi la consapevolezza del limite è il segno di aver raggiunto maturità. Però questo limite quando è immaturamente avvertito, diventa qualche volta traumatico nel giovane, ragione di regressione. Insuccesso frustrante. Allora la giovinezza con le sue prime scintille nell’adolescenza è una fase straordinaria, in cui resta questa memoria inconsapevole di infinito, questa attesa misteriosa di infinito. Che domanda? Si sveglia lo spirito critico e si pone la questione del senso, il senso di tutto. In modo autonomo, personale, non più recettivo degli altri; che cos’è l’amore, che cos’è la gioia, che cos’è il gioco, che cosa è l’amicizia, che cos’è il lavoro, che cos’è la vita. Che senso ha il vivere.

Il giovane ha naturalmente per amico la Vita, e dico la Vita con la V maiuscola. Cristo è il vero amico del giovane, non a caso la liturgia in latino che recitavamo qualche anno fa diceva: “Ad Deum qui laetificat juventutem meam” “È Dio la ragione della mia giovinezza”.

“Signore” scriveva S. Agostino “il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te”. Questa sete, questa memoria recente di un Infinito da cui siamo usciti da poco, questa attesa misteriosa di Infinito che è come presagio di una giovinezza che non finisce.

Continuo nelle mie riflessioni. Vorrei rilevare il problema fondamentale del giovane che è l’amore. È vero o non è vero? L’amore e tutte le sue espressioni, così come comunemente, banalmente si dice incontrarsi, conoscersi, progettare, l’uomo e la donna, la famiglia, la ragazza. È il problema del giovane, è l’aspirazione del giovane. Secondo Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio l’amore è la vocazione nativa di ogni essere umano. L’uomo diventa a sé stesso un essere incomprensibile, se non fa esperienza dell’amore.

Allora vi è una relazione fra questo bisogno di amare, anzi direi forse di più., di lasciarsi amare, del giovane e questo suo amore per la vita, questo suo “ignorare” la morte, questo suo non sentire nelle carni il senso del limite. Il dramma del giovane avviene quando egli si sente come un granello di sabbia in una spiaggia sterminata nel tempo e nello spa zio, che non conta nulla, che nessuno vedrà mai, fra miliardi e miliardi di altri granelli, un nulla insignificante. Questo il giovane non lo accetta, questo significa la sua sete d’amore, questo significa il suo amore per la vita. Ed è singolare; io credo che fenomeni tipicamente giovanili (questa è una caratteristica), come la diffusione di sostanze stupefacenti, la droga, come la diffusione della violenza, il terrorismo, affondi no le loro radici – lo sanno tutti quelli che hanno studiato il fenomeno – nell’adolescenza.

Là dove il giovane si pone la questione del “senso”. Guardate, è terribile questo, sono i segni di una sofferenza umana tremenda. La droga, c’è sempre stata, da 4.000 anni in Cina, da millenni sulle montagne del Perù, per vincere la fame, per vincere la fatica, per vincere il dolore, ma mai come fenomeno epidemico giovanile, dei giovani. Quale fatica, quale dolore, quale fame devono nascondere i giovani oggi? La violenza del terrorismo, l’atto eroico volontaristico di fronte alla banalità della vita piuttosto che un progetto politico soltanto apparente?

Il parallelo della droga, la droga come il suicidio di sé stessi, il terrorismo come disprezzo della vita dell’altro, come affermazione volontaristica di sé stesso, non lo so, è assai probabile, comunque sono due sintomi che sono spia di una sofferenza che attiene al rapporto tra il giovane e la vita. Qui, sì debbo dirlo, la mia riflessione torna ancora a ciò che è veramente la vita. Ho detto che Dio è l’amico del giovane, è l’amico naturale del giovane. “Ad Deum qui laetificat juventutem meam”. Ma stiamo attenti, Dio non è una parola. E l’uomo ha chiamato tante volte “dio” ciò che è la negazione di Dio, gli idoli. Non basta dunque la parola, è un rischio terribile che noi corriamo. Può esserci rischio di ridurre a idolo anche ciò che noi chiamiamo “Dio”.

Se molti giovani oggi non sono amici di Dío, cioè della vita, è perché Dio è diventato un idolo, una semplice assicurazione sull’al di là. Come si fanno le polizze di assicurazione contro i rischi, facciamo anche la polizza contro l’assicurazione sulla ipotesi che ci sia qualcosa sull’al di là. Il giovane ha dunque bisogno di incontrarsi con la vita, col sen so della vita. Per questo è il naturale amico di Dio, con il suo lieto annuncio (il Vangelo vuol dire “annuncio”), e non cambia nulla, che lascia le cose come stanno ma ne spiega il senso, ne indica il significato.

Mi sono lasciato trascinare a riflessioni anche di carattere religioso, “spiritualità nuova”. Perché in fondo questo rispetto per la vita, questo amore per la vita, che altro è se non l’ima go Dei – l’immagine di Dio – stabilita nel cuore dell’uomo, di ogni uomo credente o non credente. Qual è la ragione profonda per cui noi avvertiamo tutti che la vita è un valore, che la vita è un bene sempre, che la vita dev’essere amata se non questa immagine impressa dal Dio della vita nel cuore di tutti noi? Ed il giovane che ha bisogno di non essere un granello di sabbia, che ha bisogno che la sua vita valga, che ha bisogno di lasciarsi amare, è disposto naturalmente, è aperto naturalmente alla vita. Voglio dire cioè che questo rispetto per la vita è in fondo al di là delle parole, perché a volte chiamiamo Dio ciò che non è Dio, la religiosità elementare, il minimo in dispensabile, il primo passo di una religiosità, di un cammino che va verso Dio. E tutti hanno modo di vedere (oso stasera, sono riflessioni un po’ personali, ma bisogna pur provare qualche volta anche ad esporre in pubblico queste riflessioni).

Qui si rivela, a mio modo di vedere, la grandiosità della questione aborto di cui stiamo discutendo. Non una questione, è la questione. Perché non è soltanto il problema dell’uomo tutto intero (se l’uomo non vale quando comincia, non vale mai, difendendo lui difendiamo noi), ma è in fondo la questione stessa del senso del mistero, la questione del senso dell’infinito, la questione in fondo del senso di Dio. Perché, dobbiamo ammetterlo, c’è qualcosa che va oltre, quando noi discutiamo su queste questioni con altri, dobbiamo ammetterlo, la nostra ragione spiega, vince, è vincente la nostra ragione.

Stasera ho fatto un discorso completamente diverso da quello che ho fatto altre volte, in cui mi sono sempre impegnato senza parlare di Dio. Un discorso laico che fa appello soltanto alla ragione e che io ritengo vittorioso in termini di pura ragione.

Tuttavia alla fine noi avvertiamo che c’è qualcosa che va oltre, che esige un salto al di là della ragione.

C’è un bambino a Firenze, si chiama Sandrino, ha 9 anni e dal 9 gennaio 1981 è in coma irreversibile. Lo conosciamo bene, perché lo aiutammo per la 17a operazione alla testa a Parigi, per risolvere certi problemi che aveva fin dalla nascita; era nato senza una parte delle ossa del cranio e bisognava ricostruirle prendendo i tessuti da altre parti. Una vita quindi evidentemente di difficoltà. Una intelligenza normale, una vita evidentemente faticosa, difficile per lui, per i genitori. Faceva la scuola regolarmente, alla 17a operazione non si è più svegliato e non si sveglierà più. Dunque dal 9 gennaio dell’81 tre anni, con i genitori che ogni giorno stanno accanto a Sandrino perché non muoia senza che loro siano accanto. Allora uno si domanda: la vita umana è una meraviglia, la vita umana è un bene sempre, la vita umana è un dono di Dio, la vita umana è un valore, eppure la scienza, la ragione, dice che non c’è più nulla da fare. L’aria è respirata attraverso una cannula, che è fissa dopo aver fatto l’ultima operazione; il cibo viene introdotto attraverso il naso, l’evacuazione avviene attraverso manovre di pressioni ritmiche sull’addome; il bambino cresce come tutti i bambini, qualche volta si muove. C’è qualcosa che va oltre nello inginocchiarsi accanto a Sandrino e dire: comunque è un valore.

Nel senso misteriosamente religioso della vita umana, certo, ci sono degli argomenti di ragione: che facciamo a Sandrino, gli tagliamo la gola, gli facciamo una iniezione, per liberare i genitori da questa attesa di 3 anni? Non soffre. Ma se lo facciamo per lui allora perché non per altri, perché? Per tutti gli ammalati che stanno nei Cottolenghi… quanti ne ho conosciuti facendo il giudice! Quella ragazza che andai ad interrogare anni fa… Ricordo che la suora mi disse (aveva 35 anni la ragazza): ah, è molto brava, ieri ha imparato a dire “mamma”, dì al Dott. Casini “mamma”.

Quell’altro ragazzo di Empoli, mio coetaneo, privo di quasi tutte le ossa, legato su di una sedia da quando era nato. E la mamma mi diceva: non ho mai preso un giorno di ferie, non ho mai visto un film, per stare accanto a questo ragazzo. Gli voglio bene, ma non mi ha mai ricambiato neppure con un sorriso.

C’è qualcosa che va oltre! Certo, se io posso tagliare la gola a quella ragazza di 35 anni che dice “mamma” da un giorno o a quel ragazzo di Empoli che sta legato, mio coetaneo, sulla sedia, allora tutto diventa insicuro, tutti i deboli diventano insicuri, anch’io, anche noi saremmo prima o poi simili a loro, saremo vecchi, saremo malati. Eppure c’è qualcosa che va oltre, questo qualche cosa che va oltre è questo senso misterioso, grandioso, incomprensibile della vita. La teologia moderna afferma: Dio resta nel mistero, ma Dio rivela l’uomo all’uomo. La rivelazione così saprebbe dire all’uomo qual è la sua dignità, la sua grandezza.

Sono riflessioni che adesso cerco di ricondurre ai giovani, così provenienti dal mistero, così vicini al mistero che li ha origi nati e ancora così tesi al mistero, così bisognosi di non esse- re anonimi, di essere qualcuno, così aperti alla vita.

La vita, la scoperta di questo valore è qualcosa che li può cambiare, li può far diventare diversi. Può alimentare in loro una religiosità in cammino che scopre nuovi traguardi. Può trasformarli e farli diventare la speranza del futuro. Perché questo è il discorso vero, non per fare il giovanilista, ma il futuro è dei giovani. E anche qui tocchiamo un altro mistero, cioè una delle cose su cui noi non riflettiamo abbastanza. Ma in fondo, pensate, che senso ha di per sé se non ci fosse un qualcosa che ci supera, questo fatto che noi generiamo figli, e i figli generano figli, e i figli generino figli sempre in una mai compiuta speranza che i figli stiano meglio dei padri, che la società del futuro sia migliore di quella del passato. Ma qual è il senso, chi ce lo fa fare?

Questo lavorare per le generazioni future mi appare infatti in un certo senso misterioso. In una società che diciamo del male, che ha prospettive angosciose come la guerra, la guerra atomica, perché non decidere: facciamola finita, viviamo, consumiamoci, balliamo, cuore mio rallegrati. Possiedi più che puoi e non pensiamo al futuro. Chi ce lo impedisce?

Voi sapete però che l’abortismo in generale, la mentalità contro la vita, la cultura della vita, si alimenta in gran parte di questo pessimismo. Ma che male dominante della storia umana! La dominanza misteriosa della storia umana è che invece l’uomo continua oltre tutto, oltre la morte, a sperare; nonostante che le generazioni future, anche loro saranno segnate dal limite e dal la morte. Eppure mi appare sempre più misterioso questo inseguir si delle generazioni. Vedete, noi tante volte parliamo di solidarietà, solidarietà nello spazio, la famiglia – luogo di solidarietà, la nazione – luogo di solidarietà, la solidarietà fra le nazioni. Oggi. Non abbiamo pensato alla solidarietà nel tempo, che è ancora più grandiosa. Oggi noi lavoriamo per il futuro, le generazioni che verranno avranno quello che noi avremo preparato per loro.

La solidarietà fra le generazioni è il segno della solidarietà totale di tutta l’umanità. E allora i giovani chi sono? I giovani sono il frutto e la speranza di questa solidarietà, se c’è lui che concretamente è chiamato oggi a costruire una società nuova fondata sul valore della vita. Se questo vale sempre, se questa è stata sempre la funzione dei giovani, ciò vale in modo particolare per la nostra epoca, un’epoca formidabile, noi, quel, li delle mie generazioni (purtroppo mi sono sempre considerato giovane, ma debbo dire che ormai appartengo alla mezza età, più o meno). E sì! “Ad Deum qui laetificat juventutem meam”.

Quindi la giovinezza non è un fatto anagrafico; comunque a voi spetta la costruzione della società nuova. Ed è un’epoca formidabile; il tempo che ci è dato di vivere è un tempo formidabile. L’accelerazione della storia ha assunto una velocità vertiginosa, non riusciamo nemmeno ad immaginare che cosa forse i più giovani di voi potranno vedere, che io non vedrò. Io vado indietro negli anni, 10-20-30- 40 anni d’età e vedo cambiamenti straordinari. A un tempo stupendi e terrificanti. Sembra che tutte le ambiguità della storia si siano date appuntamento in questa nostra epoca. Potremmo fare esempi a non finire. Problema della pace, suicidio collettivo. Veramente lo avvertite che è così. Ma la cosa singolare è che il maggior dubbio che nasce sul nostro futuro consiste nel fatto che l’uomo moderno, il tipo dell’uomo moderno, è colui che non ha certezze, che non sa che fare. Questo uomo moderno si trova come su un crinale, ogni passo può essere pericoloso.

Che sarà dell’uomo, questo uomo dominatore? Possiamo vedere an che oggi bambini che possono nascere in provetta, una cavalla che ha generato una zebra, il fatto è di oggi. L’uomo che ha do minato finora il mondo e che attraverso il dominio dell’energia del mondo ha costruito la possibilità del suo suicidio colletti, vo, e sta diventando il “costruttore di sé stesso”, come dice Lombardi Vallaudi, del suo corpo e della sua anima. Che sarà del. la nostra memoria quando i calcolatori avranno veramente occupato tutto lo spazio a disposizione?

Esempi che si moltiplicano e allora questo uomo moderno abbiamo veduto che cammina sopra un crinale pericoloso e dice: io mi van to di essere colui che non ha certezze, che non ha verità. Allora a voi che dovete costruire una società nuova, ma che avete scoperto il significato della vita così coerente, così vicino a voi, è dato di offrire a questo uomo moderno, uomo del dubbio, la lampada per non sbagliare almeno il primo passo. Il valore appunto della vita.

È quasi in un certo senso più evidenziale che questo valore venga fuori oggi sia pure con il contrasto della situazione che tutti conosciamo, cioè angosciosa, difficile, ecc., venga fuori come valore-guida, come pietra di paragone, come criterio interpretativo, come prima certezza per costruire la società del domani. Ma vedete, parlare della vita e dei giovani non significa soltanto fare un discorso spirituale (come ho fatto nella prima parte della mia riflessione) riguardante l’avvenire, come ho finito di fare in questo momento, ma significa anche, come ho accennato all’inizio, cambiare la nostra vita quotidiana, la nostra vita quotidiana che è trasformata, noi diventiamo diversi; se la vita è un dolore anche quando non conta, anche quando è piccola, anche quando è debole, anche quando è all’inizio, anche quando non ha alcun possesso, facciamolo l’esperimento, prendiamo l’uomo e spogliamolo, togliamogli la giovinezza, togliamogli la grandezza, la salute, la bontà, prendiamo lo stupido, malato, vecchio, insopportabile, riduciamolo alla condizione ultima, che sia soltanto l’uomo e che non abbia altro e lo troverete così alle sue origini, il totalmente dipendente, il così povero da non aver altro che la qualifica di un individuo umano. Nient’altro. E lì porrete la domanda se ha o non ha un valore e se risponderà “sì” risolverete il mondo del tutto, in primo luogo delle cose che a voi interessano, il senso della famiglia.

Se la vita ha un valore anche quando non conta ed è un valore tanto grande, tanto maestoso che anche Sandrino da 3 anni in co ma irreversibile, è un valore straordinario, se questo è un valore allora la famiglia riacquista il senso di luogo adeguato alla grandezza di questo valore. La sessualità riacquista senso, strumento adeguato alla grandezza della vita che genera. L’impegno sociale che disprezziamo perché ci sembra il sociale l’ambiente dell’interesse, della corruzione, diviene invece il luogo dove si costruisce la solidarietà organizzata e diviene urgente intervenire.

Sì, il disprezzo della vita è il segno che va cambiato tutto.

Noi parliamo di pace, ma siamo già in una società che è in guerra. Io non ho esitazione a buttare come riferimento il solito tema dell’aborto. Alla fine oggi sono 6 anni e un giorno dalla approvazione della legge sull’aborto. 18 maggio 1978 – approva zione della legge sull’aborto. Anche oggi mediamente, secondo i dati statistici, 600 esseri umani sono stati soppressi; quelli legali, poi forse ci sono quelli illegali, saliremo forse a 800. Come possiamo parlare di pace senza rossore, senza vergogna?

Ma allora, se è così, io non posso stare in poltrona, non posso stare a casa. C’è qualcosa che è da trasformare dalle fonda menta, radicalmente, io mi debbo impegnare. Mi devo impegnare accettando la sfida, lo so, lo so che io parlando della vita non nata devo parlare di tutta la vita, anche in cose che impiegheranno cambiamenti, rischi, devo parlare della vita nel Terzo Mondo, delle persone che muoiono di fame, accettando il discorso con coloro che ne parlano strumentalmente, so che debbo cambiare la mia vita, che devo vincere l’egoismo.

Ma allora il valore della vita diventa un valore esclusivo, il valore rivoluzionario, non un valore di conservazione.

Il mio tempo è scaduto e la mia meditazione si conclude. Come? Mah! Io vedo che parlo soprattutto a giovani, di ogni età, ma anche a giovani di età. E parlo a nome del Movimento per la Vita.

Il Papa dice: “non abbiate paura, aprite le porte a Cristo”. Io vorrei dirvi: non abbiate paura a parlare della vita, a testimoniare anche il valore della vita. Quando siete con i vostri amici, a scuola, al lavoro, nel luogo dove si formano le categorie del pensiero, non abbiate timore, non è argomento che di vide, è argomento che unifica, non è argomento che conserva, è argomento che cambia.

Ho detto tante volte una frase che sintetizza tutto ciò che vi ho detto. Una frase che vi ripeterò ancora. Per ritrovare speranza, e la speranza è proprio qualche cosa di giovanile, tendere al futuro, per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio, e i giovani avranno questo coraggio di dire la verità: “la vita di ogni uomo è sacra”. Grazie.

 

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